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Era da un sacco di tempo che non mi immergevo in certe sonorità estreme. L’ultima volta che ho sentito davvero vibrare qualcosa dentro fu con Prowler In The Yard dei Pig Destroyer, uno dei dischi simbolo del grindcore firmato Relapse Records, marchio che ha segnato gli anni ’90 e 2000. Poi ho lasciato perdere quel filone… finché non è arrivato un supergruppo a risvegliare quelle sensazioni assopite: gli Scour.
La band, nata nel 2015, ha proposto negli anni tre ottimi EP (Grey, Red, Black) diventati cult tra gli appassionati; dopo qualche live selezionato e quasi un decennio di attesa, nel 2025 hanno finalmente chiuso il cerchio con il loro primo full-length: Gold.
La formazione è un concentrato di pura potenza estrema: John Jarvis al basso (Agoraphobic Nosebleed), Adam Jarvis alla batteria (Pig Destroyer, Misery Index), Mark Kloeppel alla chitarra (Misery Index), Derek Engemann alla chitarra (Phil Anselmo & The Illegals). E alla voce Phil Anselmo, che abbandona groove e sludge per uno screaming glaciale, figlio del black metal più oscuro e nordico di stampa Europea. Dimenticate il Phil dei Pantera o dei Down: qui si entra in territori black/death e grindcore, furiosi e senza compromessi. Gold dura 37 minuti, intensi, claustrofobici, la sezione ritmica offerta dai fratelli Jarvis è pura precisione chirurgica e violenza controllata. Le chitarre tessono riff taglienti, ma sempre letali. La voce di Anselmo è irriconoscibile, ma perfettamente calata in questo contesto. Niente fronzoli, niente pause: i brevi intermezzi atmosferici dei precedenti EP spariscono, lasciando spazio a un flusso sonoro continuo e asfissiante. I singoli “Infusorium” e “Blades” sono pura violenza tecnica, con richiami a Cattle Decapitation, Marduk e ovviamente ai fasti del grind Relapse-style, nonché ai migliori momenti del death/black vecchia scuola.
Gold non è per neofiti: è un disco duro, ostile, che chiede più ascolti per essere assorbito e compreso. Ma per chi conosce queste sonorità, è una prova di forza che conferma il valore del progetto Scour. È un disco per chi conosce, per chi vuole farsi investire da un suono feroce, tecnico, gelido e ossessivo.
Un lavoro che, pur essendo figlio del 2025, ha il cuore ben piantato nel death/grind/black old school: non cambierà le regole del genere ma le onora con intelligenza e rispetto. Un ascolto obbligato per chi ha il grindcore nel sangue e il black metal nell’anima.
Top track: Infusorium, Blades, Coin
Per fan di: Cattle Decapitation, Marduk, Misery Index, Pig Destroyer



