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Il dopolavoro di uno svogliato martedì di fine novembre solitamente chiama solo l’inutilità di divano e pantofole, ma non oggi. Il lurido gotico dei Cradle of Filth fa tappa a Copenhagen con il Splintered In Winter Tour 2025.
L’osceno sudiciume inglese porta con sé le ringhia randagie dei bassifondi newyorkesi dei Suffocation e le grida taglienti degli australiani Melancolía. La sera si tinge di nero.
Melancolìa: Grida Australiane
Il pubblico, ancora sparpagliato nella venue dell’AmagerBio, appare irrigidito dal freddo dell’incipiente inverno danese. I Melancolia partono subito aggressivi, sputando il loro Blackened Deathcore.
Il cantante, Alex Hill, terrorizza l’audience con uno screaming affilato e tagliente. L’Horror Gotico postmoderno è palpabile nelle reti di pizzo bianche e stracciate, ed è Black come il bodypaint. L’atmosfera è depressiva a tratti, disperata a ogni grido che lo costringe a piegarsi sugli addominali stretti dal corsetto.

Lo screaming è pregiato, cattivo e tecnicamente ben tornito. La voce pulita, al contrario, sembra soffrire. Forse il freddo scandinavo lo ha colto impreparato dopo l’estate australe; il cantante, infatti, sputacchia copiosamente, e qui non si parla di un’analogia. Sputi frequenti e creativi (persino a fontanella, ricadenti sulla band) vengono elargiti come parte integrante dello show.

Tornando alla musica (anche se un ombrello sarebbe stato utile), il cantato impressiona positivamente. La musica è ben eseguita, e le incursioni della batteria black sono spedite con precisione ed efficacia. I vestiti sono curati nel dettaglio e l’impegno sul palco si nota dal primo minuto.
Tuttavia, ciò non smuove un pubblico che, in questo martedì sera, è ancora rado e infreddolito. Non me la sento di prendermela con una band che ha esordito solo nel 2022 e che già dimostra doti notevoli, ma il suono pare ancora immaturo e un pó generico, stridendo con la forte cura per l’immagine.

Era Deathcore ben fatto, con un’ispirazione horror molto interessante, ma musicalmente non si distacca abbastanza dalla vasta offerta attuale. E poi io ho la fissa che se si vira verso l’industrial mi merito almeno un sintetizzatore.
Sono comunque curioso di assistere alla maturazione di questo progetto.
Suffocation: L’Ingorgo Gutturale della East-Coast
Il “New Blood” ha fatto il suo sporco lavoro, ma ora entra in scena la passione sincera.
I newyorkesi Suffocation (intervistati qui) ci riportano alle radici dell’Hardcore Metal della East-Coast. La loro è una presenza fisica, con uno show scarno e senza orpelli. Lo spettacolo è la pura potenza del rock e della gutturale voce di “Lavandino Ingorgato” Ricky Myers, che fa un ottimo lavoro non facendoci sentire la mancanza di Frank Mullen.

L’ingorgo gutturale ruggisce e grugnisce sulle pesanti chitarre di Terrance Hobbs, il quale, un po’ defilato sul palco, si gode uno spettacolo tutto suo. Le corde grasse di Derek Boyer sono martellate a colpi di dita; Derek è la presenza più metal di tutto l’ensemble in questa scura notte.
Pochi fronzoli: solo la grezza energia di Ricky, piegato a spremere il diaframma in una posa teatralmente drammatica, le grida della chitarra e la sassaiola di basso, profondamente Hardcore NYC.
Note basse e vocalizzi gutturali provocano la vibrazione tellurica che dalle piante dei piedi si arrampica sulla schiena. Sensoriale.

Lo spirito hardcore si sente prepotente, forse persino più della vocazione puramente metal della band. Lo si percepisce nella passione brutalmente sincera e nell’esecuzione diretta, senza compromessi.
Che si tratti di Suffocation, Agnostic Front o Sick of It All, il sangue dei sobborghi newyorkesi non mente: scorre nelle vene, risuona nelle corde vocali e, dalla nostra pelle, trova strada fino allo stomaco.
Incontenibili, iniziano i mulinelli di Circle Pit. Ancora una volta seminano il caos dopo il massacro del Legend.

Cradle Of Filth: Il Miasma Vittoriano Ribolle
Sotto il cemento della metropoli scorre un rivolo sozzo e putrido: il miasma vittoriano dei Cradle Of Filth ribolle di Metal Gotico.
Spalle al pubblico, la band attende l’entrata di un figuro incappucciato in un mantello di cenci neri.
Dani Filth apre lo Splintered In Winter Tour con i nuovi “To Live Deliciously”. Seguono “Demagoguery” e “Malignant Perfection”, interrotte solo da “Nocturnal Supremacy”. Abbiamo amato il loro ultimo album, The Screaming of The Valkyries, e questo tour ci proietta nel nuovo lavoro sin dalla prima nota.
Si continua con brani più classici, ma ben adattati al nuovo suono, più ostentatamente goth e melodico: “Nymphetamine (Fix)” funge da ponte verso il finale, dominato da “Bathory Aria: Benighted Like Usher”. L’encore regala una tripletta di classici: “Funeral In Carpathia”, “Death Magic For Adepts”, e “Her Ghost In The Fog”.

Un ottima scaletta, che soddisfa sia i vecchi fan che il sangue nuovo alla scoperta della band, l´esecuzione é professionale . É stata una piacevole sorpresa vedere un discreto pubblico di giovani e ragazze, soprattutto in quota Goth, a testimonianza che il mix di black & gotico ha ancora un buon mordente, forse sulla spinta di gruppi scandinavi più recenti come Avatar.

Dani Filth ci offre lo spettacolo che ha ben rifinito e collaudato negli anni: postura raccolta al centro del palco e l’armatura borchiata d’ordinanza. Si concede stacchi netti e spalle al pubblico durante i cambi di canzone. Ai suoi lati, le corde di Ashok, Daniel Firth e il nuovo arrivato Donny sembrano essere a proprio agio anche se composti, solo a tratti hanno il tempo di giocare insieme. Sul fondo del palco Marthus fa il suo dovere, mentre Zoe Marie Federoff rimane ben chiusa tra le barre di un piccolo cimitero che le circonda la tastiera.
Per citare la carta di Magic “Cancelli del Cimitero”: “Si. Tiene fuori qualcuno, certo. Ma ne tiene anche dentro degli altri!“

Insomma, abbiamo avuto lo spettacolo per cui abbiamo pagato il biglietto. Adesso, finito il resoconto da metal-magazine, posso lasciarmi andare a qualche considerazione più personale.
The Screaming of The Valkyries (qui recensito) è un lavoro dalle altissime potenzialità. Disco più melodico e gotico rispetto al suono classico della band, ciò nonostante questo lavoro é volato nei nostri Top Album appena uscito. Lo show strutturato per questo tour è onestamente ben costruito, ma non coraggioso.
Ci va bene anche così per un martedì sera, ma il nuovo suono, che un po’ strizza l’occhio a sonorità che ricordano i Nightwish, avrebbe potuto osare di più, se non altro nell’estetica e coreografica.

La voce di Dani è sembrata un po’ affaticata soprattutto nello screaming, ma non è questo il punto. È stato più strano vedere tastiera e voce femminile relegate a un piccolo recinto; non ha certo aiutato a valorizzare questo elemento che pare di grande rilevanza nel nuovo album. La giovane vocalist sembrava “la bimba in visita al lavoro di papà Dani”, e anche i chitarristi sono sembrati piuttosto imbrigliati.
Insomma, molto bello come ogni concerto dei Cradle of Filth, ma anche un’occasione mancata per esprimere maggiore creatività nel live, anche solo per pochi minuti. Ma é anche innegabile che a questo punto della storia della band, i Cradle Of Filth coincidono con il personaggio Dani Filth.
Suono nuovo, show “classico”.

Abbiamo assistito a un altro concerto dei Cradle Of Filth, supportati dagli ottimi Suffocation che ci hanno regalato il miglior concerto della serata, ne siamo usciti soddisfatti e felici
… eppure…
Forse a causa di un album che mi ha colpito dalla prima nota, avevo aspettative eccessive per un concerto che si é rivelato di ottimo livello ma forse non speciale.
















