KREATOR – Krushers Of The World

Titolo: Krushers Of The World
Autore: Kreator
Nazione: Germania
Genere: Thrash Metal
Anno: 2026
Etichetta: Nuclear Blast Records

Formazione:

Mille Petrozza – Voce, chitarra
Sami Yli-Sirnio – Chitarra
Frédéric Leclercq – Basso
Ventor – Batteria


Tracce:

01. Seven Serpents
02. Satanic Anarchy
02. Krushers Of the World
03. Tränenpalast
04. Barbarian
05. Blood Of Our Blood
06. Combatants
07. Psychotic Imperator
08. Deathscream
09. Loyal To The Grave


Voto del redattore HMW: 7/10

Visualizzazioni post:372

Titolo pesante, importante, come da tradizione Kreator.

Sono passati quattro anni da Hate Über Alles, un tempo tremendamente lungo, quindi mettiamo il volume a palla e premiamo play.

Epica e gloriosa è l’intro di “Seven Serpents”. Se c’è una cosa che i “nuovi” Kreator ci hanno insegnato è che riescono a creare una tensione micidiale grazie alle melodie e le armonizzazioni di un certo Sami che, da quando è entrato nella formazione, si fa ormai carico dell’espansione armonica del quartetto.

Il brano è la fucilata a cui ormai ci hanno abituati negli ultimi vent’anni, dove tutte le pietre miliari sono perfettamente riconoscibili: chitarre armonizzate, batteria velocissima, voce cattiva ma comunque melodica. E qui sorge subito il primo dubbio: perché “Seven Serpents” suona così bene? Purtroppo la risposta è che suona molto simile a quello che i Kreator hanno fatto in album come Phantom Antichrist e Gods Of Violence. La sequenza delle parti del brano, i riff di chitarra, la scansione vocale, tutto rimanda a qualcosa di già fatto e la tentazione di fare skip sul primo brano è molto forte, ma andiamo avanti.

Ci tengo a precisare che le aspettative nei confronti dei Kreator sono sempre altissime, quindi la tendenza ad iper analizzare tutto è ormai insita in ogni ascolto dei loro lavori!

“Satanic Anarchy” è una ventata di aria fresca! Innanzitutto l’accordatura è bassa, ma tanto bassa, una novità piacevole. I Kreator non sono mai stati una band da accordature troppo basse, si sono sempre mantenuti negli standard thrash anni ‘90 e ‘00, quindi per fortuna non commettono la leggerezza di usare questo metodo per pezzi cadenzati in modo da dare più “botta”; si lanciano invece in una bella corsa ad ostacoli in questo brano davvero vario, sia per sezioni che per cambi di tonalità che non stancano mai.

Avevo detto che non utilizzavano le accordature basse per i pezzi cadenzati? Ecco, “Krushers Of The World” è esattamente così, purtroppo. Questa title track non è nulla di eclatante, banalotta e ripetitiva. 

La vera chicca di questo album è invece “Tränenpalast”. L’adorazione di Mille Petrozza per i lavori di Dario Argento non è un segreto e questo brano è un tributo a Suspiria. Tempi medi con tappeto di doppia cassa e non si sbaglia mai; ospite Britta Gortz degli Hiraes alla voce, che aggiunge quel tocco di ulteriore oscurità al pezzo dedicato al maestro dell’horror.

Da “Barbarian” in avanti l’album cambia parzialmente faccia: i ritornelli continuano ad essere degli inni da concerto, come ormai succede da una quindicina d’anni, ma la base ritmica torna agli anni ‘80 con lo strato melodico dei ‘00. Questa fusione era stata tentata più volte in anni passati, ma è sempre stata solo accennata lasciando spazio al thrash moderno in Phantom Antichrist e Gods Of Violence, mentre in Hordes Of Chaos e Enemy Of God avevano puntato per una violenza ottantiana, condita dalla saggezza acquisita negli anni. “Blood Of Our Blood”, “Deathscream” e “Psychotic Imperator” hanno più o meno lo stesso impianto di base, con qualche variazione da brano a brano, ma sostanzialmente hanno tutte e tre la struttura: riff veloce – strofa veloce – bridge/ritornello cadenzato – special melodico/ cadenzato – assolo – chiusura. Non sono pezzi noiosi perché, come si diceva, provano a fare quel misto thrash tra due decadi separate da quell’abisso difficilmente incasellabile che sono stati gli anni ‘90, quindi ottimo lavoro da questo punto di vista, con l’appunto che forse lo schema dei brani potrebbe essere un po’ meno copia/incolla.

Per fortuna la chiusura affidata a “Loyal To The Grave” presenta il brano che inizia con il ritornello! Di per sé è la solita canzone/inno di Mille Petrozza come lo sono state “Fallen Brothers”, “Hail To The Hordes” o “Strongest Of The Strong”. Pezzo degno dell’album? Sì. Pezzo degno di nota? Più no che sì.

Questo album è un insieme di gran belle idee, ma anche di tanti copia/incolla. Se la strada che si sta aprendo è quella da “Blood Of Our Blood” a “Deathscream” – seguendo la tracklist – allora siamo di fronte ad un album che segna un bel cambiamento ed una maturità non indifferente. Se invece la strada è quella dei primi tre o quattro pezzi, allora c’è la possibilità che anche i Kreator siano caduti nella trappola dei lavori fatti con la formuletta che “tanto funziona”, ma che alla lunga può stancare. Speriamo non sia così e nel frattempo avremo la possibilità di sentire questi nuovi brani dal vivo al massacro che è previsto per il 7 aprile a Milano. I Kreator ormai ci hanno abituati a concerti di livello altissimo con qualsiasi tipo di scaletta, quindi…

Previsione: saranno devastanti!

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