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Ennesimo concerto dal vivo del cantante Graham Bonnet (ex MSG, ex Rainbow, ex Alcatrazz, ex Impellitteri) che dopo l’ultimo show dal vivo registrato a Tokyo nel 2017 ripropone un altro spettacolo immortalato questa volta nel famoso Whiskey a Go Go di Los Angeles nell’agosto del 2024 e intitolato per l’occasione Lost In Hollywood Again. Rispetto al precedente live la formazione è cambiata, con il cantante che si circonda ancora della sua fidanzata, la bassista Beth Amy Heavenstone, e di un gruppo di buoni musicisti come Conrado Pesinato alla chitarra, Alessandro Bertoni alla tastiera e Francis Cassol alla batteria, per una serata che cattura perfettamente la potenza, la storia e l’energia di una delle voci più distintive del rock internazionale.
Graham Bonnet è una vera e propria leggenda del metal. È noto per la sua voce potente e versatile in quanto ha visto il primo successo in classifica nel 1968 come parte del duo The Marbles, il cui singolo “Only One Woman” ha raggiunto il quinto posto nel Regno Unito meritando poi rispetto nel prosieguo della sua carriera con il grande lavoro fatto con i Rainbow prendendo il posto di Ronnie James Dio, con il MSG, gli Impellitteri e gli Alcatrazz, oltre ai suoi importanti lavori da solista. In questo famosissimo locale, patria del Sunset Strip, il musicista propone, di fronte ad un pubblico entusiasta, sedici brani, con in mezzo una cover strumentale e ipersonica di “Lazy” dei Deep Purple. L’alchimia e la passione della sua attuale band sono già evidenti dall’iniziale e ritmato “Eyes Of The World”, un classico dei Rainbow del 1979 che alza subito il livello dell’esibizione anche se ci sono dei momenti in cui l’ugola di Graham, soprattutto nei primi pezzi, perde qualche colpo strada facendo.
Attenzione! Il singer inglese non delude di certo, ma a 77 anni non si può pretendere che canti come quando era nel pieno delle proprie energie. La destrezza e l’esperienza vocale non mancano e per fortuna sono ben supportate dal resto del gruppo e da una accurata produzione, che fa sentire benissimo ogni strumento dal vivo. “Since You’ve Been Gone” è un altro brano storico dei Rainbow che non può mancare in una scaletta del genere e con una platea in delirio che canta a squarciagola il ritornello insieme a Bonnet. Lo stesso entusiasmo si percepisce nell’inno pungente e ringhioso di “All Night Long”, brano del 2016 pubblicato nell’album The Book, scritto da Bonnet per il suo progetto solista. Dopo la strabiliante versione di “Lazy”, che dà un po’ di respiro all’anglosassone, si parte in quarta con la massiccia e cadenzata “Impostor”, dall’ultimo album in studio della Graham Bonnet Band. La canzone è carina ma non a livello di ciò fatto in passato dall’eccezionale cantante britannico. Il chitarrista Conrado Pesinato è un fenomeno delle sei corde elettriche, Beth-Ami Heavenstone al basso fornisce un punto di riferimento ritmico e avvincente così come la batteria di Francis Cassol che offre una performance precisa ed energica ma, nonostante il contributo ambientale di Alessandro Bertoni, questa parte della set list non decolla del tutto.
Lo stesso dicasi per il continuo di tracce meno note e più riservate, come “S.O.S.” e “Desert Song”. Per fortuna “Night Games” torna su un terreno epico e con un grande coro di supporto alla rauca e profonda voce di Graham. Idem per l’elettrizzante e psichedelica “Into The Night” della Graham Bonnet Band e per la massiccia e incazzata “Assault Attack” del Michael Schenker Group, che è un passo nella giusta direzione di chiudere con potenza una raccolta abbastanza variegata. Purtroppo, un altro aspetto negativo della registrazione è che tra una canzone e l’altra, l’audio relativo all’interazione di Bonnet con la gente sotto il palco, viene modificato e tagliato, tralasciando molte battute e considerazioni dell’artista. Peccato! Ottima, comunque la chiusura con il doppio colpo finale della coinvolgente e metal “Too Young To Die, Too Drunk To Live” degli Alcatrazz, dagli spigolosi riff, dai taglienti assoli orientaleggianti e dalla pomposa e travolgente chiusura di “Lost In Hollywood”, che chiude con il botto una serata memorabile.
Nonostante alcuni punti negativi di questa incisione dal vivo, la particolare voce di Graham continua ad echeggiare fondendo nostalgia e vitalità, dimostrando come ancora Graham sia un punto di riferimento nell’hard rock mondiale che conta. Alzate il volume e godetevi le corde vocali di un uomo che nonostante l’età continua a divertirsi come un ragazzino e a rallegrare i suoi fedelissimi supporter.



