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Mannaggia a me e alla mia passione per le copertine inguardabili. Appena ho buttato l’occhio su Fossilized degli Ültra Raptör, mi è venuto il solito prurito alla mano destra, alla Trinità, e ho “dovuto” ascoltare l’album del gruppo canadese.
Il mannaggia è dovuto al fatto che avrei fatto meglio a prendere una bella pomata per farmi passare il prurito. Eh sì, come avrete ben capito non siamo di fronte a un capolavoro. A tanta passione, a tanto cuore, ma non a un capolavoro. Un lavoro buono? Medio? Mediocre? La risposta affermativa riguarda solo la terza domanda.
Nati nel 2015 e provenienti dal Quebec, questi cinque musicisti canadesi sono fissati con i dinosauri. E, partendo dalle note piacevoli, la copertina è “fantastica”. Ignorantemente fantastica. Di un imbarazzante che mi fa impazzire. Voto dieci.
E solitamente quando vedo delle opere di questo tipo mi viene da pensare che la band in questione non abbia paura di nulla. Per avere il coraggio di presentare una cosa simile vuol dire che tu sei un impavido, uno senza timori e uno che ama il rischio. Qui mi è andata male. Rischi zero.
Heavy metal votato allo speed classico che più classico non si può, con testi ai quali, leggendo i titoli, non ho voluto dedicare tempo per capirli, ma che l’archivio dell’enciclopedia metallica in rete descrive come fantasy. E fino a qui va bene. Poi aggiunge “racconti xenozoici”, eeeeh va beh, e per finire ci mette pure un “cadillac e dinosauri”. E allora ditelo! Presumo, spero, non si prendano “troppo” sul serio, quindi tralasciamo la parte narrativa e passiamo alla parte strumentale. Se avete tempo e voglia andate a sbirciare la foto del gruppo, sempre sull’archivio dell’enciclopedia metallica in rete, o il video qui sotto, e la parola “troppo” sopracitata la toglierete immediatamente dalla frase. Uno dei chitarristi è uguale a Nigel Mansell. Passo e chiudo.
Quindi ascoltiamoci queste sonorità infarcite di voci potenti, riff veloci e ritmiche martellanti, e altri luoghi comuni utili a descrivere quanto uscito nello speed metal degli anni ottanta.
E vorrei iniziare descrivendo il primo pezzo, “Fossilized”. Quattro minuti di velocità con riff e assoli altrettanto veloci e con una voce che si mantiene sempre uguale. Lo stile del cantante, alla lunga, è troppo monocorde e non incide. E quelle poche volte che osa, non convince.
Per tutte gli altri brani leggere quanto sopra. Altro non saprei cosa aggiungere, veramente. Qui ci troviamo di fronte all’assoluta idolatria dell’heavy/speed che fu.
Dopo un po’ subentra una ripetitività inaudita e, diciamocelo, anche all’headbanging c’è un limite. Sarebbe stato più costruttivo concentrarsi maggiormente sulla struttura dei brani e variarla un minimo. Staccarsi dagli innumerevoli cliché presenti non sarebbe stata una cattiva idea. Siamo veramente al sentito e stra-sentito. Le chitarre di Raptör e Saurus (no, non è una battuta, vorrei tanto che lo fosse, ma non lo è) viaggiano a Mach 2, ma sono incredibilmente fini a sé stesse. In generale, non c’è un minimo di originalità. Voglia e grinta, invece, tanta. E comunque sanno suonare.
Mi sforzo di segnalare altre due canzoni per dovere di recensione. “Hard ‘n Fast”, con una classica apertura e un ritornello che guarda al passato in modo ammirato (e tutto sommato anche decoroso) e la strumentale “Le Voyageur D’Ooort”. La seconda più che altro perché è solo strumentale e perché dura poco.
Nota di merito al batterista Tony Bronco. Ci mette del suo e lo fa bene.
Non so se il loro intento sia goliardico e se la loro proposta rientri nella categoria “demenziale”, ma alla fine, non mi hanno né intrattenuto e né divertito un granché. Mi si potrebbe dire: “E fatte ‘na risata”. Ma… niente, neanche quella.
Se non ho dato un’insufficienza devono ringraziare la passione che comunque ci mettono, l’amore per il passato, la copertina insuperabile, il nome Ültra Raptör con le due umlaut e il fatto che Nigel Mansell fosse uno dei piloti preferiti quando seguivo la Formula Uno da giovane. Non so se siano dei motivi validi, ma oggi sono generoso. Provo comunque una certa simpatia.
Se sei un nostalgico e non hai tempo per costruirti una macchina del tempo e tornare a vivere negli anni ottanta, allora ascoltati Fossilized. Se sei alla ricerca di anche solo una nota originale o innovativa, lascia perdere.
Ora sotto con un’altra recensione e… vedo in lontananza un’altra bella copertina “terrificante” come piace a me. Questa volta è meglio che vada ad aprire il cassetto dei medicinali e a prendere la pomata antiprurito.
Per oggi basta.



