HUMAN FORTRESS – Stronghold

Titolo: Stronghold
Autore: Human Fortress
Nazione: Germania
Genere: Power Metal
Anno: 2025
Etichetta: Massacre Records

Formazione:

Gus Monsanto – Voce
Torsten Wolf – Chitarre
Volker Trost – Chitarre
André Hort – Basso
Axel Herbst – Tastiere
Laki Zaios – Batteria


Tracce:

01. Stronghold
02. The End Of The World
03. Pain
04. Mesh Of Lies
05. The Abyss Of Our Souls
06. Under The Gun
07. Silent Scream
08. Death Calls My Name
09. Road To Nowhere
10. The Darkest Hour


Voto del redattore HMW: 5,5/10

Visualizzazioni post:149

Carissimi, siamo qui riuniti al capezzale di una band storica del power (va bene, saremo fra le ‘seconde leve’, ma se c’eravate nell’epoca d’oro ve li ricorderete!) che se la sta passando veramente male. Il quadro clinico è decisamente compromesso, ma speriamo che, con le giuste cure, il soggetto possa riprendersi dalle sofferenze che ha causato a sé stesso e ai propri fan con questo Stronghold

Lontano dalle facili ironie, breve recap per giovani e ignari.

Gli Human Fortress sono una formazione power metal tedesca, sorta nell’epoca d’oro, e che all’inizio degli anni 2000 pubblicò qualche disco veramente ottimo, a cominciare dal sopraffino Defenders Of The Crown (2003), il quale, con le sue tonalità a tratti sinfoniche e a tratti storico-fantasy, è diventato un cult fra gli amanti del genere. I Nostri hanno poi diradato le loro uscite e certamente standardizzato un po’ la loro proposta (ma vantano ancora un ottimo disco, Thieves Of The Night, del 2016); oggi giungono al settimo album in poco meno di trent’anni di attività, che non mi sembrano certamente pochi.

Mi approccio allora a questo Stronghold forte del curriculum del passato. E la titletrack mi offre subito un riff cristiallino che fa ben sperare, e ricorda vagamente il tono di “Thieves Of The Night”, l’ultimo hit single che i nostri abbiano composto, presente sull’omonimo (e sopracitato) LP. Ma dopo questo positivo inizio, l’album si ‘spegne’. “The End Of The World” ha ancora un certo afflato epico alla Mob Rules che non dispiace, e “Mesh Of Lies” spinge invece su toni più ‘drammatici’, ma a queste canzoni sembra come mancare l’anima. Credo che la testimonianza perfetta di quello che sostengo sia una canzone come “Under The Gun”, formalmente anche ben riuscita, ma che procede senza un sussulto, in un melodic metal assolutamente ordinario e privo di stimoli. La tracklist procede così, con brani che non superano mai i cinque minuti, costituiti in una sorta di formato standard senza particolarità (non possiamo certo ritenere tali, ad esempio, i dieci secondi orientaleggianti all’inizio di “Silent Scream”); per esempio, “Death Calls My Name” ha un ritornello che si limita a ribadire quattro volte il proprio stesso titolo. La conclusiva “The Darkest Hour” almeno aumenta un po’ il ritmo, ma il parere complessivo non può certo mutare, arrivati alla fine della scaletta.

Che cosa è successo allora agli Human Fortress? Beh, dopo trent’anni la spinta e l’ispirazione potrebbero semplicemente essersi esaurite. Oppure, si può sperare, potrebbe esserci stato un calo temporaneo di feeling. Come che sia, auguriamo ai tedeschi ‘pronta guarigione’ e un album migliore di questo Stronghold – i Nostri mi passeranno la battuta, ma non ci vuole molto…

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