TEMPLE BALLS – Temple Balls

Titolo: Temple Balls
Autore: Temple Balls
Nazione: Finlandia
Genere: Hard Rock
Anno: 2026
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Arde Teronen – Voce
Jimi Valikangas – Basso
Jiri Paavonaho – Chitarra
Niko Vuorela – Chitarra
Antti Hissa – Batteria


Tracce:

01. Flashback Dynamite
02. Lethal Force
03. Tokyo Love
04. There Will Be Blood
05. We Are The Night
06. Hellbound
07. Soul Survivor
08. The Path Within
09. Stronger Than Fire
10. Chasing The Madness
11. Living In A Nightmare


Voto del redattore HMW: 8/10

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La prematura morte del chitarrista Niko Vuorela della band finlandese dei Temple Balls sciocca e colpisce profondamente. Questa formazione di melodic hard rock/metal subisce un brutto colpo sia umanamente che professionalmente, in quanto Niko era l’uomo divertente e sempre allegro della band, ma anche un grande chitarrista e professionista. Vuorela ci lascia alla fine dell’anno scorso per un cancro, durante la stesura del nuovo album. Le sue ultime performance e la sua brillante scrittura sono presenti in questo quinto disco, un’opera omonima che trasmette la stessa contagiosa energia sentita nei bei lavori precedenti. L’evoluzione crescente udita nel penultimo Avalanche prosegue anche qui offrendo un sound ancora più personale e raffinato in pieno stile anni ’80, ma con la moderna produzione del solito Jona Tee.

Il gruppo commenta l’uscita del disco: “Dopo aver pubblicato quattro album, ci è sembrato di aver trovato un sound preferito e un modo per scrivere la nostra musica. L’oscurità nordica porta, a seconda dell’ascoltatore, il suo lato amaro o stuzzicante nel nostro modo di interpretare l’hard rock. Quindi, naturalmente, è giunto il momento di pubblicare un album che porti il nome della nostra controversa band”.

Il suono melodico, energico e potente caratterizzato da taglienti riff, accattivanti cori e memorabili assoli è da subito protagonista nell’apripista “Flashback Dynamite”, che mette in chiaro come il groove melodico del combo finnico non abbia nulla da invidiare a band famose come gli H.E.A.T. o gli Eclipse, per intenderci. Il pezzo è molto ritmato, grazie ad una precisa e battente sezione ritmica, guidata dalle acutissime e possenti corde vocali di Arde Teronen, ma soprattutto dagli alternati e vigorosi giri di chitarra elettrica sviluppati da Paavonaho e dallo stesso Vuorela. Il successivo “Lethal Force “è una delle hit del platter, perché già dai primi e distorti giri di chitarra elettrica fa capire che non si non può stare fermi. Infatti, il tono pacato e roco del singer è la miccia che fa esplodere un ritornello ultra-melodico, che ti entra prepotentemente in testa e che è meravigliosamente accompagnato da trascinanti cori e da robuste e melodicissime chitarre elettriche. Praticamente siamo all’inizio di un’opera che non fa prigionieri. Lo si avverte con la terza e super melodica “Tokyo Love”, vero e proprio inno che fa saltellare e gridare di gioia senza nemmeno accorgersene. Strepitosi gli assoli chitarristici, il ritmo martellante del basso e della batteria e la voce straripante e pulitissima del bravissimo Teronen. Praticamente questa dichiarazione d’intenti dei ragazzi prosegue ancora con armonie più grandi e più forti in “There Will Be Blood”, grazie alla forza d’urto delle intermittenti e veloci chitarre di Jiri e Niko, ma anche dell’ottimo supporto di un’energica sezione ritmica e di atmosferici sintetizzatori. Il refrain melodico e corale di stile ottantiano è la forza dei Temple Balls e lo si sente anche quando decelerano abbassando il ritmo in pezzi come la cadenzata “We Are The Night”, brano dal ritmo mieloso e ruffiano sostenuto dai soliti ed indovinati cori, ma anche e soprattutto dalla meravigliosa estensione vocale del convincente Arde. Sorprende l’assolo di sassofono, che per pochi secondi oscura le sei corde elettriche, dando un tocco di classe a una traccia emozionante e molto “ambientale”. Negli ultimi anni il quintetto nordico si è impegnato in una crescita costante sia in studio che sul palco, aprendo concerti ad artisti leggendari come i Sonata Arctica, i Queen, i Deep Purple e gli Uriah Heep, dimostrando tutta la loro classe, e questa esperienza la si ode nel continuo dell’opera, come nella funambolica e dirompente “Hellbound”. Questa è una di quelle song hard rock veloci e coinvolgenti da suonare obbligatoriamente dal vivo per l’adrenalina e la potenza che emana. Il gruppo nordico infonde ancora vivacità in modo grezzo e inarrestabile anche nella rapida e dura “Soul Survivor”, dall’orecchiabile e spumeggiante ritornello. La forza del combo finlandese continua ad essere una sezione ritmica devastante e precisissima che pure nella ritmica e vigorosa “The Path Within” continua a lanciare fiamme, alimentate dalle due spigolose e melodiche chitarre elettriche e dal determinante e passionale frontman. Non c’è un momento di tregua e, data la brevità dei brani, questo aiuta ad apprezzare immediatamente le composizioni ricche sempre di spunti melodici di stampo ottantiano. I cori e la sdolcinatezza del ritornello sono poi il cavallo di battaglia in “Stronger Than Fire”, che si distingue un po’ dalle precedenti tracce per un momento riflessivo in cui gli strumenti, per pochi secondi, si placano per poi ripartire in quarta con un fragoroso, rapido e prolungato assolo chitarristico. La voce convincente e maestosa del cantante è l’asso nella manica per questo tipo di canzoni, e la conferma arriva anche nella penultima “Chasing The Madness”, altra song di robusto hard rock da ascoltare a tutto volume, caratterizzata da spigolosi riff che sfociano in assoli chitarristici eseguiti dallo sfortunato Niko e dall’amico Jiri. La conclusiva “Living In A Nightmare” parte cupamente e malinconicamente, facendo credere che i cinque musicisti cambino registro in una set list che, nel complesso, è allegra, speranzosa e positiva, suscitando emozioni dall’inizio alla fine. Quest’ultima canzone parte lentamente e svogliatamente, prendendo poi slancio e incisività in seguito per via delle melodiose, affilate e trascinanti sei corde elettriche che si sbizzarriscono in vorticosi assoli guidati dalla solita e tellurica sezione ritmica. Il rapido groove melodico è comunque sempre messo al centro del pezzo, aiutato egregiamente dalla fresca e profonda ugola di Arde, che ancora una volta svetta e indirizza gli strumenti in un altro riuscitissimo brano di puro e melodico hard rock. Non c’è altro da aggiungere ad un album che cattura e ammalia dalla prima all’ultima canzone e che è anche il testamento musicale di un inarrendevole Niko Vuorela. Nonostante la malattia, nell’ultimo anno il vichingo ha suonato in vari concerti, studiato e lavorato al disco notte e giorno senza fermarsi mai, dimostrando tutto l’amore per la musica e per la sua band. Piacerebbe non sentire solo i complimenti della gente e dei critici nei confronti dei Temple Balls, ma anche sapere che questo album venda e sia ascoltato dai tantissimi amanti di questo immortale genere musicale. Questo sarebbe un grande omaggio per Niko e una grande spinta per continuare anche senza di lui.

“Al momento, non sappiamo cosa riserva il futuro ai Temple Balls. Da quando Niko si è unito alla band, è stato una parte inseparabile del nostro viaggio: la sua influenza e il suo spirito sono intrecciati in tutto ciò che abbiamo fatto. Tuttavia, il prossimo album uscirà, come da desiderio di Niko, un riflesso della sua passione e del suo spirito.
Negli ultimi otto anni, abbiamo vissuto così tanto insieme: viaggi, emozioni e sogni realizzati: è impossibile esprimerlo a parole.
Abbiamo bisogno di tempo per elaborare ciò che è successo e per elaborare il lutto per nostro fratello”, affermano Arde, Antti, Jimi e Jiri.

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