AVATAR+ ALIEN WEAPONRY+WITCH CLUB SATAN – 03 /03/26 ALCATRAZ MILANO


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L’atmosfera delle grandi occasioni si respira già fuori dai cancelli dell’Alcatraz di Milano. Siamo arrivati puntualissimi per l’apertura delle porte dell’In the Air Waves Tour: giusto il tempo di sbrigare le pratiche di accesso, salutare gli amici di mille concerti e conquistare il solito posto d’onore sotto il palco. Nonostante l’affluenza notevole, stasera è stato utilizzato il Palco B che si è rivelata una scelta azzeccata.
Lo spettacolo è diventato subito godibile e viscerale, trasformando il locale in un’arena densa dove ogni vibrazione arriva dritta allo stomaco, senza alcuna dispersione.
Le prime a salire sul palco sono le norvegesi Witch Club Satan.
Definirle un semplice gruppo di apertura sarebbe riduttivo: il trio ha messo in scena un vero rituale femminista black metal. La loro presenza scenica, inquietante e magnetica, ha catturato immediatamente l’attenzione. Tra urla primordiali e un’estetica legata all’occulto, hanno avvolto l’Alcatraz in un’atmosfera liturgica e disturbante.
Il loro sound grezzo le conferma una delle realtà più interessanti del panorama estremo attuale.
Dopo un rapido cambio palco, l’energia vira verso la Nuova Zelanda con gli Alien Weaponry.
Se amate il groove potente e le influenze progressive, questa band è una forza della natura. Il batterista ha aperto le danze con la tradizionale Haka, la danza guerriera Maori, per poi scaricare sul pubblico un muro di suono che ricorda l’impatto dei Sepultura di ‘Roots’. L’aggressività dei canti nativi ha creato una performance selvaggia, preparando il terreno per gli headliner.
Il locale è ormai una polveriera pronta ad esplodere.
Le luci si spengono e i suoni di un temporale preannunciano l’ingresso del combo svedese. Appare una figura incappucciata con una lanterna e, sulle note di “Captain Goat”, l’Alcatraz esplode. Johannes Eckerström è il padrone assoluto del circo: a metà tra Alice Cooper e un Marilyn Manson moderno, domina la scena con un carisma fuori dal comune.
Il set prosegue con “Silence in the Age of Apes” e “The Eagle Has Landed”. Qui la voce di Johannes passa con naturalezza da growl profondi ad acuti cristallini, supportata da chitarre affilate e una sezione ritmica precisa come un orologio svizzero.
Arriva poi  come una bomba “Torn Apart” attesissima in versione live dal pubblico e momento davvero momento topico della serata.
Lo show è un mix perfetto di teatralità e headbanging furioso. La serata tocca vette incredibili quando Johannes si siede al pianoforte. Dopo un momento di magia e una chiacchierata in italiano, trascina la platea a cantare “Bella Ciao” e un’improbabile “Sarà Perché Ti Amo”.
Vedere un’orda di metallari intonare i Ricchi e Poveri dimostra quanto gli Avatar sappiano giocare con il pubblico, prima di colpirlo ancora con “Howling At The Waves”.
La scena passa poi a Jonas Kungen, seduto su un trono dorato per “Legend Of The King”.
Il finale è affidato a tre pietre miliari: “Don’t Go In The Forest”, “Smells Like A Freakshow” e “Hail The Apocalypse”, con cui la formazione si congeda tra gli applausi.
Devo confessarlo: avevo visto gli Avatar in apertura agli Iron Maiden a Padova e non mi avevano impressionato. Forse per colpa del palco dispersivo o della luce diurna, ero quasi restio a tornare.
Trascinato  letteralmente dalla mia compagna, stasera ho scoperto la loro vera essenza. La dimensione del club ha permesso di apprezzare appieno la tecnica, la maturità e il carisma devastante degli Avatar.

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