AXEL RUDI PELL – Ghost Town

Titolo: Ghost Town
Autore: Axel Rudi Pell
Nazione: Germania
Genere: Heavy Rock
Anno: 2026
Etichetta: SPV

Formazione:

Axel Rudi Pell – Chitarra
Johnny Gioeli – Voce
Volker Krawczak  – Basso
Ferdy Doernberg – Tastiere
Bobby Rondinelli – Batteria


Tracce:

01. The Regicide (Intro)
02. Guillotine Walk
03. Breaking Seals (feat. Udo Dirkschneider)
04. Ghost Town
05. Holy Water
06. The Enemy Within
07. Hurricane
08. Sanity
09. Towards The Shore
10. Steps Of Stone
11. Higher Call


Voto del redattore HMW: 7/10

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Ghost Town è il nuovo capitolo della lunga carriera di Axel Rudi Pell. Un disco che arriva dopo oltre trentacinque anni di attività e che conferma ancora una volta la sua capacità di unire riff potenti, melodie immediate e assoli che restano impressi. La sua firma è sempre riconoscibile, ma qui si percepisce anche una freschezza diversa, interna ai brani, che dà al disco un passo nuovo.

La prestazione vocale di Gioeli è come sempre impeccabile. Una delle voci dell’heavy rock più prolifica e accattivante, come già dimostrato in “Holy Water”. Rispetto ad altri lavori recenti di Pell, questo album mi è arrivato più diretto. La cosa più bella è che, una volta partito, non ti accorgi di averlo ascoltato tre o quattro volte di fila. Scorre con una naturalezza sorprendente, segno che la formula funziona ancora.

Non è un disco innovativo, ma le canzoni hanno una marcia in più. C’è qualcosa di nuovo nel modo in cui sono costruite, pur restando fedeli allo stile del chitarrista tedesco. Axel mantiene intatta la sua capacità di stregare con i suoi riff, le sue melodie e soprattutto con i suoi soli. Brani come “The Enemy Within” e “Towards The Shore” lo dimostrano senza esitazioni. Una sicurezza. Nella prima, inoltre, il chitarrista teutonico introduce elementi doom alla Black Sabbath, melodie che richiamano i primi Rainbow e tocchi alternative rock, una combinazione nuova per Pell.

L’unico elemento che mi ha convinto meno è il drumming di Rondinelli. Rimane essenziale e solido, ma a tratti sembra perdere un po’ di tiro. È una sensazione difficile da spiegare, ma è stata la prima cosa che mi ha lasciato perplesso. Molto apprezzato invece il suono del basso, che si incastra bene in una produzione onesta, non fredda e perfettamente adatta allo stile del disco.

I pezzi interessanti sono molti. La stessa “Ghost Town” è diretta ed energica. “Breaking Seals” è massiccia e vede la partecipazione di Udo Dirkschneider, anche se la sua prova sembra un po’ sofferta. “Hurricane” è aggressiva e immediata. Tra le migliori c’è “Sanity”, una semi-ballad che riassume bene lo spirito del disco, con un ritornello che si apre e ti resta subito in testa. Molto intensa anche “Towards The Shore”, la ballad vera e propria, resa ancora più emozionante dal piano di Ferdy Doernberg.

Il disco è prodotto da Pell stesso, con il supporto tecnico di Tommy Geiger ai Blind Guardian Studios.

In conclusione, Ghost Town è un lavoro piacevole, solido e fedele allo stile di Axel Rudi Pell. Non rivoluziona nulla, ma non delude. Alcuni potrebbero fermarsi al primo ascolto e catalogarlo come “già sentito”, ma sarebbe un errore. È un disco che scorre bene, che coinvolge e che conferma ancora una volta la solidità di uno dei chitarristi più costanti dell’heavy rock europeo.

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