POPPY – Empty Hands

Titolo: Empty Hands
Autore: Poppy
Nazione: Stati Uniti D'America
Genere: Modern Metal
Anno: 2026
Etichetta: Sumerian Records

Formazione:

Poppy – Voce
Jordan Fish – Tutti gli strumenti


Tracce:

01. Public Domain
02. Bruised Sky
03. Guardian
04. Constanly Nowhere
05. Unravel
06. Dying To Forget
07. Time Will Tell
08. Eat The Hate
09.The Wait
10. If We’re Following The Light
11. Blink
12. Ribs
13. Empty Hands


Voto del redattore HMW: 7/10

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Dopo due anni dall’uscita di Negative Spaces, Poppy, all’anagrafe Moriah Rose Pereira, ritorna alla ribalta con il suo nuovo lavoro Empty Hands, album in studio realizzato con la supervisione di Jordan Fish, ex tastierista dei Bring Me To The Horizon, la cui presenza, è forte e pregnante in tutto l’album. Il disco si presenta perfettamente in continuità con il precedente lavoro, confermando Poppy come  un’icona del metal.

Si percepisce immediatamente l’allontanamento dell’artista dai suoi primissimi lavori, per esempio Poppy.Computer è album prettamente elettro pop, in questo album si respira metal-core, con atmosfere molto più oscure rispetto a Negative Spaces, con qualche sferzata di industrial ed elettronica.

L’album si apre con “Public Domain”, un brano che tratta principalmente il tema della superficialità delle relazioni ai giorni nostri; molto forti sono le sonorità industrial e il cantato quasi rappato, da forza al pezzo. A seguire possiamo ascoltare “Bruised Sky”, il quale rappresenta perfettamente la direzione musicale intrapresa da Poppy per poi culminare con il suo iconico scream ammaliante e coinvolgente.

“Guardian”, è uno dei pezzi che a mio personale parere da forza all’album, emozionante e resta impresso con le sue atmosfere che senza la necessità di scream, mette in risalto le capacità vocali dell’artista. Successivamente possiamo ascoltare il primo interludio del disco ovvero “Constantly Nowhere” che introduce il brano successivo, “Unravel”, decisamente molto più melodico, ogni parola e ogni nota sono permeate di vulnerabilità, la voce di Poppy è stanca; l’ho apprezzato molto, proprio per questa delicatezza e fragilità si percepisce in tutta la sua durata.

“Dying To Forget” è il pezzo che segue, si abbandona la delicatezza della traccia precedente, in questo caso ci viene dato un bello schiaffo in faccia in salsa metal-core, pestando a dovere, con chitarre e una batteria belle prepotenti, si respira l’influenza degli Spiritbox, con cui l’artista ha collaborato in passato. La successiva “Time To Tell”, presenta sonorità molto più elettroniche, che ricordano una collaborazione precedente dell’artista con i Bad Omens e da un ascolto attento si percepiscono degli accenni a “Here To Stay” dei Korn.

“Eat The Hate” si presenta con delle atmosfere alternative-metal, si tratta di una risposta diretta a tutti i suoi detrattori, rivolgendosi a questo Signor Nessuno, che dietro la sua scrivania getta odio gratuito.

“The Wait” è un brano molto melodico e avvolgente, mentre “If We’re Following The Light” è un mix tra scream profondo e intenso, atmosfere dark; non colpisce particolarmente, fa il suo senza eccellere.

“Blink” è il secondo interludio dell’album, che precede “Ribs”, traccia che sembra uscita direttamente dall’album Under My Skin di Avril Lavigne, anche se in questo caso troviamo delle chitarre molto più pesanti.

“Empty Hands”, title track dell’album, sviscera una bella cattiveria, rabbia e potenza, toccando sfumature molto più death-core.

In conclusione, l’album in se, si ascolta con piacere, con canzoni che rimangono molto più impresse per la loro particolare sonorità, come le già citate “Guardian”, “Eat The Hate” e “Unravel”. Si può notare che la voce di Poppy in questo album risulta molto stanca, probabilmente a seguito del lunghissimo tour che ha affrontato in tempi recenti. Il disco si presenta, inoltre, come una riuscitissima sommatoria delle collaborazioni recenti dell’artista, come ad esempio il brano “End Of You” che vede la partecipazione di Amy Lee e Courtney LaPlante e principalmente si sentono in modo molto marcato le influenze del produttore stesso del disco, che con le sue tastiere riesce ad evocare quel tocco industrial precedentemente citato, una collaborazione che effettivamente funziona.

In questa mia recensione ho cercato di non essere troppo specifica sulle caratteristiche dei singoli brani, ma l’intento è dare un’infarinatura sul contenuto dell’album stesso, così che durante l’ascolto possiate godere a pieno di tutto ciò che viene riprodotto, quindi non mi resta che augurarvi buon ascolto.

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