Primal Fear + Ronnie Romero – 17/03/2026 – Slaughter Club Paderno Dugnano (MI)


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PRIMAL FEAR – RONNIE ROMERO – DOMINATION TOUR 2026 – SLAUGHTER CLUB, PADERNO DUGNANO (MI)

Torna Mr. Muscolo, torna Ralfone, tornano i Primal Fear!

Dopo la calata al Luppolo in Rock 2025 dove hanno portato una setlist ridotta, ma devastante, ora ce li andiamo a vedere allo Slaughter, sperando che i suoni siano migliori sia rispetto al Luppolo che ai “soliti” suoni del locale stesso.

Viaggio, come al solito, con il mio brother of metal travels Davide con cui di norma si arriva sempre un’oretta prima per mangiare e bere qualcosa. Per fortuna abbiamo scelto anche questa volta di fare così; con il tempo a disposizione fuori dal locale, abbiamo avuto un posto in prima fila per una scena abbastanza unica.

Circa mezz’ora prima dell’apertura porte si vedono arrivare tre volanti dei Carabinieri, seguite da due della Polizia Municipale. Si fermano davanti all’ingresso dello Slaughter. Già la curiosità aumenta. Tempo cinque minuti e le volanti dei Carabinieri diventano quattro. Alla fine arrivano anche due moto della Municipale. In sostanza quindici agenti circa, locale che non apre le porte alle 19:00, inizio che slitta di più di mezz’ora. Nel frattempo le forze dell’ordine parlano con il personale dello Slaughter, ma prendono anche le generalità di alcuni spettatori che, abbastanza increduli, si fanno una mezza risata. All’ingresso troviamo anche l’Ispettorato del Lavoro, quindi viene da pensare che l’intervento non avesse nulla a che vedere con il concerto in sé, ma fosse più indirizzato sullo Slaughter stesso. Purtroppo non lo sapremo mai.

Quel che sappiamo è che alle 20:05 sale sul palco Ronnie Romero.

A posteriori scopriamo che la band ha dovuto tagliare tre o quattro brani dalla scaletta a causa dei controlli.

Ronnie è un cantante fenomenale e la band che lo supporta lo è altrettanto, forte anche del nostrano Andrea Arcangeli dei DGM al basso.

Nonostante i brani solisti di Romero siano oggettivamente meno conosciuti, il concerto è stato molto coinvolgente e il merito è, innanzitutto, della voce di Ronnie che sarebbe capace di rendere piacevole un brano trap e anche della band che non si è limitata ad eseguire i pezzi alla perfezione, ma è stata sempre attiva sul palco rendendo la scena costantemente in movimento, caratteristiche che ultimamente si vede sempre meno sui palchi.

Due sono stati i brani dei Rainbow inseriti nella scaletta: “Stargazer” verso metà show e “Kill The King” a chiusura dello spettacolo.

Ronnie è veramente un fenomeno, accompagnato da altrettanti fenomeni. I suoi brani sono molto belli e per nulla banali. Fa quasi pensare che potrebbe anche non fare i pezzi dei Rainbow, ma sappiamo, sia noi che lui, che il pubblico li vuole e che lui ce li ha nel cuore, quindi ce li “sorbiamo” volentieri!

Scaletta Ronnie Romero

  1. Backbone
  2. Never Felt This Way
  3. Eternally
  4. Stargazer (Rainbow Cover)
  5. Black Dog
  6. Bring The Rock
  7. Chased By Shadows
  8. Vengeance
  9. Kill The King (Rainbow Cover)

Formazione Ronnie Romero

Ronnie Romero – Voce
Jose Rubio – Chitarra
Andrea Arcangeli – Basso
Chris Allan – Batteria

 

Anche la tradizionale pausa birra tra un gruppo e l’altro viene accorciata a causa del trambusto iniziale che, per inciso, è ancora in corso.

Dopo la rapida bevuta salgono sul palco i protagonisti della serata.

Niente, i Primal Fear sono una cannonata sempre e comunque.

Partono subito con il nuovo album: “Destroyer” e “I Am The Primal Fear” si fanno strada nei cuori degli astanti sin da subito. Si canta e si sorride perché a vedere Ralf Scheepers sempre felice non si può far altro che ricambiare con un sorriso e le corna alzate.

La persona più felice di tutte è chiaramente la nostrana Thalia, chitarrista talentuosa e performer davvero divertente e coinvolgente. Si vede chiaramente che lei è la prima fan della band e in un periodo musicale dove tanti gruppi si prendono sul serio (fin troppo forse?) vedere artisti in un range di età ampio come sono i Primal Fear, divertirsi e saltare come se fossero tutti ventenni, è una ventata d’aria fresca.

Noi cantiamo e siamo contentissimi dei suoni che sono perfetti, pieni, potenti e precisi. Niente cassa che rimbomba, niente chitarre che bucano male le orecchie e niente voce sul fondo; ogni elemento è esattamente dove deve essere. 

Appena sento “Destroyer” come primo pezzo penso “ma dov’è Final Embrace?”! 

Eccola, terza canzone. Ogni volta che vedo questo gruppo dal vivo confermo che sono da sempre i migliori a fare i ritornelli lunghissimi. Quello di “Final Embrace” è quasi lungo quanto la strofa, ma ce lo si ricorda come se fosse lungo tre parole. Questo è talento compositivo al 100%.

Altra certezza dei concerti della band tedesca è “Nuclear Fire” che viene prontamente scagliata su di noi senza ritegno.

Il ritmo è scandito bene: due brani e poi pausa in cui Ralf ci fa vedere quanto sia contento. Lascia il giusto respiro per poi ripartire a mille.

Si prosegue con “Seven Seal”, forse l’unico brano che per me è un pelino sotto la media, ma in una concerto di 15 brani si incastra bene.

La scaletta è molto varia dal punto di vista degli album; ne vengono toccati dieci e inoltre cinque pezzi sono dall’ultimo Domination. Questa caratteristica la trovo immensamente importante, perché sono diversi anni che le band con carriera over 30 tendono a proporre bene o male lo stesso concerto in ogni tour, cambiando un paio di pezzi e soprattutto, se hanno un nuovo album, al massimo suonano tre brani. Mi è sempre sembrato uno spreco… perché pubblicare un disco nuovo e poi non suonarlo dal vivo? Helloween, Rage, Avantasia, Kreator e altri sono “colpevoli” di questa scelta di una strada sicura, quella del “squadra che vince non si cambia”. E’ anche vero che per chi vede per la prima volta un gruppo voglia tendenzialmente sentire quei pezzi, ma a questi eventi sono presenti altrettante persone che vorrebbero sentire materiale nuovo o altri brani meno suonati. In questo i Primal Fear accontentano davvero tutti.

Unico appunto, stilistico in questo caso: molti pezzi hanno ritmo cadenzato e a volte sembrano essere incollati tra loro e la setlist rischia, in certi punti, di sedersi leggermente. Qualche altro brano bello veloce sarebbe il massimo, ma non ci lamentiamo nemmeno per scherzo.

Dopo “The Hunter”, “Tears Of Fire”, “King Of Madness”, “The End Is Near”, “Hallucinations” e “Fighting The Darkness” arriviamo al blocco finale. “Chainbreaker” ci ricorda che lo spirito “priestiano” dei Primal non è morto. L’immancabile “Metal Is Forever” ci conferma che Ralf Scheepers è ancora uno dei migliori cantanti della scena metal internazionale. “Hands Of Time” in versione acustica ci dimostra che in questa band hanno praticamente tutti una voce stupenda.

“Running In The Dust” ci fa venire voglia di tornare a vedere i Primal Fear nel prossimo tour!

Usciamo con tanto di maglietta del tour; le forze dell’ordine hanno concluso la loro ispezione (?).

Un gran bel concerto di una band a cui non ho mai visto sbagliare un colpo, qualsiasi fosse la condizione. Si riparte verso Torino canticchiando “Nuclear Fire”, quindi missione compiuta.

Long live Primal Fear.

Scaletta Primal Fear

  1. Destroyer
  2. I Am The Primal Fear
  3. Final Embrace
  4. Nuclear Fire
  5. Seven Seals
  6. The Hunter
  7. Tears Of Fire
  8. King Of Madness
  9. The End Is Near
  10. Hallucinations
  11. Fighting The Darkness
  12. Chainbreaker
  13. Metal Is Forever
  14. Hands Of Time (Acustic)
  15. Running In The Dust

Formazione Primal Fear

Ralf Scheepers – Voce
Magnus Karlsson – Chitarra, Cori
Thalia Bellazecca – Chitarra, Cori
Mat Sinner – Basso, Cori
André Hilgers – Batteria, Cori

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