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Serata di quelle pesanti all’Alcatraz di Milano arrivano i Kanonenfieber per l’unica tappa italiana del tour “Soldatenschicksale 2026“.
Nonostante il locale fosse bello pieno, si è suonato sul Palco B: una scelta che sacrifca un po’ le scenografie monumentali, ma che regala quel feeling che ti fa sentire dritto dentro lo show.
Ad aprire le danze ci pensano i Mental Cruelty.
La band si presenta senza bassista preferendo andare di basi registrate senza rimpiazzarlo , e dopo un inizio un po’ ‘impastato’ dove la batteria copriva tutto, i suoni si sono sistemati alla grande.
Il frontman Lukas è un animale da palco: passa da un growl profondissimo a uno screaming tagliente senza battere ciglio e in un attimo ha trasformato il parterre in un moshpit continuo.
Hanno pescato tanto dall’ultimo disco Zwielicht, e pezzi come “Obsessis A Daemonio”,”Pest”e “Symphony Of A Dying Star” hanno letteralmente spettinato tutti.
I due chitarristi tessono trame tra il deathcore moderno e il black metal più acido che sono pura goduria.
Menzione speciale per Lukas che a fine scaletta è sceso tra le prime file (anche nell’area disabili) per dare il cinque a tutti: un grande.
Cambio palco ed ecco spuntare il filo spinato: benvenuti nel mondo dei Kanonenfieber.
L’atmosfera si fa cupa, marziale. Il combo tedesco sale sul palco con le iconiche divise militari e i volti coperti: un impatto visivo pazzesco che ti proietta subito nel fango della Grande Guerra.
Il volto coperto serve a rappresentare l’anonimato del soldato. L’idea di Noise (il creatore del progetto) è che in guerra l’individuo perda la propria identità per diventare una semplice pedina, un numero senza volto destinato al fronte. Presentandosi così, la band evita di “umanizzare” i musicisti, spostando tutta l’attenzione sulle storie di chi in trincea ci è morto davvero, un modo per onorare le vittime in modo distaccato e quasi documentaristico, senza cadere nel protagonismo tipico del metal.
Musicalmente sono una macchina da guerra. Passano da momenti di violenza sonora pura a passaggi quasi narrativi, come se fosse un musical distorto e oscuro.
La scaletta ha spinto forte sull’ultimo album Die Urkatastrophe, ma uno dei momenti che mi sono rimasti impressi per me è stato quello dell’inedito “Z-Vor” tratto dalla raccolta Soldatenschicksale ( di cui potete trovare la recensione qui)
Noise, è un frontman magnetico: parla pochissimo, preferisce che sia la musica a raccontare l’orrore delle trincee.
Quando hanno suonato “Der Fusilier”, con quel ritmo lento e agonizzante che parla di un soldato che muore congelato, in sala è calato un silenzio religioso.
Pelle d’oca.
Poi però ci hanno pensato mazzate come “Sturmtrupp” e la velocissima “Ritter Der Lufte” a riportare il caos nel pit.
Non si può però chiudere senza parlare di quello che è successo fuori dal pit.
Entrando, molti fan sono rimasti malissimo: lo stand del materiale dei Kanonenfieber era vuoto : Noise ha preso il microfono a metà scaletta e non le ha mandate a dire, spiegando che la band ha preferito non vendere nulla piuttosto che sottostare alle percentuali di commissione richieste per questa data. E poi la frase che ha gelato tutti: “Fino a quando le cose staranno così, i Kanonenfieber non suoneranno più in Italia”.
Dal punto di vista musicale, una serata da dieci e lode.
I Mental Cruelty sono il futuro, i Kanonenfieber sono già su un altro pianeta per teatralità e concetto.
Resta però quella sensazione strana addosso: abbiamo visto uno show pazzesco, ma rischiamo che sia l’ultimo per un bel pezzo se il sistema dei tour nel nostro Paese non cambia, ma il nostro compito è e sarà sempre raccontarvi ciò che accade sul palco.















