AIRBOURNE + ASOMVEL – 14/03/26 – ALCATRAZ, MILANO


Visualizzazioni post:142

 

Milano ci accoglie con una pioggia battente, di quelle che non danno tregua, ma la destinazione vale il viaggio: l’Alcatraz sta per essere travolto dalla furia australiana degli Airbourne.

Ore 18:15: siamo fuori dal locale quando accade l’imprevisto che ogni fan sogna. Joel O’Keeffe sbuca dal tour bus, completamente incurante del diluvio. Sorridente e disponibile, si ferma a salutare chi è già in coda per accaparrarsi il posto in transenna. Non perdiamo l’occasione: un selfie veloce, un sorriso bagnato e un ricordo che finisce dritto nel nostro album del cuore.

Il clima è già quello giusto. Entriamo.

Il Palco B dell’Alcatraz crea quel mood da club sotterraneo, un po’ stile Whisky a Go Go, perfetto per quello che sta per succedere.

Ad aprire le danze ci sono gli inglesi Asomvel.

Definirli i nuovi Motörhead non è un’esagerazione: il frontman Ralph ci ricorda tantissimo Lemmy, nell’attitudine e per come
suona.
Sulle note della colonna sonora di Rocky, la band irrompe sul palco e scatena l’inferno con “King Of The World” e  il moshpit esplode istantaneamente.
Tra i brani dell’ultimo lavoro Born To Rock n’ Roll e i classici “Light Em up”, “Set Your World On Fire”, “Lone Wolf”, i  ragazzi non stanno fermi un secondo, interagendo con le prime file con un feeling d’altri tempi.
Il momento più emozionante, sicuramente è il tributo a Phil Campbell scomparso proprio la notte prima, dove Ralph imbraccia il basso e chiama il boato del pubblico per una versione da brividi di “Born to Raise Hell” cantata da tutti i presenti.
Gli inglesi si congedano dal pubblico fra meritatissimi applausi regalandoci un’ottima performance , chiudendo il set con “Nightmare Ain’t Over”.
Durante il cambio palco, la tensione sale.
Dalle casse dell’Alcatraz partono “Run Ro The Hills” e “Ace Of Spades”: il moshpit non si ferma, è  un riscaldamento necessario.

Poi, si spengono le luci.

Sulle note di “Gutsy” , gli Airbourne si prendono il palco e l’Alcatraz esplode letteralmente. Joel è una forza della natura: sembra posseduto dal demone del rock mentre maltratta la  sua Gibson.

La scaletta è un proiettile dopo l’altro: “Too Fast, Too Much, Too Young”, “Cradle To The Grave” e “Hungry”; durante quest’ultima,  Joel lancia un messaggio a tutti i musicisti presenti: “Non smettete mai di suonare il vostro strumento”.
Arriva una seconda sorpresa inaspettata durante l’esibizione degli australiani , regalataci da Ralph Robinson , il frontman degli Asomvel, che ci firma il biglietto e si concede per un paio di selfie che andranno a impreziosire la già ricca collezione della mia compagna.

Il momento epico arriva con ”Raise The Flag”: Joel sale sulle spalle di un roadie e fa il giro del pit tra la folla in delirio, arrivando fino al reparto disabili per suonare un assolo a un centimetro dal loro naso. Un gesto da vero fuoriclasse.
Lo show prosegue tra lattine di birra esplose sulla testa e brindisi a base di whisky e coca lanciati nel pit molto gradito dal pubblico.

Anche gli Airbourne rendono omaggio a Phil Campbell e ai suoi Bastard Sons con i quali hanno condiviso il palco in Inghilterra, con la nuova “Alive After Death”. Il muro di Marshall pompa un volume tale che siamo certi sia arrivato fino a Phil, ovunque si trovi.

Non c’è stanchezza, solo adrenalina pura. Arrivano “Diamond In The Rough” e la devastante “Breaking Outta Hell”, per chiudere ufficialmente con “Live It Up”.
Ma il pubblico ha ancora fame di Rock N’ Roll. Il richiamo dei fan riporta la band sul palco per un bis da KO: “Ready To Rock” e l’immortale inno “Running Wild”.
Usciamo dall’Alcatraz stanchi, sudati e ancora sotto la pioggia, ma con le orecchie che fischiano e il cuore pieno .
Definirlo solo un concerto è riduttivo: è stata una scarica di adrenalina rock ‘n’ roll che ci terrà svegli per un bel pezzo.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.