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Grazie alla Art Gates Records viene pubblicato Infernal Symphony, il primo album degli svedesi Shatterheart.
La band, pur essendo una nuova leva, è formata da alcuni musicisti già presenti sulla scena, in particolare la cantante Alicke Kostopoulou, di origine greca, già attiva con gli Scarblade, il tastierista Daniel Lyngsaa Larsson proviene dagli Exit Stage Left, mentre Johan Bergman alla chitarra proviene dagli Aerodyne. Una formazione con una sua esperienza quindi, che ci e propone un symphonic metal moderno, che non disdegna o rinnega influenze dall’hard rock e dall’Aor. Chiaramente si tratta di metal molto melodico ed armonico, in cui la voce pulita di Alicke regna sovrana nella struttura armonica.
Ci sono parecchi inserti di elettronica vecchio stile, un suono molto anni Ottanta che si miscela alle chitarre piuttosto aggressive, ma da un punto di vista puramente compositivo sembra che il gruppo resti ancorato a schemi classici e non tenti mai di osare oltre l’aspetto più commerciale moderno del genere. Non è del tutto un male, perché le canzoni restano godibili e ammiccanti. Segnalo subito un grande punto a favore di Infernal Symphony, ovvero la produzione dietro al mixer di Fredrik Nordström ai Fredman Studio (la firma del suono del death metal melodico svedese della seconda metà degli anni Novanta), che riesce a creare un gran bilanciamento lasciando ampio spazio anche alla sezione ritmica, nonostante il muro di tastiere e voci, risultando in un approccio sonoro più metal che rock. Ottima scelta.
I brani come detto si alternano fra composizioni che tendono al power sinfonico, come il brano di apertura “Afterlife”, brani dal sapore più elettro-rock come “No Rest”, in cui i rimandi ai Nightwish di Bless The Child sono abbastanza evidenti. Sulla stessa onda troviamo “Betrayal”, con un incedere molto Aor, oppure “The Ghost Remain” (il cui intro di tastiera ricorda molto “Mr. Torture” degli Helloween), che spinge più sul ritmo e che gode della presenza di Ambre Vourvahis, voce degli Xandria (anche lei di origine greca come Alicke!) per costruire un duetto tutto femminile. Decisamente più affine al power anni novanta invece il singolo “A Shatter Heart”, che si erge sulle tonalità alte della cantante e sfrutta appieno ritmiche sostenute in doppia cassa, sempre aiutati da un tappeto di tastiere sintetiche. Supera gli undici minuti la lunga suite in chiusura che dà il titolo all’album: “Infernal Symphony” riprende tutti gli elementi dei vari pezzi espandendoli in questo lungo brano, in cui trova spazio anche il batterista Olle Bengtsson, meno sacrificato rispetto alle altre composizioni. L’uso massiccio delle tastiere continua a rimandare a sonorità vecchie, in alcuni punti ricorda Dio del periodo Holy Diver. La suite si concede anche una parte più power con un buon uso della doppia cassa e di tempi più propriamente veloci, in cui spiccano i solisti di Johan Bergman.
In definitiva questo Infernal Symphony è un buon disco di metal sinfonico che strizza l’occhio all’Hard Rock e Aor degli ultimi due decenni del Novecento, che gode di una produzione moderna e in cui la voce femminile della brava Alicke Kostopoulou riesce a incastonare melodie facilmente memorizzabili, ma che non osa mai andare oltre il seminato.



