Visualizzazioni post:516
Michael Sweet (Sweet & Lynch, ex Boston) si concede la solita pausa dai suoi Stryper con il suo nuovo album solista coprodotto dallo stesso Sweet e da Jeff Savage (TobyMac, Jars of Clay, Natalie Imbruglia), intitolato: The Master Plan, dando così sfogo alla parte più nascosta e profonda del suo essere. Se con gli Stryper continua a macinare pesanti riff cantando con durezza e grinta qui esplora delle sfumature diverse tuffandosi a piene mani su un rock e un hard rock anni ’80 aggiungendo delle aperture più AOR e momenti quasi bluesy che ricordano i grandi classici del genere, ma con una produzione chiara e contemporanea. Naturalmente l’album è incentrato, con coerenza, sulla fede che punta chiaramente a Dio, con Sweet che crea canzoni edificanti e piacevoli, come l’iniziale title track che inizia lentamente con una introduzione atmosferica e pacifica. Man mano che il brano procede, la voce si intensifica, ed emergono ritornelli orecchiabili e un bell’ assolo di chitarra elettrica. Questa è una specie di ballata coinvolgente e molto melodica che esalta nel testo la potenza divina di Dio e su questa scia troviamo pure pezzi come “Lord” e “Believer” dal fascino roccheggiante tipicamente americano e celebrativi della musica cristiana contemporanea. Gli arrangiamenti pop e i ritornelli orecchiabili con i cori di sottofondo sviluppano un ritmo coinvolgente, che lascia intravedere anche influenze sonore di gruppi importantissimi come i Boston, i Foreigner e i Journey. E dato che Michael è un grande fan di questi gruppi, non sorprende sentire qui una musica che richiama meravigliosamente quell’epoca.
L’organo e la tastiera con i soliti e melodici cori fanno capolino in “Stronger”, canzone cadenzata, dove il melodicissimo ritornello ci ricorda alcune delle classiche ballate degli Stryper dimostrando come il cordone ombelicale sia sempre unito alla band principale. È incredibile come, dopo tantissimi anni di carriera, Michael mantenga un’estensione vocale e una pulizia timbrica invidiabili. I suoi iconici acuti sono presenti, ma sono usati con maturità chirurgica e questo è sicuramente uno dei punti di forza della raccolta. La lenta “Desert Stream” e la malinconica “Again” mettono in mostra proprio queste pazzesche qualità vocali e ancora l’uso costante delle tastiere che alleggeriscono nel complesso il sound rock dei brani. Se la prima è un’altra ballata ruffiana e familiare nei suoni, la seconda è invece una delle canzoni più belle mai scritta dal musicista statunitense. È un altro lento, ma molto toccante e interpretato divinamente, in cui chiunque abbia vissuto un lutto può riconoscersi. Sebbene alcune progressioni di accordi e schemi melodici possano risultare leggermente ripetitivi, ogni brano mantiene un’energia positiva e costante. Questo è il caso della emozionante e rassicurante “Eternally”, che parte con il freno a mano per poi alzare il ritmo grazie all’intensità della chitarra elettrica, della singolare estensione vocale di Michael sempre più espressiva con ogni verso e che culmina in un leggero e super orecchiabile ritornello. L’artista americano non è solo un bravo cantante; ma è anche un chitarrista sottovalutato il cui lavoro in questo album non è solo tecnico, ma estremamente melodico e sempre al servizio della canzone.
Un esempio di ciò è la vivace “You Lead I’ll Follow” un melodic rock tipicamente anni ’70 con grandi cori, una battente sezione ritmica e un sottofondo orchestrale in cui si incastra perfettamente la fresca e pulita ugola di Michael. La penultima “Faith”, ricca di tocchi di tastiera e arpeggi chitarristici offre un armonioso e convincente ritornello mettendo in mostra le eccezionali capacità del frontman degli Stryper. L’ultima e galoppante “Worship You” è un tuffo negli anni ’90, dove l’unione tra l’acutissima e passionale voce e la strumentazione pop-rock rende la composizione travolgente ed energica. La pace, la speranza e l’amore verso il prossimo sono palpabili in tutti i solchi del disco e nei messaggi lanciati dai testi dove l’amore e la sincera devozione per Dio sono incommensurabili. The Master Plan è un progetto profondamente personale ed una vera e propria celebrazione di tutto ciò che rende Michael Sweet una colonna portante del rock cristiano e dell’heavy metal mondiale. Il platter riesce a trasmettere anche un forte messaggio di fede, di perseveranza e d’incoraggiamento a vivere meglio le nostre precarie vite terrene. A differenza di qualsiasi altro lavoro nella sua vasta discografia, l’album ha una direzione sonora più orientata alla worship e al melodic rock spirituale, distanziandosi dal sound puramente metal degli Stryper.
“È totalmente diverso… non è un disco rock. È un mix eclettico di tutto ciò con cui sono cresciuto”, spiega. “Non volevo seguire nessuna regola, volevo solo fare quello che mi andava. Spero che le persone possano trarne conforto, incoraggiamento, ispirazione… se riesco ad aiutare qualcuno con una canzone, ho fatto il mio lavoro”, afferma Sweet. “È stato terapeutico per me e voglio che lo sia anche per gli altri.”



