REDIVIDER – Sounds Of Malice

Titolo: Sounds Of Malice
Autore: Redivider
Nazione: Stati Uniti
Genere: Death Metal
Anno: 2026
Etichetta: Third House Communications

Formazione:

Paul Nunavath – Chitarra
Jake Atha – Chitarra
Jacob Spencer – Voce
James Goetz – Batteria
Xander Farrington – Basso


Tracce:

01. Quartered & Devoured
02. Sounds Of Malice
03. Shackled To Existence
04. Apocalyptic Waste
05. Fratricide
06. Bask In The Rot
07. Left To Rot


Voto del redattore HMW: 7,5/10

Visualizzazioni post:548

La prima cosa che mi è balzata subito all’occhio è stato il titolo del pezzo iniziale. Squartato e divorato. “Bonjour finesse”, direbbe qualcuno. “Haicapitosticinque” direi io. E chi sarebbero questi? I Cannibal Corpse del Kentucky? I seguaci in ritardo di Ruggero Deodato? ( le domande sono da leggere con in testa la voce di Abatantuono in versione terrunciell’).

No, sono i Redivider, e va bene così. Una band americana che si ispira ai Morbid Angel per quanto riguarda la musica, ma, in quanto ai titoli e ai testi, beh, scegliete voi.

Il lerciume che ci tengono a sottolineare più volte si sente parecchio. Si insinua nelle nostre orecchie, fin quasi a sentirlo addirittura con il naso. Mi piacciono. Li definirei, sostanzialmente, “belli marci”.

Sounds Of Malice è il loro album d‘esordio. Death metal brutale, puzzolente, putrido e, udite udite. anche ben suonato. Non manca proprio nulla.

E, fortunatamente, si distingue dal resto della massa che copia e incolla il death anni novanta. Oh, finalmente qui si prova a fare qualcosa di proprio senza dover per forza utilizzare formule collaudate usate e strausate. Richiami al vecchio stile ci sono, e non potrebbe essere altrimenti, ma sono contenuti e, appunto, sono solo “richiami”.

Sostanza e concretezza sono le due caratteristiche di questo gruppo. “Poche chiacchiere e facciamo parlare la musica”, questo sembra il loro credo.

Nati nel 2021 e con una solo demo alle spalle, i cinque musicisti di Louisville, Kentucky, hanno il giusto approccio a questo genere metal estremo. Riff a iosa, pochi abbellimenti estetici inutili, pochi tecnicismi fini a sé stessi, ma solo ed esclusivamente un impatto sonoro cruento e immediato.

Già dal primo brano, quello dal titolo sopraffino citato in apertura di recensione, ci rendiamo conto delle intenzioni della band. Nessuna intro, violenza e via. Lamenti gutturali e ritmica serratissima, mitragliate di riff e assoli disturbanti, ed ecco che il primo brano, così come è iniziato, finisce. Nessun avvertimento, sia prima che dopo. Inizia di colpo e finisce di colpo.

La scure, che con il suo colpo di netto ha troncato la prima canzone, serve a smembrare e distruggere ciò che si trova davanti e quando parte “Sounds Of Malice”. Che dire, il suo sinistro lavoro lo svolge egregiamente. Questo è un pezzo teso per tutta la durata con doppi assoli, brevi rallentamenti e ripartenze improvvise con quel sapore di deteriorato che ci piace assaporare quando si gusta una “succulenta” pietanza di questo tipo.

“Shackled To Existence”, della durata di cinque minuti, è il brano più lungo. La pesantezza aumenta in termini di un continuo vortice martellante sonoro. Una bella e goduta sofferenza per il nostro sistema uditivo.

Non scendono i giri del motore, anzi, il ben oliato motore dei Redivider gira a mille, meglio di una Ferrari di Formula Uno. Scusate, paragone sbagliato, anche una Panda 750 degli anni ottanta girerebbe meglio di una monoposto di Maranello, quindi, diciamo che è superiore ad una bella Mercedes di Formula Uno.

Le ultime due di questo Sounds Of Malice sono la mazzata finale. Un colpo alla noce del capocollo che ti stordisce con la loro semplice densità esplosiva. Un “marciume” che, oltre ad essere presente nei titoli, “Bask In The Rot” e “Left To Rot”, si sprigiona completamente nell’aere dimostrando l’ottima preparazione strumentale di Paul, Jake, Jacob, James e Xander. L’appetito vien mangiando e… sì, hanno stuzzicato la mia voglia di death metal. Ne voglio di più.

Ma purtroppo è finito. Troppo corto questo Sounds Of Malice, solo sette pezzi totali. Cribbio! (ovviamente senza il “mi consenta”).

Questo è un appunto che mi sento di muovere. Mezz’ora scarsa è quasi la durata di un EP. Qualcosa in più si poteva fare.

I Redivider non vogliono riscrivere le regole del death, ma solo interpretarle al meglio, cercando di sporcare lo sporcabile. E lo fanno. eccome se lo fanno.

Un bel debutto che fa ben sperare e che me li fa appuntare nella mia personale agenda sotto la voce “promesse da tener d’occhio con annesso putridume da assaporare al bisogno”.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.