SONATA ARCTICA + Alterium – 24/04/2026 Live Club, Trezzo Sull’Adda (MI)


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Le celebrazioni per i 30 anni di carriera del colosso finlandese Sonata Arctica passano anche dalla nostra penisola, stavolta per ben due date, a Roma (Ciampino) e a Trezzo Sull’Adda.
Sarà il Live Club a vederci presenti, come ad ogni calata italica della compagine di Tony Kakko e Tommy Portimo, che, insieme ai conterranei Stratovarius, negli ultimi anni hanno trovato terreno fertile proprio sul suolo italiano, viste l’aumento di eventi nel belpaese cui hanno partecipato.
Abbiamo detto 30 anni, perché sebbene originariamente il nome fosse “Tricky Beans” è nel 1996 che a Kemi la band prende la forma finale che porterà poi ai Sonata Arctica del demo Unopened e che sancirà l’inizio di una carriera sfolgorante nel contesto del power metal, fatta si di alti e bassi ma costellata di grandi tour e live di altissimo livello.
Vediamo cosa hanno riservato i cinque finlandesi per i festeggiamenti…

Gli Alterium sono stati scelti per entrambe le date italiane come supporto ai Sonata Arctica. La band toscana guidata dalla bella e brava Nicoletta Rosellini porta con sé tutta l’esperienza che la cantante e il batterista Dario Gozzi hanno accumulato con i Kalidia, progetto dalle cui ceneri sono nati poi gli Alterium, con l’aggiunta di Luca Scalabrin al basso e dei due chitarristi Paolo Campitelli e Alessandro Mammola.
Con solo un album pubblicato e un secondo in dirittura d’arrivo la prova a supporto di una grande band è un bel trampolino di lancio e gli Alterium si dimostrano all’altezza della situazione, fornendo una prova solida e coinvolgente, penalizzata solo da un suono molto impastato soprattutto sulle chitarre.
“Drag Me To Hell”, tratta dal primo album Of War and Flames apre le danze dopo un intro sinfonico e subito il Live Club di Trezzo inizia ad avviarsi verso le transenne. Il pubblico è già presente in massa, complice la giornata di bel tempo e il fatto che sia un venerdì e la risposta verso gli Alterium è molto calorosa. Nicoletta si muovo molto sul palco e riesce ad intrattenere bene con la sua voce calda e più bassa rispetto alla media delle voci femminili pulite. Le canzoni passano abbastanza veloci e se purtroppo le ritmiche dei due chitarristi sono molto sacrificate si può apprezzare l’ottima prova alla batteria di Dario Gozzi, davvero preciso e chirurgico per tutta la durata della scaletta. Su canzoni dal sapore più folk come “Crossroads Inn” il coinvolgimento è massimo e l’invocazione di Nicoletta ai Sonata Arctica scatena ancora di più il pubblico. Ed anche brani decisamente power metal come “Sui” rendono bene dal vivo, segno del forte affiatamento dei toscani.

Scaletta Alterium:

  1. Drag Me to Hell
  2. Hear My Voice
  3. Siren’s Call
  4. Crossroads Inn
  5. Firebringer
  6. Stormrage
  7. Raise our Jar
  8. Sui
  9. Of War and Flames

Sonata Arctica

Mezz’ora di cambio palco è sufficiente per portarci alle 21:30 quando le luci si abbassano e un Live Club ormai gremito si approccia verso il palco. Lo striscione con la copertina del nuovo singolo sovrasta il palco e l’imponente scritta Sonata Arctica promette un’ora e mezza di libertà. Sull’intro compaiono lo storico e sempre presente batterista Tommy Portimo, biondissimo come sempre e con un carisma guadagnato nei 30 anni di Sonata Arctica, seguono Elias Viljanen e Henrik Klingenberg accompagnati da un grande saluto del pubblico, mentre il bassista Pasi Kauppinen, da ormai 12 anni nella famiglia dei Sonata, introduce lo stesso Tony Kakko, già visibilmente emozionato dell’accoglienza.
Tocca a “Paid In Full”, tratta dal quinto album Unia, aprire lo spettacolo, un tempo medio abbastanza incalzante che viene però apprezzato subito dal pubblico, lo stesso che inizia a dimenarsi sul secondo brano, “Black Sheep”, tratto dal secondo stupendo album Silence. I suoni sono clamorosamente chiari anche girando per tutto il locale, ottimo bilanciamento, forse leggermente sacrificate le tastiere, ma si tratta di una finezza. La voce di Tony è chiara, calda e si capisce essere in forma perfetta. Bisogna notare che la sera prima erano a Roma, ma non sono pressati da un tour continuo, avendo avuto giorni a casa prima del viaggio in Italia e sicuramente questo rende in positivo sulla performance.
L’intensità e l’emozione si fanno sentire con l’accorata “I Have A Right”, che resta stabile nella scaletta dei Sonata Arctica sin dal 2011, quando uscì il poco apprezzato Stones Grow Her Name. La canzone funziona molto di più dal vivo che in studio e riesce a rendere giustizia al tema dei diritti dei bambini citati nel testo di Tony Kakko. Il pubblico imperterrito continua a cantare quasi sovrastando la band sul ritornello. Viene accolta più freddamente invece la successiva “Life” primo estratto della serata da The Ninth Hour, che vorrebbe essere una canzone da far cantare al pubblico ma risulta meno efficace di altre, per quanto le melodie e le parti di chitarra di Viljanen siano molto ben eseguite.
I Sonata Arctica sono diventati famosi anche per le canzoni più tipicamente power metal, con tempi veloci e la classica doppia cassa a elicottero (e forse alcuni dei loro brani più belli sono proprio in questo stile, almeno per chi vi scrive) quindi il nuovo singolo “Freedom Concept” che non sarà presente però sul nuovo album risulta una bella ventata di puro power metal finlandese. Tommy Portimo lavora come un dannato e si vedono anche dei primi accenni di pogo sia nelle primissime file che anche nelle centrali, segnale che nonostante gli anni i cinque finlandesi sono ancora delle macchine da battaglia quando si tratta di metal veloce, sebbene abbiamo avuto una discografia altalenante nella loro seconda metà di vita ma che sembra essersi ripresa proprio con l’ultimo album Clear Cold Beyond (qui la nostra Recensione). Tony Kakko annuncia che le batterie del nuovo album sono già state completate e che dopo questo tour di celebrazione saranno in studio per registrare il resto.
Ma i Sonata sono anche famosi per le loro ballate strappa-lacrime, e poteva mancare l’onnipresente “Tallulah”? Certo che no, anticipata dalla storia di come in Finlandia in alcuni karaoke sia addirittura bandita essendo troppo richiesta! Pubblico in fermento e grande coro a supportare Tony Kakko rendono “Tallulah” un classico. Discorso inverso per “Closer To An Animal”, presentata con una velata frecciatina a Trump e alle sue guerre, passa abbastanza insipida fra il pubblico che però viene subito ripreso con il successivo brano “8th Commandment”. Un altro estratto dallo storico primo disco Ecliptica, del 1999, veloce e potente con un grande ritornello che il Live Club di Trezzo apprezza molto, sempre bramoso dei grandi classici del passato.
L’intelligenza nella gestione della setlist mette in sequenza un brano dello stesso album che abbiamo sentito live negli anni passati in medley o in versione acustica, ma nella sua versione originale da studio mai, a memoria del sottoscritto: “Letter To Dana” Lo stesso tema, originariamente suonato da un flauto, viene intonato su richiesta di Tony da tutto il Live e l’intensità nella performance si alza ancor di più se è possibile. Resa perfettamente la band rende giustizia alle sue origini, ma senza indugiare e calato il buio in sala è tempo di iniziare la stupenda “White Pearl Black Oceans”, lungo brano tratto dal quarto album Reckoning Night del 2004 e forse una delle canzoni considerate loro capolavoro. L’atmosfera marittima cantata da Tony e la disperazione del guardiano del faro protagonista del testo riescono a raggiungere il cuore, anche nella parti più lanciate e veloci del brano, ulteriore conferma dello stato di grazia di questa sera per la band di Kemi.
“The Wolf Die Young” è l’unico estratto dal controverso Pariah’s Child, in cui anche Pasi Kauppinen ha il suo momento di gloria al basso. La canzone rende, ma passa abbastanza statica nella sua interezza.
Sono ormai anni che Tony Kakko ringrazia il pubblico presente per aver acquistato i biglietti e esclamando che noi ai concerti “manteniamo la musica dal vivo viva” (“You keep the live music alive”) ed è il discorso che introduce poi al pianoforte di Henrik Klingerberg con il brano più famoso della discografia dei Sonata Arctica, ovvero quella “Fullmoon” che da sempre riesce a far cantare “Runaway” a chiunque. In una serata così carica la canzone riesce ancora meglio e grazie agli stop ritmici il ritornello esplode con il solo pubblico. Affiatamento perfetto di Viljanen e Klingenberg sul finale chiudono la scaletta solo temporaneamente, perché dopo il rientro sul palco, accolti di nuovo con un boato, è tempo per un altro brano che non veniva suonato da tempo, ovvero “Victoria’s Secret”, unico estratto da Winterheart’s Guild con l’assicurazione che Tony non indossa intimo femminile, classico riferimento al titolo della canzone ed al marchio di indumenti. Il brano melodico e veloce viene apprezzato e cantato da tutti a conferma di un altro grande classico dei primi album dei Sonata Arctica. Chiude come di consueto “Don’t Say A Word”, carica e aggressiva al punto giusto, che lascia spazio al siparietto finale con la “Vodka Song” in cui ci si chiede “di cosa abbiamo bisogno?” Vodka!
Personalmente ho visto i Sonata Arctica dal vivo decine di volte e uno show come quello di stasera mancava da molti anni: la carica e la perfezione tecnica trasparivano dal palco per raggiungere il pubblico e il divertimento di ambo le parti era palpabile. Che dopo i live acustici durante il periodo covid, Tony e soci si siano ripresi un po’ di brio era evidente con l’ultimo disco e la conferma dal vivo è arrivata. Ora dobbiamo attendere il nuovo album per capire se è stato solo una felice parentesi o un vero ritorno alle origini che sono state celebrate in questo tour per i 30 anni!

Scaletta Sonata Arctica

  1. Paid in Full
  2. Black Sheep
  3. I Have a Right
  4. Life
  5. Freedom Concept
  6. Tallulah
  7. Closer to an Animal
  8. 8th Commandment
  9. Letter to Dana
  10. White Pearl, Black Oceans…
  11. The Wolves Die Young
  12. FullMoon
  13. Victoria’s Secret
  14. Don’t Say a Word
  15. “Vodka Song”

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