PHASMA – Purgatory

Titolo: Purgatory
Autore: Phasma
Nazione: Grecia - Stati Uniti
Genere: Technical/Blackened death metal, Deathcore
Anno: 2026
Etichetta: Trascending Obscurity Records

Formazione:

Jason Athanasiadis (Kawir) – Chitarra
Luis Ferre (Gravecarver) – Voce

Ospiti:
Bill Nanos (Dead Congregation) – Batteria
George Markantonis – Basso


Tracce:

01. I
02. II
03. III
04. IV
05. V
06. VI


Voto del redattore HMW: 8/10

Visualizzazioni post:362

La prima impressione che mi hanno dato i Phasma è stata quella del “non so, hanno qualcosa, non so cosa, ma ce l’hanno”. Chiaro, no? Forse no. Ascoltando il duo greco-americano mi sono sentito rigenerato e rincuorato. Dopo aver forzatamente ascoltato qualche disco banale di qualche gruppo banale, mi è capitato tra le mani questo Purgatory e non so perché, ma mi è scattato qualcosa. Mi ha appagato, parecchio. Quel qualcosa ce l’hanno.

Senza timore di buttare nella mischia ogni genere estremo, i  Phasma ci deliziano di una mezz’ora scarsa di musica con dei brani convincenti, una produzione all’altezza e un’esecuzione impeccabile. Nessun riempitivo (e ci mancava pure, visti i ventisei minuti totali di durata…) e idee a iosa. Con una bella copertina che.. ah no, quella no. Non mi è piaciuta per niente. Anonimamente anonima.

Sei brani nominati semplicemente con numeri romani progressivi (se penso agli Eximperitus e ai loro lunghissimi titoli che hanno come risultato il farmi uscire sangue dal naso per la loro complessità…) e un titolo che rimanda al limbo nel quale non si è rimasti intrappolati “sotto lì”, ma neanche si è riusciti ad arrivare fin “sopra là”. Aggiunta finale doverosa, con rima baciata, di “lupo ulu-lì, castello ulu-là”.

Visto che oggi mi sento poeticamente criptico, passerei direttamente ai brani cercando e sperando di essere maggiormente chiaro. Il disco comincia con “I”, un pezzo veramente calato nell’oscurità, con punte di pura furia animalesca e suoni cupi e selvaggi che vengono proposti con incredibile precisione e pulizia. L’inizio è incredibile.

Si continua con “II”, una sferragliata di brutal senza mezzi termini. Accenni death vengono richiamati in sottofondo, ma la rabbia primordiale riversata in questo pezzo è veramente putrida e marcia. Anticipa il black di “III”. Malefica, maligna o più semplicemente cattiva, questa canzone dà voce ai demoni dell’oltretomba in un rito funereo e carico di zolfo all’inverosimile. A questo punto mi accorgo che mancano solo tre pezzi alla fine. Diamine, dura troppo poco. Un paio di pezzi in più ci sarebbero voluti, quindi mezzo voto in meno. So che la band non ci dormirà stanotte e quindi ci tenevo a puntualizzarglielo.

Voce incontrollata e lancinante accompagnata da una chitarra morbosamente efficace rendono “IV” un momento di pura paura incontrollata. Questo è un voler scendere negli inferi accompagnati da mostri satanici che minano alla tua salute mentale con sussurri di lontani traumi infantili. Da pelle d’oca.

Infine, il deathcore entra prepotentemente in scena in “V”. Magistralmente eseguita con dei riff che viaggiano come un treno deragliato, ha nella follia del suo ritmo il punto di forza. Questo vuol dire mettere insieme musica estrema con estrema bravura. Oggi va così, mi piacciono i giochi di parole.

“VI” ha un momento blast beat e un suono d’organo che agitano e calmano nello stesso momento. Un saliscendi di emozioni semplicemente estenuante e… bello!

Mi piace definirli “randagi”. Un gruppo che vive per conto suo, non guarda in faccia nessuno e vaga senza timori alla ricerca di cibo e prede da sacrificare al proprio appetito.

Non c’è un attimo di tregua. Il tempo è volato sulle note ammuffite e maleodoranti di Purgatory. Un pugno allo stomaco ben assestato da quando premi play fino a quando non schiacci stop. Un ko al tappeto di puro godimento malefico.

L’anima nera è venuta fuori. Ha preso possesso dell’album e ha sputato fuori un signor disco.

Animaleschi al punto giusto, i Phasma hanno quel qualcosa e quella capacità di riprodurlo in musica che finalmente mi fa capire che cosa sia questo benedetto “qualcosa”. E confermo, ce l’hanno, e anche in abbondanza. Che cosa? Quell’istinto killer micidiale.

Abbondantemente sopra la media e sopra a tanti gruppi ben più blasonati. Chi vuol intendere intenda. Tutti gli altri in camper.

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