CYCLONE – Know Unto God

Titolo: Know Unto God
Autore: Cyclone
Nazione: Belgio
Genere: Thrash metal
Anno: 2026
Etichetta: M-Theory Audio

Formazione:

Guido Gevels – Voce
Stefan Daamen – Chitarra


Tracce:

01. Eliminate
02. Known Unto God
03. I Fear Myself
04. Nothing Is Real
05. The Truth Lies


Voto del redattore HMW: 6,5/10

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Formatisi nel 1981 e con due album all’attivo, I Cyclone hanno deciso di far uscire quest’anno un nuovo EP dal titolo Know Unto God. Diciamo che “prolifici” non è sicuramente il loro secondo nome. Bisogna però aggiungere che si sono presi una pausa di sedici anni dal 1993 al 2019, anno del loro ritorno. Una pausa caffè molto, molto lunga.

Brutal Destruction e Inferior To None sono stati due dischi di ottimo livello che facevano parte del mio repertorio da “esperto”. Mi spiego meglio, nei primissimi anni novanta, quando volevo giocarmi la carta del “so tutto io per quanto riguarda il thrash”, tiravo fuori questi due titoli del gruppo belga e facevo la mia onesta figura davanti agli amici. Il gruppo mi piaceva, e non poco.

Quando ho saputo dell’uscita di questo EP (ci siamo sprecati eh) mi ci sono buttato a capofitto. Della formazione originale sono rimasti solo Guido e Stefan. Altri musicisti non vengono citati, ma da cosa ho potuto reperire in rete, la “rimanenza” è formata da un’altra band belga, i Sanity’s Rage.

Fiducioso, inizio l’ascolto. Mi viene quasi voglia di richiamare i vecchi amici e dir loro del ritorno dei Cyclone. E di fare di nuovo la mia onesta figura.

Partono subito rocciosi con “Eliminate” e da subito mi accorgo che la produzione è, ad essere gentili, essenziale. Scelta voluta? Credo di sì. Resa finale? Non un granché. Tornando al pezzo, l’atmosfera Bay Area mi suona strana, diversa.  Anche se di loro, temo, sia rimasto poco. Probabilmente solo l’ottima voce di Guido, quindi provo a chiudere gli occhi e immaginarmeli nella nuova versione 2026. L’inizio è discreto, e disco così perché voglio loro un gran bene. Vediamo come si evolve la situazione.

“Known Unto God” è un altro brano monolitico. Si sente il muro sonoro imponente e costante. Thrash erano e thrash sono rimasti. Ed anche in questo in caso è Guido a far la voce grossa, nel vero senso della parola, sfoderando una prova maiuscola. Ok dai, la situazione non si sta evolvendo, ma portiamo pazienza, vediamo che cosa succede ora. Per sicurezza incrociamo anche le dita e tocchiamo le sfere.

A metà di “I Fear Myself” tiro fuori il libro dei salmi e inizio a pregare affinché accada qualcosa. E invece… Solita rocciosità, solita moniliticità… solita storia. Musica tosta, per carità, ma dopo un po’ ( proprio po’) inizi a pensare: “bella, ma, non so, tutto qua?” oppure “ma il primo pezzo è finito, o stiamo già ascoltando il secondo?”. Traete le vostre conclusioni, io intanto cerco di capire a che punto sono arrivato del disco.

All’inizio della quarta, “Nothing Is Real”, il problema continua. Mi piacciono, sempre e, forse, solo perché gli voglio bene, ma non mi esaltano e mi sembra tutto così simile, o forse è meglio dire tutto uguale. L’entusiasmo iniziale è calato parecchio. E questo è il pezzo migliore del disco. Ma siamo sempre lì, siamo su un aereo che fa fatica a decollare e quando ci riesce, vola basso. Dannatamente basso.

L’ultima è “The Truth Is Lies” e, niente, non riescono a coinvolgermi. Provo a scapocciare, ma il fatto che me ne ricordi solo adesso e che cerchi di impormelo da solo non è un buon segno. E vabbeh, il disco è finito.

Ho un retrogusto amarognolo. Forse avevo troppe aspettative. Non siamo tornati ai vecchi fasti dei Cyclone e mi spiace tantissimo.

Le canzoni prese singolarmente vanno anche bene, ma quando ne hai ascoltate due, ne hai già abbastanza e hai già capito dove vogliano andare a parare tutte le altre. Probabilmente la dimensione più breve di un EP è stata una scelta, alla fine, corretta e l’acquolina in bocca che mi era venuta prima di ascoltare il loro lavoro mi si è prosciugata completamente. Con un album completo avrei fatto fatica ad arrivare alla fine senza un libro religioso come accompagnamento.

Spero che in futuro cambi qualcosa, che ci sia qualche guizzo in più, qualche variazione, qualcosa di diverso insomma, e, soprattutto, un qualcosa che li identifichi meglio, come una volta. Perché adesso mi sembrano una band come tante altre e non come quella che è riuscita a sfornare quelle due gemme degli anni ottanta.

Guido rimane un grande cantante, ma non basta. Solo lui non basta più.

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