POSSESSED + Chronic Hate + Deathox + Sum Herald + Extinction – 12/06/2026 – El Barrio, Torino


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European Tour 2026

POSSESSED + Chronic Hate + Deathox + Sum Herald + Extinction

El Barrio, Torino

12 giugno 2026

Non potevo rimanere indifferente davanti a questa ghiotta occasione. Un concerto che ha percorso l’asse Torino-Cuneo-Torino con annessi spostamenti di location che hanno reso possibile la discesa in terra italica del gruppo storico americano. Una data inizialmente fissata nel capoluogo piemontese, all’Hiroshima Mon Amour, poi spostata al Parco Nuvolari di Cuneo e. infine, ricollocata presso El Barrio di Torino. Come già anticipatovi in altri report, a dieci minuti di macchina da casa mia.

Al che, dopo aver ringraziato gli dei del metal per questa botta di fortuna, ho deciso di prendere armi e bagagli e di assistere allo show dei Possessed. Insieme a loro altre quattro band italiane:  gli Extinction, i Sum Herald, i Deathox e i Chronic Hate. Una bella serata estrema che promette fuoco e fiamme.

Non mi sembra vero di poter vedere Jeff Becerra a pochi chilometri da casa e per questo, ringrazio la LM Productions, che si è prodigata a risolvere i vari problemi che hanno minato questo live e  che sono riusciti a risolvere portando a compimento quella che sembrava dovesse essere una “data maledetta”. Ragazzi, grazie per tutto quello che fate nella città sabauda e non solo.

Al mio arrivo al locale trovo altri due redattori, Davide ed Elisa, fantastiche persone con cui condividere una bella serata metallica e poter parlare di musica e affini. Ci raggiungerà un altro redattore, Vittorio, il nostro maestro jedi di pogo e cintura nera di “sversamento bevande alcoliche sui vestiti altrui” che provvederà, come suo solito, a rovesciarmi maldestramente addosso un suo drink. Vittorio, ti voglio bene.

Orario previsto di inizio ritardato di quindici minuti. Poco male, entro nella sala e, incrociando le dita, pregando i miei santi, Lemmy e Ozzy, mi auguro che la temperatura interna sia sopportabile. E così è, meno male.

Non resta che attendere l’inizio. Daje.

I primi a salire sul palco sono gli Extinction. La band torinese, vista il mese scorso all’Alexandrian Metal Assault, ha una scaletta accorciata a quanto sentito in precedenza, ma la carica dei cinque musicisti non è da meno a quanto proposto in altre occasioni. Ho visto altri loro live e confermo quanto di buono già scritto su di loro.

Il gruppo è reduce dalla pubblicazione del loro ultimo disco The Horned God (se avete voglia, leggete la recensione del sopracitato redattore Vittorio) e i brani proposti questa sera sono tutti giustamente estrapolati dalla loro ultima fatica.

La presenza del pubblico in sala, visto l’orario, è ancora diciamo “ridotta”, ma questo non intacca minimamente la voglia e la professionalità della band che ci offre la solita prova positiva e quadrata.

Coesi e rodati al punto giusto dalle numerose date che stanno sostenendo, non lesinano impegno e sudore regalandoci un mezz’ora di classico death metal che soddisfa il palato dei presenti e prepara il terreno per i gruppi che seguiranno.

Io gli Extinction li conosco bene e so quanto valgono. Se avete l’occasione, andate a vederli dal vivo o ascoltate qualche loro album. Se vi piace il death, vi piaceranno sicuramente.

Ora ho un quesito che rivolgerò direttamente a Danilo, il chitarrista, al nostro prossimo incontro:  “ma con ‘sto caldo, come mizzega fai a tenerti il cappello in testa (spero almeno di cotone e non di lana) mentre suoni?”.

Ho sudato il doppio solo a guardarlo.

Scaletta Extinction

01. Intro – The Horned God
02. Jukai
03. Wendigo
04. Mania
05. Llorona
06. Pan

Formazione Extinction

Howling Sstar – Voce
Danilo Bonuso – Chitarra
Alessandro Villa – Chitarra
Lorenzo Catolla – Basso
Lorenzo Aimo – Batteria

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Il gruppo veronese non lo conosco. Salgono sul palco pittati di tutto punto e temo un “tutto fumo e poco arrosto”. E, da buon vegetariano, potrebbe anche andarmi bene. Ma questa sera ho voglia di sentire musica estrema fatta bene, con anima e tecnica. Non è che questi hanno più immagine che sostanza? No. I Sum Herald sono un gruppo spaziale. Piaciuti veramente tanto e, come al solito, il mio istinto iniziale ha fortunatamente fatto cilecca.

Segnatevi il nome di questi ragazzi perché mi hanno semplicemente impressionato per bravura, capacità di tenere il palco, cazzimm’ e tecnica.

Band di quattro elementi animata da un onesto marciume che riesce ad infettare la sala e i presenti con il suo blackened death metal  e i brani del loro primo ed unico disc,o Sum Herald On Earth e che provvederò immediatamente ad ascoltare per intero.

L’atmosfera malsanamente black  che diffondono nell’aere, mista alla loro simpatia e blasfemia tipicamente veneta, me li fanno salire sul gradino più alto del podio  (Possessed fuori gara eh).

“Prophecy Pt.!” E “Flowing Of Aeons” sono pezzi che colpiscono direttamente alla bocca dello stomaco, lasciando un retrogusto piacevolmente acido in bocca che ti porta a gustare a pieno la loro musica. Andrea, Federico e Jacopo occupano benissimo il palco, fisicamente sanno riempire gli spazi e tecnicamente ci sanno fare. Per apprezzarli meglio mi sono dovuto spostare a metà sala, dove i suoni sono nettamente migliori. Stella di merito da appuntare sul petto per il batterista Giovanni, una drum machine oliata alla perfezione, precisa e puntuale. Bravo gGovanni, la prossima volta voglio vederti con la stella in bella vista, te la sei meritata.

I Sum Herald chiudono con “War To The False Gods” e “The Saurian Plague”. Due pezzi che hanno l’anima nera dentro. Nient’altro da aggiungere, chiusura maleficamente perfetta.

Mi spiace che abbiamo già finito. Va beh, me li faccio bastare e posso sinceramente dire: “non vedo l’ora di rivederli!”.

Scaletta Sum Herald

01. Advent- – Sum Herald On Earth
02. Prophecy Pt.1
03. Shar Nin Ki Saur
04. Flowing Of Aeons
05. Blackening The Fortress
06. War To The False Gods
07. The Saurian Plague

Formazione Sum Herald

Andrea Mirandola – Chitarra
Federico Bisicchia – Voce
Giovanni De Fraja – Batteria
Jacopo Li Vigni – Basso

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Band nota nell’ambiente torinese, i Deathox si esibiscono davanti ad un nutrito numero di persone che ha cominciato a riempire la sala. Non poche le t-shirt tra il pubblico con il loro logo e molta voglia da parte del sottoscritto di rivedere una loro esibizione dopo poco più di un annetto dall’ultima volta e con una formazione quasi completamente rinnovata.

Due gli album ad oggi, con l’ultimo, Hallucinations, uscito nel 2025. Siamo davanti ad un thrash metal con diverse contaminazioni, ma soprattutto siamo davanti ad un gruppo che il palco lo devasta.

L’anima selvaggia e animalesca dei cinque musicisti è pienamente espressa dal suo cantante, Alex, un frontman che domina la scena e il palco. Beky, fondatore e figura storica dei Dethox, non è da meno. Un grillo “saltante” che impazza a destra e a manca rendendo partecipe il pubblico della sua follia live.

Ottimi gli innesti di Fabio, Lucas e Andrea. Non che debba certificarlo io, ma ci tenevo a dire che ho gradito la loro prova.

Iniziano con “Lifeless” e “Forgettable” ed è chiaro da subito che cambia il genere ma non l’intensità. Il loro thrash è un concentrato di assoluta risolutezza che ti obbliga a scapocciare come un forsennato dall’inizio alla fine.

“Hungry” e “No One Talks To Me” hanno il piglio giusto per assuefarti alle loro “panteresche” sonorità.

Il pubblico gradisce, loro ricambiano e non mollano di un centimetro. La loro conquista è stata fatta. L’obiettivo finalesi sta avvicinando e quindi quali migliori brani scegliere per chiudere questo frenetico viaggio in loro compagnia, se non “Out Of Power” e “Shut Your Mouth”?

Finale maestoso e parole di incoraggiamento di Alex verso la scena underground. Parole sante, non si supporta mai abbastanza, ricordatevelo.

Avendo visto i Deathox all’opera su un palco più grande rispetto all’ultima volta, posso confermare che il palcoscencio è la loro naturale dimensione. Per carità, anche su disco rendono pienamente, ma dal vivo il loro sudore diventa il tuo sudore. Poesia.

Scaletta Deathox

01. Lifeless
02. Forgettable
03. My Jail
04. Black Dust
05. Hungry
06. No One Talks To Me
07. Out Of Power
08. Shut Your Mouth

Formazione Deathox

BeKy  – Chitarra
Alex Framarin – Voce
Fabio Vellano – Batteria
Lucas Valadao  – Chitarra
Andrea Maddaloni – Basso

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Altro giro, altra corsa, e si ritorna al death, signori. E che death. Siamo all’ultimo gruppo di spalla, i Chronic Hate, formatosi nel 2001 e con all’attivo tre album più demo ed EP vari.

Da subito mi colpisce il muro sonoro della band. Una solidità micidiale che mi spinge a piazzarmi al centro della sala a cogliere quella che, secondo me, è l’essenza della loro esibizione: la compattezza.

Se al popolo italico, esterofilo di natura soprattutto nel metal, dicessi che i Chronic Hate sono svedesi, tedeschi o “ammericani”, sarebbe disposto a comprare la discografia completa con annesse magliette di ogni taglia al grido di: “e non c’è niente da fare, all’estero il death lo sanno fare alla grande”.

Purtroppo, anche loro fanno parte di quella schiera di gruppi di cui non mi capacito del perché non abbiano il successo e il riconoscimento che meritano. O meglio, il perché lo so, ma faccio finta di non saperlo per non farmi salire la carogna e iniziare ad inveire contro quel qualcosa che evidentemente nel sistema musicale italiano ancora non funziona e, quasi sicuramente, mai funzionerà.

Ma tralasciando le polemiche e tornando al sodo, i ragazzi friulo-veneti  (non so se si dica così) mi hanno sfondato la cassa toracica.

L’inizio con “The wrong”, “Regurgitated Brains” e “Handcuffed” è un uno-due ( e tre) spaventosamente efficace e che mira al sodo. Poche chiacchiere, tanta sostanza e cattiveria.

Il cantante Andrea è una figura monumentalmente  impressionante. Voce perfetta e presenza scenica devastante. Fidatevi, ha sempre ragione lui.

La sezione ritmica è un macigno che rotola costantemente e che ti riempie le viscere fino a sfondarti lo stomaco con un Alien impazzito. Marco e  Nicolàs, beh, complimenti.

“Blastphemy” e Born To Appear” sono pezzi, ma anche gli altri non sono da meno, che hanno l’argento vivo. Una sonorità gustosamente disturbante che ti ricorda del perché ti sei avvicinato a questo genere musicale estremo. Massimo e Daniele ci deliziano, con le loro chitarre, di quel matematico caos che questo tipo di musica richiede. Ma che bello è il death metal?

L’ultima è “Chronic Hate”. E non poteva essere altrimenti. Esibizione maiuscola di un gruppo di grande spessore. Sono la prova che In Italia il death lo sappiamo fare. Punto.

Scaletta Chronic Hate                                                                                                                                                          

01. Intro
02. The Wrong
03. Regurgitated Brains
04. Handcuffed
05. Contaminations
06. Blastphemy
07. Visions
08. Born To Appear
09. Subjugated Minds
10. Chronic Hate
11 . Outro

Formazione Chronic Hate

Andrea Mezzarobba – Voce
Massimo Andretta – Chitarra
Daniele Tollon – Chitarra
Marco Serodine – Basso
Nicolàs Petri – Batteria

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Forte emozione questa sera. Sono attaccato alla cassa sul palco in attesa dei Possessed. In attesa di Jeff. Io di quest’uomo ho solo e sempre pensato che alla distribuzione dei testicoli nella notte dei tempi, lui abbia fatto il giro minimo quattro volte. Con tutto quello che gli è capitato è sempre lì, nonostante tante altre cadute personali, è lì. senza mollare, a fare quello che ama e a farlo con una passione e determinazione che me lo fanno amare incondizionatamente. Non aspettatevi un report obiettivo, non sono in grado di farlo, sono troppo di parte.

Jeff ora è sul palco, a due metri da me. Sorridente, dopo aver finito di firmare autografi e fatto foto con tutti, è pronto a trasformarsi in quella bestia posseduta dal demonio che vomita la sua liturgia ai suoi accoliti accorsi ad adorarlo.

E con “The Heretic” avviene la trasformazione. Il sangue gli sgorga dalla bocca e gli impregna le braccia e i vestiti mentre urla con malefica cattiveria la sua alienante liturgia.

“Satan’s Curse”, “Tribulation” e “Demon” si susseguono senza interruzione e il pubblico è in pieno delirio coinvolto in un pogo ininterrotto guidato dal nostro fido Vittorio. Posso solo dire che, per quanto ha pogato, è pronto per correre una maratona. Eroico.

Brividi lungo la schiena quando inizia “Pentagram” e Jeff è incontenibile. Scapoccia, si accende una sigaretta, si beve una birra, si incattivisce per entrare nel personaggio, ma ogni tanto gli scappa quel sorriso che ci ricorda che persona fantastica sia. E come fai a non adorarlo?

I musicisti che lo accompagnano sono anch’essi piacevolmente colpiti dalla risposta del pubblico. Claudeous, nonostante qualche etto di troppo (da che pulpito…), non si ferma una attimo, Chris per un’ora e mezzo massacra la sua batteria con una veemenza e partecipazione tale da far sembrare un’officina di tornitura la sua postazione.

Daniel è più pacato, ma non perde occasione per osservare compiaciuto e compiacente quanto sta accadendo attorno a lui. Robert al basso è quello che mi ha impressionato maggiormente. Il suo strumento si sente con una nitidezza rara, e abbiamo potuto apprezzare le sue notevoli capacità tecniche in ogni momento del concerto.

Il live continua sui binari consueti di brutalità e violenza, ma è quando parte “Seven Churches” che vengo trasportato indietro nel tempo e mi ritrovo in cameretta con l’album in mano, pronto a mettere il disco sul piatto e a nascondere la copertina dalla vista dei miei genitori. La croce rovesciata del logo per loro sarebbe stata  troppo. Lacrimuccia? Quasi.

E si continua con “Restless Dead”, “Seance” fino a “Death Metal”. C’è bisogna che vi dica l’importanza di questo gruppo? Spero proprio di no.

“March To Die”, “Swing Of The Axe” e fine. Un’ora e mezza intense, feroce, insomma…bella. Sbavature? Errori? Ma che ne so, ve l’ho già detto prima che sarei stato di parte.

La musica estrema la ascolto da sempre. Jeff, tu me l’hai fatta amare.

Grazie.

Scaletta Possessed

01. Intro – The Heretic
02. Satan’s Curse
03. Tribulation
04. Demon
05. Intro – Pentagram
06. Beyond The Gates
07. Dominion
08. Seven Churches
09. My Belief
10. Restless Dead
11. Seance
12. Holy Hell
13. Intro – Graven
14. Intro – The Exorcist
15. Death Metal
16. March To Die
17. Swing Of The Axe

Formazione Possessed

Jeff Becerra – Voce
Daniel Gonzalez  – Chitarra
Claudeous Creamer – Chitarra
Robert Cardenas – Basso
Chris Aguirre II – Batteria

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Un buon numero di presenti per la calata in terra torinese dei Possessed. Ho riconosciuto facce anche da fuori regione, segno del grande attaccamento verso questa band.

Le emozioni sono state tante e per quanto riguarda il livello generale delle esibizioni, dal mio piccolo e consueto sondaggio tra il pubblico ho potuto constatare che sono piaciute tutte.

Il fatto di riunire cinque gruppi così validi ha reso la serata a “scorrimento veloce” e senza cali di tensione. Organizzazione generale perfetta e non mi stancherò mai di ripeterlo, ma la LM Productions è una garanzia di qualità.

Ho ritrovato l’audace Vittorio a fine concerto in condizioni sudative veramente importanti. Ha pogato per tutto il tempo dei Possessed, encomiabile. Ho notato i suoi pantaloni quasi completamente bagnati e, scartando l’ipotesi che fosse così contento di rivedermi, ho pensato che si fosse versato addosso per sbaglio qualche drink. Invece era sudore! Non ho mai visto un essere umano con i pantaloni completamente bagnati dal sudore! Vittorio sarai per sempre nei miei ricordi.

Tempo di salutare gli altri redattori Elisa e Davide, mi raccomando leggete le loro recensioni, ne vale la pena, e mi dirigo verso casa.

In macchina ripenso alla serata e di tutto quello a cui ho assistito in questa occasione, sapete cosa mi rimarrà impresso in modo indelebile? Il suo sorriso. Il sorriso di Jeff.

Nota del redattore Vittorio Manzone:

Aggiungo giusto due righe per raccontarvi le impressioni su una serata comunque sia divertente e che è riuscita ad attirare un folto pubblico nonostante il prezzo del biglietto – elevato, ma giusto. Dispiace vedere che con il cambiare degli addendi, il risultato non cambia: partendo dagli Extinction, passando per Sum Herald, Deathox e arrivando ai Cronic Hate, non possiamo certo dire che la qualità dell’offerta pre – Possessed fosse di basso livello ed esperienza eppure questo non basta a vedere la pista piena se non solamente all’avvento degli artisti finali, indubbiamente più famosi certo ma accompagnati da band più che degne di essere poste in apertura. Si sa, a Torino ai concerti si va per fumare fuori e farsi vedere, la musica – non sempre ma spesso –  è solo un pretesto. Uno dei tanti piccoli motivi per il quale l’inflazione dei biglietti inizia ad avvicinarsi anche alle fasce della musica “Underground”? Per quanto non si possano considerare underground gli inventori del Death Metal capitanati da un gigante della musica estrema e della voglia di reagire quando la vita sembra metterti K.o.: quel Jeff Becerra indemoniato e super disponibile sin dal suo arrivo fino al momento dei saluti – non starò ad ammorbarvi con mitologiche storie di sfide a braccio di ferro e bevute meschine con una leggenda totale, quelle sono impossibili da esprimere meglio che nei miei ricordi e alle quali rimarrò per sempre legato!

 

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