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Next To Die rappresenta una boccata d’aria fresca, per i Six Feet Under, ma solo se paragonato al baratro in cui la band era sprofondata negli ultimi anni. Sinceramente dopo il disastroso Nightmare Of The Decomposed ho ascoltato più volte le tracce di questo nuovo lavoro , e forse si intravede una piccola luce in fondo al tunnel…
Il disco è prodotto da Jack Owen e dal cantante Chris Barnes e missato e masterizzato da Mark Lewis degli MRL Studios di Nashville.
“Non discutiamo i temi dei testi, ognuno di noi scrive quello che sente”, spiega Barnes. “Ognuno di noi scrive semplicemente ciò che trova interessante”.
Diciamolo chiaramente: la reputazione del gruppo era ormai ridotta ai minimi termini, complici performance vocali imbarazzanti e dischi che sembravano caricature del death metal. Con questo nuovo lavoro la rotta viene parzialmente raddrizzata, ma il risultato resta un’opera a metà, capace di esaltare e irritare nello stesso identico momento.
L’ album è stato deliberatamente diviso in due metà concettuali ben distinte: la prima dedicata a un death metal più veloce e serrato, che tenta di riallacciarsi direttamente alla scuola di Tampa della fine degli anni ’80.Una scarica di pura adrenalina death/thrash, veloce e aggressiva.
La seconda metà è invece dominata dal classico approccio groove cadenzato che ha storicamente definito il marchio death ‘n’ roll dei Six Feet Under, che richiamano i fasti dell’esordio storico Haunted.
Il vero salvagente del disco si chiama proprio Jack Owen. L’ex chitarrista dei Cannibal Corpse ha preso in mano le redini del songwriting e ha imposto una struttura dinamica salvando l’ascoltatore dalla noia.
I veri problemi per i Six Feet Under, purtroppo, iniziano quando entra in gioco la voce. Chris Barnes mostra un timbro leggermente più pulito e controllato rispetto ai disastri del recente passato. I terrificanti scream striduli degli ultimi anni sono stati ridotti al minimo , ma il suo growl resta l’anello debole. Mark Lewis ha salvato la performance vocale da studio.
Rispetto ai disastri di Nightmares Of The Decomposed ,tuttavia, il risultato resta debole. La voce è piatta, priva di quella profondità del passato e totalmente priva di dinamica. Quando la musica spinge e accelera, la voce fatica a seguire il passo, spegnendo l’energia che la band cerca di creare. A questo si aggiungono testi pigri e banali, che ormai non impressionano più nessuno.
“Next to Die” la title-track purtroppo fallisce l’obiettivo, è un brano scialbo, privo di mordente e costruito sulla ripetizione pigra dello stesso riff per tutta la sua durata, senza cambi di tempo significativi.
“Unmistakable Smell of Death” il primo singolo estratto è un palese omaggio al sound dei Cannibal Corpse. Qui i riff di Owen e il basso fangoso si incastrano alla perfezione, redendo la traccia fra le più apprezzabili dell’intero album.
“Ill Wishes”, il brano finale, devia dai canoni classici. Inizia in modo spettrale con una chitarra pulita e Chris Barnes che sussurra testi nichilisti sulla fine della sua vita, per poi esplodere in una sfuriata distorta che chiude il disco con una rara nota di vera tensione.
La verità sta nel mezzo. Chi si aspetta la rinascita del death metal o il ritorno ai fasti di Haunted rimarrà profondamente deluso: Barnes non ha più la forza per reggere un disco di quel livello e molto lo devo all’ottimo missaggio. Allo stesso tempo, bocciarlo come spazzatura totale è ingiusto nei confronti di Owen e Pitruzzella, che ci hanno messo l’anima per confezionare riff e ritmiche di tutto rispetto.
Ascoltate Next To Die , a voi l’ardua sentenza…



