Visualizzazioni post:325
Brutali. Bravi. Italiani. Non mi sembra vero di ascoltare un album di blackened death war metal con un suono così incisivo della batteria. E non intendo solo a livello italiano, attenzione, ma a livello galattico. Forse un po’ esagerato, ma perdonatemi, essendo gli Ignobleth un gruppo nostrano, mi faccio trasportare dal sentimento tricolore e ragiono “de core e de panza”.
Il trio modenese, dopo l’EP Voidspawn Sacrifice ancora molto acerbo e che, onestamente, non mi era piaciuto un granchè, tornano quest’anno con il loro esordio sulla lunga distanza intitolato Manor Of Primitive Anticreation.
Mamma mia che salto di qualità. Partito prevenuto dal loro precedente lavoro (eh sì, senza girarci ancora attorno, non mi era proprio piaciuto), mi avvicino al loro album con una leggera titubanza. Poco speranzoso, sin dalle prime note il mio pessimismo è stato spazzato via velocemente dall’ottimo livello produttivo del disco e dall’altrettanto eccellente livello delle canzoni proposto. Anche se non sono di quelle parti, mi è uscito spontaneo un “socc’mel che roba” sincero.
Non so a cosa sia dovuto questo cambiamento in positivo, ma la maturità raggiunta è veramente tanta. Il loro war metal, caotico, aggressivo, cattivo, sporco e altre varie ed eventuali, ha un distintivo marchio di fabbrica, un’identità ben precisa che si riesce a collocare nel loro modo d’essere e di suonare. Questa caratterizzazione forte della loro impronta denota un carattere impavido e deciso a dispetto della “giovine” età.
Se proprio dovessi fare un appunto, e visto che ci sono lo faccio, gli intermezzi di un minuto e mezzo, ben quattro (in realtà il primo è più un’introduzione), li avrei evitati. Non aggiungono nulla. Anzi, forse interrompono momentaneamente il flusso di adrenalina che gli altri pezzi riescono a iniettarti nelle vene fino a raggiungere capillarmente l’interno del sistema nervoso e i pochi neuroni rimasti nel cervello. Ma si sa, a me non piacciono mai gli intermezzi negli album. Pazienza, me ne farò una ragione, anzi, me la sono già fatta, ma loro si sono giocati il mezzo voto che li avrebbe spediti lassù, nel sacro e ambito, credo da tutte le band del pianeta, olimpo degli “HMW Top Album”.
Ma tornando a noi, e al disco, “Obelisk of Deformity” è il pezzo che denota la loro crescita. Inizio calmo, doom, e successiva esplosione mostruosa di quanto detto sopra. Tecnicamente interessante la successiva “Warped Abyssal Architectures”, con passaggi ritmati che esaltano le parti di batteria che, insieme ai giochetti di chitarra, addolciscono momentaneamente la tensione sonora accumulata al momento.
“Forked Tongues” e “And The Lunar Mass Shatters” riprendono il discorso da dove l’avevano lasciato, ovvero “viuuulenz!!!”.
Ma ora calma e sangue freddo, perché siamo arrivati a “Proselythe Pig I” e “Proselythe Pig Ii” , il loro manifesto. Quanto di più oscuro, malefico e pesante questi ragazzi possano offrire. A costo di essere ripetitivo, ma la loro costruzione caotica non presenta momenti di cedimento o dimenticanze che possano distrarre l’ascoltatore dal filo robusto e spinoso della loro contorta logica musicale. Se non fossi astemio, ora ci vorrebbe una birra.
Gli ultimi due brani, ” Manor of Primitive Anticreation ” e “Among The Seventy-Two Embalmed Ekpyroptic” chiudono il discorso. Game, set, match. Partita vinta.
Il caos controllato e dominato dalle mani sicure dei tre musicisti fa sì che tutto rientri perfettamente nell’ordine preciso da loro previsto. Riascoltando più e più volte si colgono le varie differenze e particolarità, quasi sempre sull’ordine del marciume e della bestialità, impresse a caldo come un marchio indelebile all’interno della struttura dei pezzi.
La cura di questa produzione riguarda anche la copertina, ad opera di Bryan Mata. Un lavoro in bianco nero che ti lascia addosso una sensazione urticante di soffocante, melmoso e strisciante.
L’evoluzione incredibile di questa band ha portato dei benefici enormi. Sicuramente questo contribuirà a continuare e a migliorare il discorso intrapreso e a innalzare il loro percorso di crescita. Dal canto mio non posso che elogiare questi ragazzi per quanto offertomi in questi tre quarti d’ora di pura prepotenza sonora. Non oso immaginare cosa possa succedere con questi pezzi durante un pogo ad un loro concerto. Parafrasando la celebre frase del film “Lo Squalo”, riassumerei il tutto con un “ci serve un’ambulanza più grossa”.
Ecco, con questa frase credo di aver reso l’idea di cosa siano gli Ignobleth.
Volete sfogarvi con del war metal fatto bene? Volete ascoltare un bell’album e scapocciare fino alla nausea? Bene, procuratevi Manor Of Primitive Anticreation.
Consigliato, ci metto la faccia (e capirai, direte voi).



