LYNCH MOB – The Final Ride (Live)

Titolo: The Final Ride (Live)
Autore: Lynch Mob
Nazione: Stati Uniti D'America
Genere: Hard Rock
Anno: 2026
Etichetta: Frontiers Music

Formazione:

George Lynch – Chitarra
Gabriel Colon – Voce
Jaron Gulino – Basso
Jimmy D’Anda – Batteria


Tracce:

01. Lightning Strikes Again
02. River Of Love
03. No Good
04. Caught Up
05. Hell Child
06. Let The Music Be Your Master
07. Time After Time
08. Paris Is Burning
09. Rain
10. Street Fighting Man
11. It’s Not Love
12. Wicked Sensation


Voto del redattore HMW: 7/10

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Probabilmente siamo veramente alla fine di una lunga storia partita dal 1990 quando George Lynch chiude con gli amati e odiati Dokken e parte con la nuova avventura dei suoi Lynch Mob.   The Final Ride è quindi il regalo d’addio per tutti i fan della band hard rock americana reduce da nove album in studio e  ben trentasei lunghissimi anni di storia. Il disco di debutto Wicked Sensation, trascorre molte settimane nelle classifiche statunitensi  vendendo molto bene. Purtroppo il grunge ferma la corsa di questa nuova band che pur ridimensionata diventa nel tempo un classico gruppo rock di culto. Tra alti e bassi, scioglimenti, cambiamenti di line up e pause varie, il costante punto di riferimento è sempre  il virtuoso e abile George Lynch che in questa raccolta non dimentica il suo illustre e inseparabile passato iniziando proprio con un potente brano dei  Dokken “Lightning Strikes”. Pezzo storico e travolgente registrato, insieme agli altri brani,  presso il locale The Guild Theatre a Menlo Park, in California, durante il tour del 2024. Le canzoni sono poi incise, missate e masterizzate da Chuck Alkazian ai Pearl Sound Studios il quale lascia quella crudezza e  quella sporcizia sonora di una vera e propria band rock che suona dal vivo. Magari e a breve, dopo l’uscita del loro attesissimo nono e ultimo album in studio Dancing With The Devil,  potrebbe anche essere la volta di pubblicare le migliori canzoni del gruppo californiano. Tornando alla scaletta si nota la registrazione di altre due tracce dei Dokken: la metal e ruvida “Paris Is Burning” in cui George si scatena in prolungati e pirotecnici assoli chitarristici seguito da una martellante sezione ritmica e la cadenzata “It’s Not Love”, dove il maestro sprigiona il suo mitico sound fatto di hard rock and blues.

George Lynch afferma: “Quando stavamo scrivendo It’s Not Love, io e Jeff ci siamo ispirati ad Ain’t Talking Bout Love dei Van Halen, ma ovviamente con un contesto musicale completamente diverso!”

Colpisce in positivo la rauca e graffiante ugola di Gabriel Colon (White Wizzard e Gothic Knights) che probabilmente non sarà il massimo nel genere, ma che sinceramente è molto possente e convincente. Rispetto alle sonorità più blues degli ex cantanti Oni Logan e Robert Mason dell’epoca d’oro dei Lynch Mob, il repertorio di Colon è decisamente più aggressivo e provocatorio. Con “Caught Up” entriamo nel mondo delle uscite più recenti dei Lynch Mob, dove si ode un Gabriel chiacchierone che introduce la melodica e bluseggiante canzone ad una rumorosa e festante platea.  Qui si percepisce e si ascolta, ancora di più, un sincero e coraggioso hard rock dall’anima blues e dalla tecnica sopraffina, grazie all’abile e talentuoso Lynch che con la sua precisissima e velocissima tecnica non fa prigionieri. Inni  come “River Of Love”, “No Good”, “Hell Child”, “Let The Music Be Your Master”, “Street Fighting Man” e l’intramontabile brano di chiusura “Wicked Sensation” costituiscono la storia del combo mostrando una formazione  al massimo della sua forza e della sua creatività. In questo concerto emerge naturalmente ed in primo piano l’estro e  la fantastica esibizione di George, il cui inconfondibile tocco di chitarra e tutta la sua fantastica esperienza musicale sono al centro dell’attenzione di un pubblico in estasi che grida e osanna giustamente questo egregio guitar hero capace di lasciare un’impronta indelebile nell’hard rock mondiale. La sua immensa classe è anche supportata dalla bravura di tre musicisti che fanno di tutto nel metterlo nelle migliori condizioni, come il già citato Colon alla voce, Jaron Gulino al basso e Jimmy D’Anda alla batteria i quali sviluppano  una compatta, grintosa ed emozionante performance. I live in generale non suscitano grande interesse tranne che per i supporters sfegatati ma The Final Ride merita di essere ascoltato e apprezzato perché è il conclusivo  omaggio ad una importante band  che suona senza compromessi o calcoli vari dimostrando quanto sia  meravigliosa la nostra immortale musica. La nota positiva è che il chitarrista George Lynch continuerà, in futuro, a suonare e a deliziarci  con la sua magica sei corde fino a quando ne avrà voglia. Noi saremo sempre lì ad udirlo e ad applaudirlo come è giusto che meriti.

1 commento su “LYNCH MOB – The Final Ride (Live)”

  1. ….la questione e’ che i primi due album ,diversi per genere, sono stati i soli davvero eccezzionali!!!….per il resto buio totale….neanche il ritorno di oni logan fece fare un balzo di qualita’ alle composizioni recenti!!!!

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