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Quest’anno al Ferrara Summer Festival la MC2 Live ha fatto le cose in grande regalando ai metallers una bill che ci riporta ai fasti dei cari e mai dimenticati Gods of Metal che ci hanno accompagnato negli anni 90/2000…che tempi..
Il palco infatti ospita Megadeth, Anthrax, Black Label Society, Cavalera Conspiracy, Gaerea e Game Over e leggerli tutti insieme per una data italiana fa quasi impressione.
Prima del racconto della giornata però spenderò due parole in merito all’organizzazione ferrarese che non è stata nemmeno questa volta all’altezza dell’evento senza avere imparato nulla dall’anno precedente, senza scendere nei dettagli largamente evidenziati già sui social e radio, possiamo dire che togliere l’acqua e il cibo per poi speculare in maniera spropositata su chi è venuto per godersi un concerto, non è certo degno di complimenti. La visuale limitata in modo osceno perché non ha voluto cedere al ‘ricatto’ del pit che ormai sembra diventato’ Sky prima fila’ è indecente , per non parlare delle vip area ( a un concerto metal) che già stride solo a pensare di utilizzarla , e dulcis in fundo la gestione da parte della ‘sicurezza’ a dir poco imbarazzante.
Non parliamo poi del volume relativamente basso e dei suoni a tratti discutibili che hanno inficiato le performance delle band per tutta la giornata che già l’anno scorso è stata pesantemente contestata al live degli Slipknot.
Per gestire tutto questo servono professionisti non dilettanti.
La giornata è calda e afosa, ma si parte bene .
Aprono i resident Game Over , che ho potuto apprezzare già a Milano nel 2024 come opener dei ‘Deth , richiamando sotto il palco già un bel gruppo di metallers proponendo il loro old school trash evidenziando un’ottima tecnica e padronanza del palco regalandoci una performance di tutto rispetto mantenendo alta la bandiera del metal italiano.
Seguono i portoghesi Gaerea che ci portano nonostante il sole cocente ad un’atmosfera decisamente più cupa . Il combo portoghese si presenta incappucciato e completamente vestito di nero proponendo un post black metal che unisce tastiere e chitarre creando atmosfere ipnotiche spezzate dallo screaming del frontman Henriques. Atmosfere che mi hanno piacevolmente sorpreso, non avendoli mai visti , ma non entusiasmato. Probabilmente necessitano di un contesto più adatto e sicuramente del buio per essere meglio apprezzati, come ad esempio la successiva data al Legend Club di Milano che renderà giustizia alla proposta dei portoghesi, al momento rivedibili.
Cambio di palco e si alza l’asticella… Il pubblico sottopalco aumenta,compaiono i famosi striscioni “ No Cavalera, No Sepultura” e sopra campeggia la mummia a testa in giù di’ Chaos AD’ e una bandiera ‘antifascit’ è stesa davanti alla batteria. Arrivano i Cavalera Conspiracy a riproporci quello che è a mio giudizio uno dei dischi migliori del metal, che raccoglie testi e tematiche significative uniti da una potenza sonora devastante .
Subito dopo la intro Max in grande spolvero attacca con “Refuse/Resist” , scatenando i presenti che danno vita ad un coinvolgente moshpit sottopalco, ripreso e condiviso dai ragazzi nelle retrovie. Igor è un rullo compressore potente e preciso come sempre , i suoni non son perfetti e penalizzano un po’ i primi pezzi, ma non importa a nessuno perché Max trascina chiunque.
Via via, i suoni migliorano un po’ valorizzando la performance e vengono snocciolati i vari pezzi che compongono l’album tra cui : “Slave New World”, “We Who Are Not As Others” che ha unito i presenti in un potentissimo coro, la bellissima “Kaiowas”, per poi regalarci “Biotech” riaccendendo gli animi dei presenti e chiudere con la volutamente tralasciata in coda “Territory” il tutto accompagnato da Wall of Death e Circle Pit .
Max in realtà ,non la chiude qui e in un attimo ci si ritrova in atmosfera Black Sabbath con la celebre “Symptom Of The Universe” con tanto di ringraziamento al combo inglese e ci saluta con ‘Chaos B.C’ con una più che convincente performance.
La temperatura è alta sia atmosfericamente che dentro l’anima di ognuno dei presenti, l’asticella è già su ma è destinata a salire ancora perché arriva Zakk con i suoi Black Label Society, che apre con “Funeral Bell” , seguita dalla fresca “Name In Blood” tratta dall’ultimo lavoro in studio.
Che dire di mister Zakk Wilde , un mostro come sempre assoli devastanti e tamarrissimi che ne sono il marchio di fabbrica che fanno da cornice a pezzi come “Destroy And Conquer”, “Heart Of Darkness£ per poi arrivare all’atteso omaggio a Ozzy , che forse ognuno di noi aspettava: “No more Tears” , introdotto da quel magnifico solo che penso conosciamo a memoria , seguito dalla strofa intonata da Zakk e ritornello cantato all’unisono dai presenti, che sicuramente è arrivato lassù…
Poi in chiusura l’immancabile e stupenda “Suicide Messiah” e “Stillborn” che sigillano una performance di alto livello, coinvolgente e tamarra al punto giusto lasciando tutti come sempre soddisfatti.
L’intermezzo di marca Iron Maiden sparato dalle casse ci accompagna belli carichi verso il set degli Anthrax che dopo la intro dei Blues Brothers ci sparano addosso “Among The Living” seguita subito da “Got The Time” e qui l’asticella la possiamo pure buttare.
Il thrash degli Anthrax è indiscutibile, il modo di stare sul palco di Scott, Frank e Jonathan è unico, divertente e trascinante, e la batteria di Charlie ineccepibile, punto.
Belladonna intona “The Ripper” dei Judas prima di lanciarsi nella potentissima “Madhouse” seguita da “Caught In A Mosh” che animano il pubblico. Per poi arrivare a una sontuosa “Keep In The Family” e la nuova “It’s For The Kids” .
La chiusura ovviamente è lasciata ad “Antisocial” come sempre cantata a squarciagola da tutti e “Indians” dove gli stessi Anthrax, curiosamente fermano la musica facendo notare al sottostante pit che non stava facendo abbastanza casino, sottolineando l’ottima prova e coinvolgimento dei ragazzi nelle retrovie… Queste cose una volta non succedevano .. chi stava nel Pit usciva con le ossa rotte non andava a una scampagnata… ma purtroppo sembra che adesso il Pit sia diventata la poltronissima… e sinceramente questo dispiace un po’ e a mio giudizio certe persone ovviamente non tutti , piuttosto che fare le mummie sotto palco è meglio che stiano nelle retrovie e fare posto a chi la musica la vive dentro, per non entrare nel merito del prezzo dei biglietti che ormai funzionano da spartiacque (nda).
Al di la di questo appunto personale condivisibile o meno, a mio giudizio gli Anthrax hanno regalato la miglior performance della giornata anche dal punto di vista dei suoni .
Cambio palco e veniamo agli headliner i Megadeth. Premetto come tutti sanno che le condizioni del buon Dave non sono ottimali, ma poco importa al pubblico in trepida attesa.
I ‘Deth aprono con “Tipping Point” e subito a ruota arriva la magnifica “Hangar 18” , il pubblico esplode letteralmente. I suoni però sono letteralmente penosi, le chitarre di Dave e Teemu si confondono, il suono è impastato e i volumi vengono alzati e abbassati senza una logica.. in poche parole un casino.
Il pubblico manifesta il proprio dissenso con un altisonante “volume, volume” ( che ricorda proprio quanto accaduto nella stessa location con gli Slipknot) urlato all’unisono, perché così proprio non si può. Lo show va avanti nonostante tutto questo, la setlist pesca un po’ da tutto il repertorio, ma soprattutto Countdown e Rust, quindi “This Was My Life”, “Take No Prisoners”, intervallate da diverse pause per far riprendere il buon Dave che da veramente tutto e chiacchera anche col pubblico dedicando ai chitarristi presenti “Let There Be Shred”.
Si susseguono poi “Tornado Of Souls” arrivando poi a strizzare l’occhio al noto combo di ‘Frisco con “Mechanix” e l’attesa “Ride The Lighting”. Poi si arriva a “Countdown To Extinction” dove Dave purtroppo ha un po’ arrancato sul ritornello e li ti rendi conto quando il tuo chitarrista preferito, considerato da sempre un mostro di precisione tecnica, torna uomo, fottuto da una cazzo di malattia, e ti fa scendere una lacrimuccia pensando a come l’avevo visto in forma a un palmo dal mio naso all’ Alcatraz di Milano nel 2024.
Seguono la granitica “Peace Sells” con la comparsa del nostro amato Vic sul palco , poi “Symphony Of Destruction” che ormai è considerato praticamente un inno e in chiusura “Holy Wars”.
Dave e i ‘Deth per ora ci salutano così accompagnati da una vera e propria ovazione .
Rimane sul palco la sua Flying V ,che ho fissato per diversi istanti, ad indicare forse la fine della corsa di chi che ha attraversato negli anni il cuore di molti fan , anche se ‘lui’ ha sempre avuto un carattere molto chiuso e schivo con tutti, resta sempre l’unico e grande e ineguagliabile Dave Mustaine e come mi ha detto un amico, al di la della performance non proprio perfetta:
‘Peccato, è stanco, ma ci ha cresciuto . E’ lo zio Dave….’



















