TRANSILVANIA – Magia Posthuma

Titolo: Magia Posthuma
Autore: Transilvania
Nazione: Austria
Genere: Black/thrash metal
Anno: 2026
Etichetta: Invictus Productions

Formazione:

P. Čachtice – Basso, Voce
O. von Schwarzenberg – Chitarra
G. de Rais – Batteria
S. Belus – Chitarra


Tracce:

01. Magia Posthuma
02. Thrall
03. Set The Tombs On Fire
04. Tuberculosis Reigns
05. A Tower To Confess
06. Hallows Of The Heir
07. Poenari By Night
08. The Faustian Bargain


Voto del redattore HMW: 7/10

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Nati nel 2010 con il nome Epidermis, cambiato poi per breve tempo in Old Skull nel 2014 e, nello stesso anno, modificato definitivamente (forse) nell’attuale Transilvania. Il quartetto è una band black/thrash austriaca che quest’anno pubblica il suo terzo disco: Magia Posthuma.

Il loro esordio del 2018, The Night Of Nights, è stato un fulmine a ciel sereno. Un album sorprendentemente audace e così dannatamente valido da aver lasciato un segno tangibile della loro bravura. Il seguito del 2021, Of Sleep And Death, anche se leggermente inferiore, si può considerare un ottima continuazione del discorso musicale intrapreso tre anni prima.

Quest’ultima fatica è un buon lavoro, ma rispetto agli altri due, trovo sia il più debole. Ok, avevo aspettative molto alte, ma Magia Posthuma  è un leggero passo indietro.

Il loro pentolone magico che mescola le varie influenze black, thrash e, perché no, heavy classico con i temi a loro cari in stile vampiri e affini, ha perso parte del suo magistrale appeal iniziale. L’unione dei generi sopracitati è per me un sogno ad occhi aperti e, forse, la mia severità nei loro confronti è eccessiva, ma ammetto di aver fatto il conto alla rovescia con il calendario stile “avvento” nell’attesa di arrivare alla data del giorno di uscita dell’album.

I primi ascolti entusiasti, in parte offuscati dall’orecchio da fan, hanno ben presto perso l’esaltazione iniziale per lasciare spazio ad una sensazione di “sì, bello, ma niente di eccezionale”. E da loro, l’eccezionale, me lo sarei aspettato. Invece, mi si sono assestati su un “normale, come tanti altri”. Mi sta sanguinando il cuore a scrivere queste parole rivolte ad un gruppo che ho amato e, nonostante tutto, lo ammetto, amo ancora.

Si parte molto bene con il primo pezzo che dà il titolo all’album. Una vera discesa negli inferi accompagnati dalle campane maledette che si adagiano sul brano in un’inquietante e ossessionante sinergia. La successiva, “Thrall”, esplora la parte musicalmente più black della band, con arrangiamenti molto particolari che definire eccentrici è limitante. “Set The Tombs On Fire” si lascia andare alla velocità e all’aggressività, i forti richiami thrash lasciano ben sperare per il prosieguo. Infatti, la successiva “Tuberculosis Reigns” continua sulla falsariga della precedente. Molto bene, disco da otto in pagella.

Fin qui occhi e bocca spalancati dalla gioia. Dopo inizia la lenta discesa e i brani subiscono un calo, ma un calo…. Non che siano brutti, per carità, ma non mi dicono niente. Ci assestiamo su una sufficienza, normale, standard, usuale, tipica, insomma, i Transilvania si impegnano ma, forza su, diciamolo tutti in coro, “potrebbero fare di più”. Che modo di dire idiota.

Considerando che i brani sono otto e che la metà di questi sono piuttosto scialbi, ecco spiegata la mia delusione. Oh, alla fin fine, capita anche al primo della classe di non sapere qualche argomento all’interrogazione e di deludere le aspettative del prof. Qui gli argomenti, però, sono quasi la metà…

La magica formula black, thrash e classic lascia a tratti spazio ad un black e death più anonimo. E per un vecchio thrasher come me, è una coltellata alla milza. Dicono sia dolorosissima.

Ottima la produzione. La sensazione di trovarsi in un castello di una famosa regione vampiresca per eccellenza c’è, le atmosfere gotiche e decadenti si respirano a pieni polmoni e non manca nulla a livello di confezionamento, anzi, il tutto è molto ben presentato. Diciamo così, se non li hai mai ascoltati, il disco lo troverai ottimo e andando a ritroso con gli ascolti sarai sempre più infervorato dalla loro musica. Ma se, come me, li conosci da tempo e hai seguito il loro percorso, una smorfia di dolore a lato della bocca ti comparirà. Purtroppo.

Non stupitevi del voto. Nonostante la mia parziale delusione, il disco non è male.

Pazienza, vi voglio bene lo stesso ragazzi. Vi aspetto per il quarto. Solo una cosa: “se si potesse un po’ più di thrash, se si potesse”.

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