MATTADOR – III

Titolo: III
Autore: Mattador
Nazione: Portorico
Genere: Hard Rock
Anno: 2026
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Carlos Benitez – Batteria, percussioni, cori e voce solista
Abraham Millett – Basso e tastiera
Miguel Rodriguez – Chitarra, chitarra solista e violino
Mike Villegas – Voce solista, chitarra acustica


Tracce:

01. Awake
02. Black Water
03. Out For Blood
04. Say You’ll Stay
05. Levitate
06. Crawling
07. Same Kind Of Crazy
08. Falling Backwards
09. Portal
10. Slow Down
11. Moksha
12. No Way Out


Voto del redattore HMW: 7/10

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Ormai abbiamo un numero infinito di band che si riformano dopo pause che durano decenni e la maggior parte viene poi ripescata dalla nostrana ed esperta Frontiers che tenta di rimetterli in pista per capire se possono avere ancora un seguito. Questo è il caso dei portoricani Mattador la cui visibilità si limita a due album in studio usciti nel 1991 e nel 1994 intitolati entrambi Save Us From Ourselves che riportano quasi le stesse canzoni probabilmente perché uno è uscito solo in versione spagnola. Il quartetto è noto per i suoi esplosivi live aperti in passato per gruppi  del calibro di Aerosmith e Iron Maiden. Mattador III è il frutto della reunion del 2022 che vede alla moderna produzione e al mixaggio Bob St John e soprattutto il nuovo bassista, tastierista e polistrumentista Abraham Millett (Third Eye Blind). Il resto della formazione è composto dai membri originari Michael Villegas alla voce, Carlos Benitez alla batteria e alla voce e Miguel “Tito” Rodriguez alla chitarra e al violino. Il sound del combo di Portorico unisce la melodia del rock classico e melodico con una vena di potente e attuale hard rock al quale i musicisti aggiungono un pizzico di progressive. Lo si sente immediatamente con l’iniziale e breve “Awake”, dove gli artisti aprono vorticosamente e in modo sinistro le danze con un possente muro di campionatori e con dei spigolosi riff chitarristici cambiando poi in corso d’opera toni e tempi con il cantato malinconico ma anche incavolato del batterista e cantante Carlos Benitez e di Mike Villegas. I Mattador proseguono con la ritmata e corale “Black Water”, pezzo veloce di puro hard rock melodico in cui l’invadente batteria e il pulsante basso la fanno da padrone. L’ugola del singer sembra somigliare a quella dell’indimenticabile Dio esibendosi in un avvolgente e adrenalinico sound molto vicino ai Judas Priest per una canzone veramente impressionante. Nella successiva e aggressiva “Out For Blood” spicca ancora il puro metal di matrice europea che travolge i timpani dell’ascoltatore più pigro e distratto portandolo a saltare e a cantare a squarciagola. Fenomenale l’assolo chitarristico e al fulmicotone del guitar hero Rodriguez.

Dopo tanta durezza emerge nella sdolcinata e sempliciotta ballata ottantiana “Say You’ll Stay” il lato più sentimentale e debole della formazione in cui si apprezza solo il solito interessante e breve assolo di chitarra elettrica. Probabilmente la pacatezza e la tranquillità non si addicono molto alla loro robustezza qualitativa che esplode subito dopo nella tambureggiante e cadenzata “Levitate”, brano roccheggiante ma mediocre in cui si cerca di dirottare la melodia in un efficace ritornello ma senza un risultato soddisfacente. Ottima però la timbrica vocale e passionale di Villegas accompagnato bene da dei cori di sottofondo e da una base musicale che lo mette nelle condizioni migliori per esprimersi al meglio. I ragazzi vanno poi oltre non facendosi mancare neppure il rock and blues settantiano e classico dei Led Zeppelin in “Crawling”, che sinceramente stravolge tutto ciò che si è udito fino a questo momento.

Purtroppo troppa carne al fuoco che disorienta anche se l’esecuzione strumentale è perfetta. Della serie non e’ ancora finita con le sorprese, in “Same Kind Of Crazy”, troviamo addirittura anche del funky e del glam metal di stampo californiano con un carino e orecchiabile ritornello ma la cui ciliegina sulla torta e’ l’orientaleggiante assolo di chitarra elettrica dell’egregio Miguel. A questo punto del disco sembra di aver perso le coordinate del genere proposto dal gruppo per la troppa varietà dei suoni che rallentano e si calmano di nuovo nello struggente lento intitolato: “Falling Backwards”, guidato dalla chitarra classica e dalle due rilassate e vibranti voci di Carlos e Mike. Bello ed emozionante il mieloso ritornello che mette in pace l’anima e il cuore di chi ha perduto l’amore e vuole recuperarlo. Per completare l’opera i Mattador inseriscono pure due tracce strumentali, come l’atmosferica e coinvolgente “Portal” e l’acustica e inutile “Moksha”. La prima è un’irresistibile canzone hard rock con un raffinato lavoro di chitarra elettrica in stile Satriani, che dimostra la classe e la tecnica esecutiva di Benitez, di Millett e di Rodriguez. Pura esibizione fine a se stessa? Se sei bravo non devi nascondere l’ostentazione delle tue qualità e i Mattador lo fanno sinceramente con eleganza e senza spavalderia.

C’è pure gloria per i Whitesnake omaggiati nell’ultima in scaletta, “No Way Out”, che prende spunto dai suoni del combo di David Coverdale chiudendo con una tipica e nostalgica ambientazione ottantiana che cozza con gli iniziali e freschi suoni dei primi pezzi. Se qualcuno dovesse chiedere che genere fanno i Mattador penso che sia difficile rispondere in quanto attingono da tutte le parti limitando purtroppo la propria personalità artistica ma non per fortuna la loro egregia classe.

Carlos Benitez dichiara: “Crediamo di avere un ottimo album, ricco di canzoni fantastiche, dalle grandi ballate e composizioni acustiche agli inni rock e molto altro ancora. È un’evoluzione della band e ha tutto. La produzione è più orientata verso sonorità organiche, per quanto riguarda il suono dell’album. Non volevamo che suonasse come altre produzioni in circolazione e abbiamo lavorato duramente per trovare il giusto equilibrio, per renderlo potente e attuale, ma diverso da ciò che è considerato standard oggigiorno; e siamo soddisfatti del risultato”.

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