KAPTURA FESTIVAL 2026 Giorno 2 – 25/07/2026 – Campo sportivo, Piea (At)


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Kaptura Festival 2026 – Giorno 2
RHAPSODY OF FIRE + Eldritch + Winterage + Embrace Of Souls + Derdian + Septem + Axeblade + Evilizers
Campo Sportivo, Piea (At)
25 luglio 2026

Sono al secondo e ultimo giorno del Kaptura Festival. Dopo l’entusiasmante giornata di ieri, quest’oggi ci aspetta un’altra maratona di altrettanta intensità. Dal metal estremo del venerdì passiamo al più classico heavy power del sabato, con un cartellone che prevede la bellezza di otto gruppi che sommati ai cinque di ieri fanno tredici. A trentacinque euro. Beh, niente male.

Gli headliner sono i Rhapsody Of Fire, accompagnati nell’ordine da Eldritch, Winterage, Embrace Of Souls, Derdian, Septem, Axeblade e Evilizers. E chi più ne ha, più ne metta.

Inizio fissato alle sedici e previsioni del tempo benevole. Nuvoloso ma senza pioggia, il che ci fa tirare un sospiro di sollievo. Anche se, per non saper né leggere e né scrivere, una rapida strizzata “gonodea” è d’uopo.

Ho ancora la bocca buona da ieri e non voglio guastarmela. Arrivo clamorosamente in anticipo di un’ora e un quarto e quindi mi rivisito i vari stand acquistando qualche ricordo e mi accingo a bere qualcosa visto l’alto tasso di umidità che mi sta pian piano consumando.

Controllo di avere tutto il necessario per affrontare l’ennesima maratona festivaliera. Macchina fotografica c’è, cellulare c’è, antizanzare… non c’è. No, gravissimo, l’ho dimenticato. Di nuovo. Questo potrebbe essere un problema, perché ad una certa ora il classico “autan” diventa necessario, quasi vitale. Mi sa che andrò nuovamente e mestamente a elemosinarlo da qualcuno.

Vabbè, ci penseremo al bisogno, ora si parte con il primo gruppo in lista.

Che la seconda giornata del Kaptura Festival abbia inizio.

I primi a salire sul palco sono gli Evilizers. Da subito c’è una novità da testare, ossia l’ingresso del nuovo cantante Andrea Marchisio. Ha debuttato con loro dal vivo solo una settimana fa ed ora è alla sua seconda uscita con la band. Giudizio finale: è molto bravo e sembra che sia con loro da sempre.

Dopo questa premessa con annessa spoilerata sulla prestazione della nuova voce del gruppo, vorrei anche segnalare la presenza “momentanea” di Carlos Cantatore alla batteria in sostituzione di Giulio, oggi purtroppo assente. Carlos è un batterista eccezionale con un’esperienza di livello mostruoso e anche in questa occasione ha dimostrato tutta la sua bravura.

Mezz’ora a disposizione ben sfruttata dal quintetto. La scaletta prevede brani presi da tutti e tre i loro album e si dimostra così omogenea e ben strutturata.

Si inizia con “Facing My Fear” dal disco Lord Of The Lost Souls, per poi continuare con “Solar Quake” dal loro lavoro omonimo.

Fabio e Emanuele hanno sciabolato con le loro chitarre alternandosi alla ritmica e alla solista. Il buon Alessio ha accompagnato con bravura e competenza l’incedere galoppante dei vari pezzi.

Purtroppo durante la loro prova una cassa ha “borbottato” per tutto il tempo. Il problema è stato poi risolto alla fine, ma per tutta la durata degli Evilizers il rumore è stato abbastanza fastidioso.

“No Return”, “Survival” e “Shiver Of Thy Fate” anticipa il finale con i due brani classici presi dal loro debut album Center Of The Grave, e quindi sotto con “Final Goal” e “Evilizers” a chiudere una buona prova di un gruppo che fa dell’heavy metal classico il suo credo. Nulla da aggiungere, prova di spessore.

Scaletta Evilizers
00. Intro
01. Facing My Fear
02. Solar Quake
03. No Return
04. Survival
06. Shiver Of Thy Fate
07. Final Goal
08. Evilizers

Formazione Evilizers
Andrea Marchisio – Voce
Alessio Scoccati – Basso
Carlos Cantatore – Batteria
Fabio Novarese – Chitarra
Emanuele De Bernardi – Chitarra

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Gli Axeblade sono una band relativamente giovane, come anno di formazione, e con un album all’attivo, ma a vederli in azione dal vivo danno l’impressione di essere dei veterani che suonano insieme dalla notte dei tempi.

Guidati dalla voce carismatica di Paola Goitre, il quintetto propone anch’esso un heavy classico farcito di ritornelli anthemici che aiutano a memorizzare e “fischiettare” i loro brani alla fine dell’ascolto. In poche parole, i loro pezzi ti rimangono in testa.

I due chitarristi, Luca Meggi e Roberto Guerra, hanno un suono e uno stile che richiama al metal più tradizionale, con escursioni tecniche ben inserite all’interno della struttura delle canzoni e, soprattutto, hanno un’ottima capacità di riproporle dal vivo.

Paolo Ponitggia e Wallace, rispettivamente basso e batteria, cavalcano l’onda ritmica con mestiere creando un muro sonoro lineare e compatto.

Visivamente sanno il fatto loro. Sanno stare sul palco, lo occupano bene muovendosi con disinvoltura e astuzia.

“Hellraiser” apre le danze e con un pezzo del genere non si sbaglia di sicuro. “Ready For War” e “Time Can’t Wait” proseguono la loro marcia trionfalmente metallica esaltando l’epicità dei momenti più “accattivanti” dei due brani. E intanto, io comincio già a fischiettare.

Fanno ancora in tempo a suonare “Witchess Sabbath”, “The Healer”, “Necromantic” e “Paradise Lost” prima che gli venga “staccata la corrente”. Mezz’ora è il tempo a disposizione e purtroppo siamo già alla fine.

Mi sono ritrovato a dire: “ma come, è già finito?”. Il Tempo vola quando ci si diverte, ed io, con gli Axeblade, mi sono divertito. Parecchio.

Scaletta Axeblade
01. Hellraiser
02. Ready For War
03. Time Can’t Wait
04. Witchess Sabbath
05. The Healer
06. Necromantic
07. Paradise Lost

Formazione Axeblade
Paola Goitre – Voce
Wallace – Batteria
Paolo Pontiggia – Basso
Luca “Il Meggi” Maggi – Chitarra
Roberto Guerra – Chitarra

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Attivi da oltre vent’anni, ecco a voi i Septem da La Spezia. Con tre album sul groppone, possiamo dire che non siano proprio i più prolifici del pianeta, ma il vecchio detto meglio pochi ma buoni calza a pennello. Anche per loro un heavy metal abbastanza tradizionale, che a me piace, anche se le incursioni vocali “incazzuse” di Luca Riggio sono quel qualcosa che me lo fa piacere ancora di più.

Con un tasso di umidità nell’aria già notevole, la band inizia il suo live e… la temperatura aumenta ancora notevolmente. “Lord Of The Wasteland” è il brano perfetto per iniziare. Daniele Armanini alla voce mette sotto pressione la sua ugola fin da subito con Luca che gli fa da contraltare. Un binomio che funziona molto, ma molto bene.

“Purified ( …By The Pain)”, più orientata verso il power, e “Ghosts Of Moon”, ci accompagnano su territori bellicosamente heavy con la spinta delle chitarre del già citato Luca e del bravo Giacomo Lomasti. Il secondo è un pezzo che dura oltre gli otto minuti, dai forti sapori old style e tremendamente trascinante.

Il tempo anche per loro è tiranno e quindi, dopo il growl iniziale, ecco che il pezzo esplode in un adrenalico turbinio di armonia, epicità e heavy metal. Semplicemente heavy metal, perché di questo si tratta ed è questo che i Septem fanno (meglio suonano, ma anche “fanno” ci sta bene). Quasi dimenticavo, il brano in questione è “Living Storm”.

Sempre sugli scudi Andrea al basso e Matteo alla batteria. Precisi, puntuali e protagonisti, direi che ci siamo. La sezione ritmica è a posto. Ci vediamo al prossimo tagliando.

E con “Journey To Eternity”, un pezzo dal loro disco di debutto omonimo, i Septem finiscono la loro esibizione. Ah però che energia. E che carica.

Questa è grinta. Non mi sarei stupito se alla fine avessero gridato: “questa è Sparta!!!”. Encomiabili.

Scaletta Septem
01. Lord Of The Wasteland
02. Purified ( …By The Pain)
03. Ghosts Of Moon
04. Living Storm
05. Journey To Eternity

Formazione Septem
Daniele Armanini – Voce
Andrea Albericci – Basso
Matteo Gigli – Batteria
Luca Riggio – Chitarra
Giacomo Lomasti – Chitarra

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Il quarto gruppo a rispondere all’appello è quello dei Derdian. Power metal di stampo classico, con uno sfondo di battaglie epiche e avventure fantastiche. Presenti da quasi trent’anni, hanno un curriculum di tutto rispetto che vanta la bellezza di nove album e un paio di demo. Mica cotica.

Ma quello che ci interessa al momento è di vedere i sei musicisti all’opera. E vi dirò, è un piacere come sempre.

Palco grande, cantina minuscola, poco importa. Lo spettacolo è sempre quello. Uno show di qualità.

E per qualità intendo, oltre alla bravura tecnica, una bella iniezione di voglia, partecipazione e coinvolgimento. E qui, di tutto questo, ne abbiamo a iosa.

Ivan è Ivan. Punto. Voce da paura, sempre imprevedibile, a tratti incontenibile e costantemente “casinista”. Come dovrebbe essere un frontman.

Di Stefano Nüsperli alla tastiera direi un “molto bene”. Di Stefano Nüsperli ai cori direi un “minc***, benissimo!”.

Le chitarre di Enrico Pistolese e Dario Radaelli sono sempre pronte a duellare magicamente tra di loro, la batteria di Roberto Gaia a picchiare come un fabbro di classe raffinata, e il basso di Marco Banfi a tempestare come la grandine in un giardino fiorito (mi è venuta così).

L’asticella qui continua ad alzarsi e la band si alza con essa.

“Human Reset” e”Dna”. Pum. “Resurgence” e “Derdian”. Pum Pum. “Black Typhoon” e “Battleplan”. Okay, ma state calmi. Abbiamo anche bisogno di riprendere fiato. E invece no, ci sparano dritto sulla noce del capocollo “Burn” e “The Hunter”. Beh, se non è intensità questa, allora non conosco il significato della parola.

Anche questa volta il campo di battaglia ha decretato la vittoria dei Derdian. Anche se forse, per questa volta, non ci sono né vincitori e né vinti. Ma solo eroi. Ed oggi, al Kaptura Festival, forse lo siamo un po’ tutti.

E non poteva che essere altrimenti.

Scaletta Derdian
01. Human Reset
02. Dna
03. Resurgence
04. Derdian
05. Black Typhoon
06. Battleplan
07. Burn
08. The Hunter

Formazione Derdian
Ivan Giannini – Voce
Enrico “Henry” Pistolese – Chitarra, Voce
Dario Radaelli – Chitarra
Marco Banfi – Basso
Roberto Gaia – Batteria

Stefano Nüsperli – Tastiere, Cori

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Una voce femminile e una voce maschile. Sono curioso di ascoltare e vedere gli Embrace Of Souls, band italiana con all’attivo tre album di cui l’ultimo, The Battle Of The Dead, uscito quest’anno.

A parte un paio di brani dal disco precedente, Forever Part Of Me, il resto della scaletta è inevitabilmente incentrato sulla loro ultima fatica.

Ambientazioni sinfoniche e atmosfere epiche e solenni sono il loro biglietto da visita. Devo ammettere che, pur non essendo un amante del genere in questione, la loro proposta l’ho trovata interessante e affascinante.

Anche se, onestament,e non consumerò i loro cd, d’altronde non ho più spazio tra i Death e i Forbidden, dal vivo li ho apprezzati e mi sono piacevolmente garbati. Hanno un bell’impatto e la doppia voce rende veramente bene all’interno della loro musica, anche perché i due cantanti, Martina e Giacomo, sono molto ben preparati. Belle le voci e con la loro giusta teatralità coinvolgono e convincono.

Dopo una intro, il live inizia con “The Plague”. Il cuore pulsante del gruppo è la batteria di Michele Olmi. Insieme al basso di Xavier Rota crea il perfetto e avvolgente tappeto ritmico alla base dei loro pezzi.

“Eversun” e “The Battle Of The Dead” chiudono la parte iniziale dedicata al loro ultimo disco.

La parte centrale caratterizzata da “Tame My Storm” e da “Forever Part Of Me”, un passo indietro nella loro discografia molto gradito e direi anche necessario. Due bei pezzi che spezzano l’egemonia di The Battle Of The Dead e danno il loro valido contributo alla causa.

Alle tastiere c’è Simone Fornasini. La melodia avvolgente e trionfale data dal suo strumento “riempie” il loro particolare sound e, insieme alla chitarra di Valerio Edward De Rosa, assicura una perfetta dose di armonia all’interno dei loro brani che rimangono sempre e comunque di stampo metal. Da qui non si scappa.

Gli ultimi due brani, “The War” e “Desolate Lands”, calano il sipario in questo breve, ma intenso, momento operistico che ha visto gli Embrace Of Souls assoluti protagonisti della singolar tenzone. Molto bravi.

Scaletta Embrace Of Souls
00. Intro
01. The Plague
02. Eversun
03. The Battle Of The Dead
04. Tame My Storm
05. Forever Part Of Me
06. The War
07. Desolate Lands

Formazione Embrace Of Souls
Giacomo Rossi – Voce
Martina Mazzeo – Voce
Valerio Edward De Rosa – Chitarra
Xavier Rota – Basso
Michele Olmi – Batteria
Simone Warman Fornasini – Tastiera

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I Winterage sono un gruppo che seguo da un paio d’anni, da quando li vidi ad un festival sempre qui in Piemonte. Quando salì sul palco Gabriele Boschi con il suo violino, rimasi un attimo interdetto. D’altronde da un vecchio metallaro vecchia scuola cosa pretendete? Ma quando iniziarono a suonare mi conquistarono.

E oggi, come allora (mi sento quasi poetico), mi hanno nuovamente conquistato. Il suono inusuale (metallicamente parlando) dello strumento ad arco si sposa benissimo con la loro musica symphonic/power o quant’altro, ma sempre e comunque con la parola metal alla fine.

Certo, vederli vestiti con gli abiti in stile barocco a più strati il 25 luglio mi ha fatto sudare più del dovuto, ma stoici loro che non hanno mollato fino alla fine resistendo alla calura persistente e soffocante.

Il genere è molto orchestrale e “pomposo”, ma, stranamente, mi piace. Per uno come me che mangia pane e Coroner, loro sono una piacevole eccezione.

E questa sera hanno dimostrato che l’ottima impressione avuta la volta precedente non è stata un caso isolato.

Il minutaggio a disposizione delle band inizia ad aumentare sensibilmente e il gruppo in questione ne approfitta con una setlist di tutto rispetto.

“Apertio Ad Profundum”, “Simurgh The Firebird” e “Of Heroes And Wonders” sono il trittico che rompe il ghiaccio, e i cinque artisti si dimostrano da subito in palla. Nei primi pezzi la batteria è un po’ bassa, ma dal terzo brano in poi si riprende e il nostro Luca Ghiglione riesce a dare bella mostra di sé con un’ottima esibizione complessiva. Così come Giacomo Castaldi al basso che, oltre ad aver suonato egregiamente, mi ha messo il classico tarlo in mente del “ma dove l’ho già visto?”. Ed Effettivamente, dopo averglielo chiesto prima di essermi completamente corroso dal dubbio, l’avevo visto poco tempo prima ad un altro festival con un altro gruppo. Meno male, stavo impazzendo.

I nostri prodi continuano con “Nekyia”, “The Cult Of Hecate” e “The Mutineers” e un grosso plauso va anche al cantante Daniele Barbarossa, dotato di una vocalità che non passa inosservata. Qualche gocciolina inizia a scendere dal cielo. Fortunatamente smette subito e ciò mi convince della bontà della strizzata agli zebedei data ad inizio giornata.

Non potevano concludere che con “The Harmony Passage”. Richiesta anche dal pubblico, sarebbe stato un sacrilegio non suonarla.

Cari i miei Winterage, ci si rivede alla prossima. Ormai mi avete definitivamente conquistato.

Scaletta Winterage
01. Apertio Ad Profundum
02. Simurgh The Firebird
03. Of Heroes And Wonders
04. Nekyia
05. The Cult Of Hecate
06. The Mutineers
07. Numen
08. Panserbjørne
09. The Harmonic Passage

Formazione Winterage
Daniele Barbarossa – Voce
Gabriele Boschi – Violino
Gianmarco Bambini – Chitarra
Giacomo Castaldi – Basso
Luca Ghiglione – Batteria

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Dopo un leggero ritardo sulla tabella di marcia è il momento degli Eldritch. È la prima volta che li vedo con Alex Jarusso e, se la sua voce mi aveva convinto già su disco, dal vivo mi convince ancora di più.

Dopo trentacinque anni son ancora qui a stupire con il loro progressive/power metal e, da quanto visto, hanno intenzione di restare ancora a lungo e di continuare il loro percorso.

Una band capace di raccogliere consensi in patria e non solo, ma, soprattutto, un gruppo che sul palco riesce a trasmettere chiaramente le proprie intenzioni.

Le premesse per un bello spettacolo ci sono tutte. L’inizio è affidato all’ultimo disco e così, “Lost Days Of Winter” e “Born On Cold Ash” fanno da apripista e il gruppo appare fin da subito in gran forma.

Lo spettacolo continua e allora decidono di fare un viaggio indietro nel tempo fino al 2015, anno di Underlying Issue, dal quale viene riproposto il brano di apertura, “Changing Blood”. I “ragazzi” sono carichi. Oleg e Eugene si dividono lo stesso lato del palco e la tastiera del primo unita alla chitarra del secondo crea quel tappeto armonico che alterna sapientemente potenza e dolcezza.

Ci spostiamo al 2018 e da Cracksleep arriva “As The Night Crawls In”. Interessante la scelta di proporre brani da un po’ tutta la loro discografia. E per non smentirmi, andiamo ancora più indietro nel tempo, e da El Nino ci sparano dritto in faccia “Bleed Mask Bleed”.

Stasera ci stanno regalando un “The Best Of…” da prendere, impacchettare e portare a casa. Un regalo che ci terremo ben stretto nei nostri ricordi.

Rudj, Raffahell e Alessandro hanno il loro bel da fare e lo fanno come si deve. Alessandro si occupa anche dei cori e, che dire, complimenti!

Ma la strada da percorrere non è ancora finita, c’è ancora tempo per “Eos”, dall’omonimo del 2021 e “Lord Of An Empty Place”, del 1997, che ha avuto un effetto tremendamente malinconico sul sottoscritto. Ma quanto tempo è passato? Mi ricordo quando comprai il cd…

Il tragitto termina con “No Direction Home”.

Giusto così, un finale che accontenta tutti e un live che rende giustizia agli Eldritch, un gruppo che ha saputo rinnovarsi nel tempo e che sul palco del Kaptura ha dato ancora una volta una chiara e netta dimostrazione di forza e bravura.

Scaletta Eldritch
01. Lost Days Of Winter
02. Born On Cold Ash
03. Changing Blood
04. As The Night Crawls In
05. Bleed Mask Bleed
06. Eos
07. Lord Of An Empty Place
08. No Direction Home

Formazione Eldritch
Alex Jarusso – Voce
Eugene Simone – Chitarra
Rudj Ginanneschi – Chitarra
Alessandro Cola – Basso
Raffahell Dridge – Batteria
Oleg Smirnoff – Tastiere

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I Rhapsody Of Fire salgono accolti da un boato della folla. Attesi da tutti, il gruppo fa il suo ingresso davanti ad un pubblico festante ed emozionato.

Dire che questa band non abbia bisogno di presentazioni è scontato, e quindi passerei subito al live.

La formazione guidata da Alex Staropoli appare in forma smagliante e, dopo l’apertura di “The Dark Secret”, parte subito a razzo con “Unholy Warcry”, “Rain Of Fury” e “Warrior Heart”. Che botta ragazzi!

Ovviamente l’esaltazione collettiva e fuori controllo arriva con “I’ll Be Your Hero”. Tutti a cantare il ritornello in coro e tutti a saltare sul posto inneggiando ai propri beniamini con convinzione quasi fanatica. Subito dopo arriva un momento delicato con il duetto Cristopher Lee/Giacomo Voli sulle note di “The Magic Of The Wizard’s Dream”.  Toccante.

Ho avuto la fortuna di assistere alla preparazione pre-concerto del cantante italiano. Un’ora abbondante di esercizi, vocalizzi ecc… Per quanto ho potuto vedere e ammirare (sì, ammirare), siamo di fronte ad un vero professionista che cura il proprio strumento con una tale devozione e professionalità che definirei semplicemente lodevole. Ne ho viste di preparazioni ad un live, ma di tale intensità mai. Se penso alle vecchie glorie, o meglio, vecchie cornacchie che ancora ci assillano e ci distruggono i timpani con le loro voci ormai “andate”, non posso che compiacermi di quanto visto fare da Giacomo.

Il concerto, intanto, continua sugli stessi binari di prima, ossia con grande partecipazione e divertimento, parole spesso dimenticate e poco associate ai concerti.

E, visto che ci siamo, ci becchiamo in serie “Challenge The Wind”, “On The Way To Ainor”, “The March Of The Swordmaster” e “Chains Of Destiny”. Piatto ricco, mi ci ficco. Questi pezzi contribuiscono a far salire il livello adrenalinico e, se prima avevamo timore per la pioggia, ora non ci interessa più di nulla. Ci sono i Rhapsody Of Fire, che piova pure. Noi non ci muoveremo di un passo!

D’altronde è il momento di “Dawn Of Victory”. Ci muoviamo, sì, ma per saltare e cantare. È una festa, una gran bella festa.

Ci avviciniamo al gran finale. Il pubblico li richiama sul palco e loro rispondono. Alla grande, con “Land Of Immortals” e l’immancabile e sempiterna “Emerald Swords”, che semina il delirio ed esalta i fan all’inverosimile.

È innegabile cha la maggior parte dei presenti sia qui per loro, ed è altrettanto innegabile l’enorme affetto che questa gente prova per questi musicisti.

I Rhapsody Of Fire salutano un pubblico in visibilio e ricevono i meritati applausi e l’altrettanto meritata ovazione.

Un concerto che non ha avuto un attimo di cedimento, sempre tirato e sempre pieno di emozioni e sorprese.

Il gruppo italiano è stato la ciliegina sulla torta di questi di questi due giorni. Un bellissimo finale di festival che lascia tutti soddisfatti e, perché no, impazienti di rivivere queste sensazioni il prossimo anno.

Per quanto riguarda i Rhapsody Of Fire, hanno confermato la loro caratura dal vivo, il loro enorme bagaglio tecnico e la loro seria professionalità.

Li ho ammirati più volte ed è bello constatare che l’impegno e la voglia di stupire i propri fan sia sempre la stessa. Da sempre.

Grande band.

Scaletta Rhapsody Of Fire
01. The Dark Secret
02. Unholy Warcry
03. Rain Of Fury
04. Warrior Heart
05. Erian’s Mystical Rhymes
06. I’ll Be Your Hero
07. The Magic Of The Wizard’s Dream
08. Challenge The Wind
09. On The Way To Ainor
10. The March Of The Swordmaster
11. Chains Of Destiny
12. Kreel’s Magic Staff
13. Dawn Of Victory
14. A New Saga Begins
15. Land Of Immortals
16. Emerald Sword

Formazione Rhapsody Of Fire
Giacomo Voli – Voce
Roberto De Micheli – Chitarra
Alessandro Sala – Basso
Paolo Marchesich – Batteria
Alex Staropoli – Tastiere

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Cala il sipario sul Kaptura Festival metallico. Domani ci sarà ancora una serata, ma di altro genere musicale. Un concerto, comunque, a ingresso gratuito. Così, per la cronaca.

Ora che ho vissuto entrambe le giornate, mi sento di poter promuovere a pieni voti questa bellissima manifestazione.

Trevor e Cristiano spero siano rimasti anch’essi soddisfatti e che abbiano la voglia e la costanza di continuare questo percorso intrapreso tre anni fa, per far diventare questo festival un solido punto di riferimento all’interno del panorama metallico italiano.

La preparazione, la competenza e la passione ci sono. Auguro veramente di cuore che il Kaptura possa continuare a crescere come ha fatto fino ad oggi, regalando ai fan le forti emozioni che solo un evento “fatto tutto per bene” può regalare.

Giusto ricordare il comune di Piea, la Pro Loco e la fondazione M.O.S. per il loro contributo attivo e determinante nella riuscita di questo piccolo gioiello nel cuore del Monferrato.

Con un filo di emozione e con l’animo speranzoso concludo con il classico: “Ci vediamo il prossimo anno. Al Kaptura Festival 2027”:

Qui sotto potete trovare il comunicato stampa che spiega al meglio la filosofia del festival:

Monferrato On Stage si conferma un evento piemontese unico nel suo genere, in cui le sonorità sono il fil rouge che unisce cultura locale, tradizioni, enogastronomia e sostenibilità a 360°. Tutto questo grazie all’impegno della Fondazione MOS ETS che, con il partner CPD Consulta per le Persone in Difficoltà OD ETS, è al fianco di chi lavora per l’affermazione dei principi alla base della sostenibilità etica, ovvero l’equità, la giustizia sociale, la tutela dei diritti umani e il coinvolgimento delle comunità locali.

Monferrato On Stage nasce nel 2016 dall’idea del Presidente di Fondazione MOS ETS Cristiano Massaia, con l’intento di creare un festival frutto della collaborazione tra le diverse realtà attive del Monferrato. Questo progetto portato avanti negli anni grazie all’instancabile lavoro dei volontari (ora soci di Fondazione MOS ETS), insieme alle amministrazioni locali e alle rispettive Pro loco, ha assunto una dimensione tale da richiedere la nascita, nel 2020, di “Fondazione MOS”, un’entità giuridica senza fini di lucro che persegue l’obiettivo di incentivare e diffondere un senso di forte appartenenza delle realtà presenti nel territorio del Monferrato attraverso la costruzione di un tessuto sociale fortemente identitario.

La rassegna negli anni è divenuta, grazie al sostegno degli enti locali, istituzionali e della Regione Piemonte, un marchio musicale riconoscibile e ben affermato nel panorama culturale del Piemonte, anche grazie alla direzione artistica musicale di Ettore Caretta.

Monferrato On Stage non è solo un festival musicale ma un esempio di sinergia territoriale in grado di coinvolgere ambienti diversi tra loro, legati da un filo conduttore da ricercare nella bellezza dei luoghi, nella qualità e nel prestigio dell’enogastronomia e della cultura musicale.

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