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Boom Bang Goodbye è esattamente il disco che ci si poteva aspettare dai Sinner nel 2026. Non ci sono rivoluzioni, non ci sono tentativi di rincorrere le tendenze del momento e nemmeno la volontà di dimostrare qualcosa a qualcuno. Mat Sinner e compagni scelgono invece la strada più sincera: celebrare oltre quarant’anni di carriera con un album costruito attorno a tutto ciò che ha sempre caratterizzato la band, ovvero ottime melodie, riff diretti, ritornelli coinvolgenti e tanto amore per l’hard rock melodico. Presentato come l’ultimo capitolo della storia dei Sinner, Boom Bang Goodbye suona davvero come un saluto ai fan, un ultimo regalo confezionato con cura e passione.
Fin dal primo ascolto non stupisce la qualità della produzione. Il suono è potente ma mai artificiale, gli arrangiamenti sono curati e ogni brano trova il proprio spazio senza appesantire l’ascolto. È uno di quegli album che scorrono via in maniera naturale, senza cali di tensione e senza il bisogno di premere il tasto skip. Le canzoni sono tutte orecchiabili, ricche di melodie che rimangono facilmente in testa, sia nelle linee vocali che nel lavoro chitarristico. Del resto, chi conosce la storia dei Sinner sa perfettamente che il mestiere non è mai mancato, e qui quell’esperienza si sente tutta.
Una delle idee migliori del disco è sicuramente quella di affidare le varie canzoni a diversi cantanti ospiti: Renan Zonta, Michael Bormann, Ronnie Romero, Björn “Speed” Strid, Erik Mårtensson, Michael Sadler, Sascha Krebs e Magnus Karlsson.
Una scelta che rende l’album molto più dinamico e interessante rispetto a un lavoro sostenuto da una sola voce. Ogni interprete porta infatti una sfumatura differente e contribuisce a dare personalità ai singoli brani, senza mai compromettere l’unità dell’insieme. È una formula che funziona alla grande e che aggiunge ulteriore valore a un album già molto solido di suo.
L’apertura con “Dreams Can Come True”, interpretata da Renan Zonta, è semplicemente perfetta. È il classico pezzo dei Sinner: melodico, energico, trascinante e con un ritornello che si stampa immediatamente in testa. Un modo ideale per dare il via alla festa e dichiarare fin da subito le intenzioni dell’album.
Fra i momenti che mi hanno colpito maggiormente c’è sicuramente “All Night Long”, con un eccellente Ronnie Romero dietro al microfono. È uno di quei brani che profumano di estate, strada e rock’n’roll, costruito attorno a un refrain irresistibile che viene voglia di cantare a squarciagola. Romero è in grande forma e riesce a dare al pezzo quell’energia contagiosa che lo rende uno degli episodi più immediati e divertenti dell’intero disco, e proprio per questo é stata scelta come uno dei singoli.
La mia preferita resta però “Are You Ready”, affidata a Björn “Speed” Strid. Ha tutto quello che cerco in un grande pezzo di melodic hard rock: melodia, grinta, un ritornello enorme e quella capacità di metterti immediatamente di buon umore. È una di quelle canzoni che si ha voglia di ascoltare a volume esagerato in automobile, cantando ogni parola e dimenticandosi per qualche minuto di tutto il resto.
Naturalmente non poteva mancare la classica power ballad, ed ecco quindi “Leave It All Behind”, ancora una volta impreziosita dalla voce di Ronnie Romero. È uno di quei brani che riportano immediatamente ai grandi anni Ottanta, tra emozione, melodia e un crescendo costruito con grande gusto.
Sul versante più energico spicca invece “Hellbreaker”, probabilmente il pezzo più pesante e tirato dell’intero lotto. Qui emerge il lato più metal dei Sinner, con riff affilati, ritmo sostenuto e una prestazione vocale ancora una volta convincente di Romero. Un brano che dimostra come la band sia ancora perfettamente capace di alzare il livello dell’aggressività quando serve.
Molto riuscite anche “Born To Run” con Erik Mårtensson e “Road To Remember” con Michael Bormann, mentre la conclusiva “Power”, interpretata da Magnus Karlsson, è stata una di quelle canzoni che mi hanno conquistato immediatamente. Ha il sapore della chiusura perfetta, con una melodia vincente e un’atmosfera che trasmette chiaramente il senso di un ultimo saluto. È uno di quei pezzi destinati a rimanere in playlist per parecchio tempo.
In definitiva, Boom Bang Goodbye non è il disco più innovativo dell’anno e non pretende minimamente di esserlo. È però un album estremamente godibile, ben scritto, ben prodotto e pieno di canzoni che restano in testa. Un lavoro che celebra la carriera dei Sinner dagli anni Ottanta fino a oggi senza inutili nostalgie e senza compromessi. Se davvero questo sarà il loro ultimo disco, e tutto lascia pensare che sia così, allora possiamo tranquillamente parlare di un degno testamento artistico per una formazione che, pur senza sempre occupare le prime pagine, si è guadagnata sul campo il massimo rispetto nel panorama hard rock e metal europeo. Un finale con classe, esattamente come meritavano i Sinner.



