APOLAUSTIC – No Plenitude Without Suffering

Titolo: No Plenitude Without Suffering
Autore: Apolaustic
Nazione: Svizzera
Genere: Melodic Black/Death metal
Anno: 2026
Etichetta: Transcending Obscurity Records

Formazione:

Romain Negro – Voce

– Ospiti –
Merlin Bogado – Chitarra, Basso
Nicolas Muller – Batteria


Tracce:

01. Devouring The Past
02. Fragments From A Misty Journey
03. Testimony Of An Obsolescent World
04. Shining Amidst The Lights
05. Smells Like Dead Autumn Fire
06. Black Flame Reviver
07. De Feu Et De Cendre
08. Peregrination Towards Childhood Memories


Voto del redattore HMW: 8,5/10

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E bravo Romain! Il cantante svizzero ha dato vita ad un progetto solista interessantissimo con il nome Apolaustic e ha presentato un album di debutto di tutto rispetto dal titolo No Plenitude Without Suffering.

Per chi non lo conoscesse, Romain Negro è stato il cantante, e per una decina d’anni anche il chitarrista, degli Stortregn, band elvetica nella quale ha militato dal 2006 fino all’anno scorso.

Dedito ad un malinconico e robusto melodic black/death metal, No Plenitude Without Suffering è un disco che gioca sin da subito a carte scoperte, facendo della melodia distorta e della rabbia viscerale del cantato la sua prerogativa principale.

Con la sua ventennale esperienza, Romain è un artista navigato e la sua preparazione la si denota dall’ottima scrittura dei pezzi e, perché no, anche dalla discreta copertina sempre ad opera sua. E forse meglio riuscita nell’intento teorico che nella realizzazione pratica, ma resta sempre e comunque farina del suo sacco.

Tralasciando la parte visiva dell’opera, mi concentrerei maggiormente sui brani e sulla musica. Sugli ottimi quaranta minuti che mi hanno accompagnato ben più di una volta attraverso il viaggio intrapreso dal cantante insieme ai due musicisti Merlin Bogado alla chitarra e basso e Nicolas Muller alla batteria.

Il disco si apre con “Devouring The Past” e una sezione ritmica forsennata accompagnata dalle urla animalesche del poliedrico musicista svizzero. Un pezzo tremendamente cupo ed estremamente violento da catturare immediatamente l’attenzione e da coinvolgere l’ascoltatore nell’atmosfera malsana del disco.

Il melodic black di “Fragments From A Misty Journey” è un ripasso delle regole di come andrebbe scritto un brano appartenente a questa particolare categoria musicale.

Puro, semplice e demoniaco il quarto pezzo, “Shining Amidst The Lights”, che sembra cantato da un satanasso in persona. Romain lo interpreta talmente bene che l’odore di zolfo lo si sente per davvero. I riff piovono a dirotto formando una cascata lavica che crea un muro sonoro impressionante e grondante death da ogni nota.

In “Black Flame River”, a sorpresa, fa una breve incursione il sassofono. Riuscire a far “quadrare” la presenza di uno strumento a fiato all’interno di un pezzo così brutale conferma la bontà nella scrittura da parte del musicista svizzero.

Mantenendo la tensione alta fino alla fine, i due ultimi pezzi sono anch’essi una dimostrazione delle capacità musicali e interpretative del trio svizzero. Melodia, cattiveria, armonia, velocità, distorsioni e tanto altro servono a rendere l’idea di cosa possa essere No Plenitude Without Suffering. Nulla da aggiungere, questo è melodic black/death metal di qualità.

L’unico appunto negativo che mi sento di fare riguarda il minuto di “Smells Like Dead Autumn Fire”, un intermezzo che trovo non aggiunga nulla (persino inutile?) e che personalmente non vorrei mai più sentire in nessun disco, di nessun gruppo e di nessun genere, perché non se ne può veramente più di ascoltare ‘sti maledetti momenti acustico-strumentali, manco dovessero introdurre chissà che o prepararci a chissà cosa. Almeno tu, Romain, esaudisci questo mio desiderio e non seguire questa futile moda dell’interludio. Il disco mi è piaciuto tantissimo ma, ti prego, non inserire più sta “minutata non necessaria” che ormai mi provoca lo stesso fastidio che mi suscita un break pubblicitario piazzato proprio un secondo prima della rovesciata di Pelè in “Fuga Per La Vittoria”. Per favore.

Forse chiamarla musica raffinata è eccessivo, ma pur trattandosi di black e death posso affermare di aver trovato una certa delicata ricercatezza, mista ad uno sviluppo approfondito di uno stile personale che ha reso questo esordio un serio candidato alla palma d’oro, incenso o mirra, fate voi, per l’underground 2026.

Certo, sbilanciarmi così già adesso ammetto che non sia una mossa intelligente, ma la genuinità e la passione che ho respirato in questo lavoro degli Apolaustic mi ha reso spavaldo ed euforico.

Tranquilli, anche malinconico e rabbioso, per carità, non sia mai che con il melodic black e il death si riesca a sorridere una volta.

Non sia mai.

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