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Metal For Emergency 2026
CARCASS + Labÿrinth + Shores Of Null + Never Obey Again + Embrace Of Souls + Integral
Parco Le Stanze – Bum Bum Festival, Trescore Balneario (BG)
22 agosto 2026
Appena tornato dalle vacanze e si riparte immediatamente per Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, per assistere alla nuova edizione del Metal For Emergency, appuntamento ormai fisso nel panorama metal italiano, nella bella location del Bum Bum Festival.
Per il secondo anno consecutivo, e speriamo per molti altri ancora a venire, la musica metallica è ospite del Parco Le Stanze, in una cornice di verde che trasuda passione e voglia di aggregazione per il popolo metallaro che risponde “presente” a gran voce al richiamo dell’arte musicale da noi tanto amata. E, ancora più importante, alla possibilità di contribuire concretamente a sostenere l’organizzazione umanitaria di Emergency. Quindi, perché non esserci?
Quest’anno si alterneranno sul palco sei gruppi di vario genere e gusti come Labÿrinth, Shores Of Null, Never Obey Again, Embrace Of Souls e Integral. E a chiudere niente meno che i Carcass!!!
Un bill di tutto rispetto a ingresso gratuito e con una situazione metereologica perfetta. Insomma, gli ingredienti per una buona riuscita e per un buon afflusso di pubblico ci sono tutti.
Al mio arrivo, circa tre quarti d’ora prima dell’inizio, i banchetti del merch sono già presi d’assalto. Le birre scorrono già a fiumi e quindi non posso che rallegrarmi. Ragazzi, spendete e spandete, che è per una buona causa.
Io provvedo a mangiare subito, mi tolgo il pensiero. L’anno scorso le code per le cibarie sono state un problema, tanto da farmi perdere completamente l’esibizione di un gruppo, e non voglio correre rischi. Magari il problema è stato risolto, ma nel dubbio mi rifocillo e mi abbevero. Fortunatamente il livello della pizza è rimasto lo stesso, ottimo.
Dopo aver salutato qualche conoscenza vengo anche a sapere del meet and greet dei Labÿrinth. Molto bene, le sorprese non sono finite.
Ora non resta che concentrarsi sulla musica. L’ora di inizio è fissata per le diciassette e, puntuale come una cambiale, l’organizzazione fischia il calcio d’inizio di questa nuova magica e intensa avventura.
Il Metal For Emergency è pronto per iniziare.
Tocca agli Integral da Bergamo scaldare gli animi con il loro technical death metal con contaminazioni jazz e deathcore.
Quando si dice il compito ingrato di essere i primi, di solito ci si riferisce alla poca gente e ai suoni pessimi. In questo caso almeno uno dei due elementi prima elencati che caratterizzano da sempre il gruppo d’apertura non si è verificato. A occhio e croce il numero dei presenti mi è sembrato più che buono considerando l’orario e il sole a picco sulla platea.
I suoni, invece, hanno lasciato a desiderare. E pure parecchio. Chitarre bassissime e ascoltabili solamente dalla zona frontale. Mi spiego meglio. Se provavi a spostarti dalla zona centrale, sembrava di sentire un demo in cassetta su un mangianastri portatile degli anni ottanta con le casse difettose.
Ed è stato un peccato, perché il gruppo lombardo, sotto il profilo dell’impegno, non si è sicuramente risparmiato.
Le capacità tecniche ci sono tutte, suonando insieme da tredici anni la coesione si sente e a tratti mi hanno ricordato i Vektor, band che amo, e che regala alla loro prestazione un punto in più. Forse visivamente dovrebbero “mangiarsi” di più il palco. La staticità, in sede live, dopo un po’ porta l’ascoltatore a guardare altrove e a distrarsi.
Una nota di merito al batterista Agostino. Quando l’ombra è sopraggiunta sul palco ad alleviare la calura dei musicisti, l’unico spicchio di sole che è rimasto è stato quello sulla batteria. Trentacinque minuti filati con il sole in fronte. Stoico.
In ogni caso vi consiglio di ascoltare la discografia degli Integral. Non ci impiegherete molto, ma ne rimarrete soddisfatti.
Scaletta Integral
01. Osmosis
02. Art Is Not A Thing
03. Spin Vs. Spleen
04. Collapsed Cubes
05. In(Earth)
06. Mac Brazel
07. Self-Made Oblivion
Formazione Integral
Alessio Moraschini – Voce, Chitarra
Jacopo Farina – Chitarra
Marco Morandi – Basso
Agostino Buttarelli – Batteria
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Dopo poco meno di un mese mi ritrovo a recensire un nuovo live degli Embrace Of Souls. E confermo quanto di buono già scritto in precedenza aggiungendo il giudizio positivo e neutrale della mia dolce consorte, assente in precedenza, alla quale il gruppo è piaciuto assai.
La loro epicità, la loro solennità e il loro modo di tenere il palco sono caratteristiche che esaltano le loro esibizioni. Il perfetto connubio tra le voci di Martina e Giacomo sono un marchio di fabbrica distintivo e un sinonimo di qualità che lasciano l’occhio e l’orecchio del pubblico ampiamente soddisfatto. Pubblico sempre più numeroso, ribadisco quanto scritto in precedenza per il gruppo d’apertura della buona affluenza fin da subito, e partecipe della prova offerta.
Il sole non ci lascia ancora, e il buon Michele è afflitto per quasi tutta la sua prova dai raggi che lo “scaldano” a dovere. Perlomeno, i suoni in generale sono decenti. Forse i tecnici hanno trovato una “quadra”.
La scaletta è la stessa della volta precedente, d’altronde il tempo a disposizione è lo stesso. E, se possibile, questa volta hanno addirittura fatto meglio. Li ho visti ancora più carichi e “vogliosi” e questo mi ha fatto enormemente piacere per due motivi. Il primo è che sono un gruppo che ho iniziato addirittura a seguire su disco (e per un amante del metal estremo come me non è cosa da poco) e la seconda, forse più importante, è che li ho “spinti” a tal punto che sono stati tra i motivi, insieme ai Labÿrinth, che hanno convinto mia moglie a partecipare al festival. E, vista l’assoluta severità nei suoi gusti musicali, il fatto che abbia ampiamente gradito mi ha salvato la giornata, la settimana, il mese, l’anno, la vita. Grazie di cuore.
Ci tengo a sottolineare i due pezzi finali, “The War” e “Desolate Lands”. Sono due brani di chiusura che riassumono perfettamente lo spirito e il messaggio degli Embrace Of Souls. Oltre a dare una carica pazzesca. Quando li ascolto vorrei avere i capelli al vento e impugnare una spada verso il cielo. Purtroppo mi mancano entrambi gli elementi.
Ottima prestazione e alla prossima. Cercherò di procurarmi la spada, per i capelli non c’è speranza.
Scaletta Embrace Of Souls
01. The Plague
02. Eversun
03. The Battle Of The Dead
04. Take My Storm
05. Forever Part Of Me
06. The War
07. Desolate Lands
Formazione Embrace Of Souls
Giacomo Rossi – Voce
Martina Mazzeo – Voce
Valerio Edward De Rosa – Chitarra
Xavier Rota – Basso
Michele Olmi – Batteria
Simone Warman Fornasini – Tastiera
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La band milanese Never Obey Again sale sul palco pronta ad esibirsi e a continuare a mantenere alto il livello energetico profuso dai gruppi che l’hanno preceduta. Ci riescono? Sì, e anche alla grande.
Nonostante dei problemi tecnici che imperversano impietosamente durante la loro esibizione (forse la “quadra” tecnica che mi auspicavo parlando del gruppo precedente non è stata ancora raggiunta), il quintetto lombardo riesce a uscire magistralmente dalla situazione critica e a risolvere la situazione con la giusta dose di ironia e professionalità. Per rendere l’idea del livello di crisi raggiunta, sono sintomatiche le parole del chitarrista che riassume il tutto con un eloquente: “non funziona un c***o!”. Severo, ma giusto.
La voce di Carolina è un concentrato di grinta e carisma. Riesce a catalizzare l’attenzione del pubblico e a mantenere alta e viva la partecipazione e il coinvolgimento della platea in maniera eccezionale. Frontwoman da dieci.
Il gruppo ci propone una scaletta che pesca direttamente dai due dischi prodotti fino ad ora, The End Of An Era e Trust, più un paio di singoli usciti quest’anno.
Questi musicisti il palco se lo sono divorato. Così si fa, cazzimm’ a più non posso e sudore a fontana. Mi piace la loro attitudine, la sanno esaltare e la sanno trasmettere.
Si parte subito con “Give Me A Fucking Break”, “Play Pretend” e “Animal By Choice”. Il pubblico è parecchio numeroso e Alessandro ringrazia per questo. È bello vedere così tanta gente già presente per i gruppi d’apertura. Ricordiamoci, bisogna sostenere, sempre.
Il gruppo continua imperterrito a pestare sull’acceleratore e così arriviamo a “Toxic Feelings” e “The Storm”. Due ottimi e violenti preludi per il gran finale lasciato al singolo di quest’anno “Gatekeepers” e alla classica dal primo album “9:45”.
Come già sa chi mi conosce, non sono un amante della musica che finisce in core, ma questi ragazzi dal vivo sono una bomba. Continuerò ad ascoltare poco i gruppi di questo genere su disco, non fanno per me, ma dal vivo cercherò di andare a vederli il più possibile. Sia loro e sia altre band di “metal moderno” (sono vecchio, dentro e fuori) alle quali ho avuto il piacere di assistere ad un concerto, mi hanno sempre entusiasmato e divertito. Alla prossima.
Scaletta Never Obey Again
01. Give Me A Fucking Break
02. Play Pretend
03. Animal By Choice
04. Plastic Love
05. Toxic Feelings
06. The Storm
07. Control
08. Gatekeepers
09. 09:45
Formazione Never Obey Again
Carolina Bertelegni – Voce
Alessandro Tuvo – Chitarra
Alex Pedrotti – Chitarra
Cristiano Trappoli – Basso
Matteo Malchiodi – Batteria
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È il momento degli Shores Of Null da Roma, e sono contento. Mi piacciono (lo so, sono di parte) e mi sono piaciuti. Punto.
Atmosfera incredibile nonostante la luce solare che sicuramente non aiuta e prestazione senza sbavature e carica di pathos e di emozione da far paura.
Formatisi nel 2013 e con cinque album sul groppone si presentano per la prima volta su questo prestigioso palco. Se non li conoscete andate subito a recuperare uno qualsiasi, o anche tutti, dei dischi incisi da questo gruppo e non ve ne pentirete. Melodic death con venature doom non troppo invadenti, ma sapientemente dosate, rendono il loro sound così pieno, nostalgico e avvolgente da rendere il loro percorso musicale un viaggio onirico, freddo e ”invernale”. La loro scelta stilistica è fortemente identitaria e cattura e raggruppa in sé un misto di emozioni che non lasciano indifferenti. Molto bravo nel proprio ruolo il cantante Davide, interpretativamente calato nella parte alla perfezione e capace di tenere il palco in maniera ineccepibile. Non da meno Gabriele e Raffaele alla chitarra e la sezione ritmica di Matteo al basso e Emiliano alla batteria. Fortunatamente con loro i suoni sono stati accettabili (la famosa “quadra” di poc’anzi).
Si comincia con “Destination Woe”, ma è con “Ruins Alive”, dal primo lavoro Quiescence, che ho il mio primo tuffo al cuore. Un attimo magico, un ricordo lontano che personalmente mi fa sognare ed emozionare allo stesso tempo. Questo brano ha un qualcosa che mi fa venire la pelle d’oca ogni volta che l’ascolto. Non so perché, ma è così.
La loro professionalità impreziosisce ulteriormente la loro prestazione e i brani “Bleed To Life” e “Son Of the Tide”, dal loro ultimo album Homesick, hanno rappresentato quanto di meglio oggi possa offrire questa band dal vivo.
Chiudono con “The Last Flower” e “My Darkest Years”. Non poteva essere altrimenti. Giù il sipario.
Perfetti, coinvolgenti e ammalianti. La loro dimensione è internazionale, si vede e si sente.
Il tempo a loro disposizione termina troppo in fretta. Purtroppo non c’è più spazio per altri brani e ci dobbiamo accontentare di quanto gli Shores Of Null ci hanno regalato. Facciamone tesoro e teniamoci ben stretti quelli che sono un orgoglio metallico italiano.
Scaletta Shores Of Null
00. Transitory (intro)
01. Destination Woe
02. Ruins Alive
03. An Easy Way
04. Bleed To Life
05. Son Of The Tide
06. Souls Of The Abyss
07. The Last Flower
08. My Darkest Years
Formazione Shores Of Null
Davide Straccione – Voce
Gabriele Giaccari – Chitarra
Raffaele Colace – Chitarra
Matteo Capozucca – Basso
Emiliano Cantiano – Batteria
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Siamo giunti al momento del primo dei due big di serata, i Labÿrinth. E qui i problemi tecnici si sono fatti sentire e… non ci hanno fatto sentire.
Durante “Lady Lost In Time” il suono è completamente sparito per due volte e per due volte hanno dovuto riprendere la canzone.
Questo disguido, però, non ha intaccato assolutamente la bontà dell’esibizione. Il gruppo ci ha offerto un’ottima prova e il pubblico ha ampiamente e rumorosamente gradito la loro prestazione chiamando il loro nome a gran voce più volte e godendo ampiamente con loro musica.
Roberto Tiranti è parso a suo agio e i suoi vocalizzi hanno accompagnato alla grande la sua prova, arricchita da una perfetta interazione con il pubblico.
“Welcome Twilight”, “Lady Lost In Time” e “New Horizons” aprono le danze e, invece di danzare, la gente salta e canta con loro. In tanti conoscono le canzoni e Roberto ci tiene a far cantare insieme a lui la “sua” gente.
“The Right Side Of This World” e “Thunder” sono altri due pezzi che tengono alta l’asticella dell’euforia generale e il livello non si abbassa nemmeno per un secondo. Riescono a tenere sempre sul “chi vive” l’ascoltatore, senza cedimenti, mai e nessuno.
Le chitarre hanno patito di una calibrazione non perfetta e a volte gli assoli di Andrea e Olaf quasi non si sentivano. Ma tant’è, oggi va così. Prendere o lasciare. E noi prendiamo perché, comunque, la band ci sta mettendo l’anima e questo noi lo percepiamo.
“Falling Rain”, “Still Alive” e “Chapter 1” sono un trittico perfetto che esaltano una platea raggiante e con “Die For Freedom” si raggiunge l’apice della sinergia tra musicisti e pubblico.
Matt e Nik martellano senza sosta accompagnati da Oleg e le sue ormai “mitiche e mitologiche” tastiere.
Finale con “Moonlight”. Momento di carica assurdamente totalizzante che ha visto una partecipazione completa da parte di tutti. C’è poco da fare, i Labÿrinth sono una garanzia.
Problemi tecnici? Ma alla fine chissenefrega, è stata una serata semplicemente strepitosa e tutti noi ci ricorderemo solo di questo.
Scaletta Labÿrinth
01. Welcome Twilight
02. Lady Lost In Time
03. New Horizons
04. The Right Side Of This World
05. Thunder
06. Falling Rain
07. Still Alive
08. Chapter 1
09. Die For Freedom
10. Moonlight
Formazione Labÿrinth
Roberto Tiranti – Voce
Olaf Thorsen – Chitarra
Andrea Cantarelli – Chitarra
Nik Mazzucconi – Basso
Matt Peruzzi – Batteria
Oleg Smirnoff – Tastiere
Ore 22:40, dovrebbero iniziare i Carcass. Ore 22:45, i Carcass non hanno ancora iniziato. Sono talmente carico, teso ed emozionato che mi sembra abbiano un’ora di ritardo. Finalmente cominciano e quello che succede sotto al palco è semplicemente il devasto!!!
Un pogo e un crowd surfing della durata di un’ora e un quarto. Esattamente quanto il live della band britannica. Uno spettacolo nello spettacolo che è stato apprezzato da tutti, musicisti in primis.
I quali definirli in forma è riduttivo. Visti più volte, d’altronde tra un po’ fanno più concerti qui da noi che in patria, e ammirati tutte le volte, oggi sono in uno stato di grazia che manco a vent’anni li ho visti così.
Poche parole da parte di Jeff, ma tanta, tanta musica, e nessuna pausa se non per l’assolo di Daniel.
Un ritmo continuo senza sosta e una serie di schiaffoni uno dietro l’altro che partono dal primo brano, “Unfit For Human Consumption”, fino all’ultimo.
Di concerti di tale intensità ne ho visti pochi (Obituary ad ottobre) e mi sento fortunato di poter dire di esserci stato.
“Buried Dreams”, “Incarnated Solvent Abuse” e “Carnal Forge” ci piombano addosso con tutta la loro brutalità, la loro chirurgica perfezione e la loro maniacale ossessione. Unica pecca, anche qui i suoni non perfetti. Ma è talmente forte l’adrenalina e la devozione che ci passiamo sopra (più o meno).
Bill è il solito, l’eterno ragazzino dalla faccia d’angelo che sevizia la sua chitarra e non sta fermo un attimo. Avanti e indietro, poi una birra, e poi ancora avanti e indietro.
“Embodiment” e “Death Certificate” (con intro “Tomorrow Belongs To Nobody”) giustificano la presenza e lo stipendio della security. Gli uomini della sicurezza non riescono a stare dietro a tutti quelli che planano, dolcemente e qualcuno un po’ meno, dalle loro parti dopo aver surfato allegramente sulle teste del pubblico. È un massacro collettivo, un bellissimo massacro collettivo.
Nippy con la sua tipica flemma addirittura si sposta dalla sua usuale postazione e incita i presenti. Non l’ho mai visto così… energico. E Daniel non la smette di ridere da dietro la sua batteria. Si diverte troppo a vedere il “casino” che stiamo combinando.
E arriviamo a “Genital Grinder”. Boato.
“Exhume To Consume” e “Foeticide”, ennesimo boato ed ennesima guerra in trincea. E partiamo allora per ‘sta guerra, fossero tutte così.
Manca poco alla fine, e devono ancora suonarla. E la suonano. “Heartwork”. Siamo tutti ormai fuori controllo, è il delirio.
Ci salutano e Jeff lancia plettri a manciate, come il riso a un matrimonio (e ovviamente non riesco a prenderne neanche uno).
I Carcass vincono sempre. Sempre.
Scaletta Carcass
01. Unfit For Human Consumption
02. Buried Dreams
03. Incarnated Solvent Abuse
04. Carnal Forge
05. Embodiment
06. Death Certificate (con intro “Tomorrow Belongs To Nobody”)
07. Keep On Rotting In The Free World (con intro “Black Star”)
08. Dance Of Ixtab (Psychopomp & Circumstance March No. 1 in B)
09. Genital Grinder
10. Exhume To Consume
11. Foeticide
12. 316L Grade Surgical Steel
13. Corporal Jigsore Quandary
14. Heartwork (con intro “Ruptured In Purulence” e con outro “Carneous Cacoffiny”)
Formazione Carcass
Jeff Walker – Voce, Basso
Bill Steer – Chitarra
Nippy Blackford – Chitarra
Daniel Wilding – Batteria
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Ma cosa vuoi aggiungere a tutto questo se non un “GRAZIE”.
Grazie alle band che hanno reso questa giornata un qualcosa di eccezionale.
Grazie al pubblico che si è dimostrato all’altezza della situazione in tutti i sensi.
E un enorme “GRAZIE” all’organizzazione di questo splendido evento che si è dimostrata per l’ennesima volta in grado di rendere bello e memorabile il Metal For Emergency 2026.
A parte qualche problema tecnico sul palco, tutto è filato liscio. Il problema delle code e dell’attesa per il “sostentamento” mi è parso superato (o, almeno, io non ho avuto problemi), il numero di bagni chimici è stato ampiamente sufficiente, i punti acqua pure, insomma, tutto promosso a pieni voti. Faccio finta di nulla per i problemi tecnici sul palco perché vi voglio bene.
Ho una sola richiesta: non mollate. Non posso immaginare un mondo senza il Metal For Emergency.
Si torna a casa, e visto che ci sono due ore di viaggio, io e mia moglie ci dividiamo la musica per un’ora a testa. Io scelgo i Carcass, ovviamente, e mia moglie gli Embrace Of Souls. Quando arriviamo a casa mi fa una confessione: “ma lo sai che i Carcass, anche se il loro genere è quello che chiamo ferraglia, mi sono proprio piaciuti”.
Non sto piangendo, mi è entrato dell’acciaio chirurgico nell’occhio.











































