Ammettiamolo, il 2020 è stato un anno disastroso per tutti: pandemia, chiusure e chi più ne ha più ne metta, ma nonostante tutto ciò c’è chi in questo periodo buio ha trovato la propria strada. Da un’epifania collettiva di quattro ragazzi nasce quindi Wrapped Reinassance dei Dosgamos, un nome parecchio singolare il cui significato è stato chiesto alla formazione stessa nella nostra intervista (in arrivo prossimamente). I quattro confezionano un disco di forte stampo groove metal, con testi controcorrente e frutto di tutta quella tensione provata nei mesi di quarantena, che possiamo ritrovare in ogni minuto dell’opera.
Il disco si apre con “Frosty Soil”, un giro incalzante, growl immediato e possiamo subito intendere la direzione dell’album. Immediatamente notiamo la voce del cantante, Michele Altavilla, il cui modus operandi è di forte ispirazione slipknotiana (o coreytayloriana, se preferite), ma che sicuramente denota grande impegno e abilità, nonché un’ottima attinenza ai brani. D’altro canto non sfigurano i riff, marchio di fabbrica del groove e che, seppur non innovativi, fanno il loro dovere; “Odissey” ne è un perfetto esempio, in quanto la seconda parte del brano presenta un cambio di ritmo e un giro di chitarra più particolari degli altri e che rendono davvero unica la canzone. Peccato non aver mantenuto costante questa peculiarità.
A tal proposito, i cambi di ritmo si ripetono spesso nel corso dell’album e, seppur funzionino nel complesso mostrando l’innegabile abilità del chitarrista Vincenzo Moramarco, vengono effettuati spesso verso la seconda metà dei pezzi, di fatto creando un’atmosfera di ripetizione in quanto l’ascoltatore può prevedere quando essi avvengono e alla lunga creare un senso di già sentito, nonostante rimangano in linea con il brano. IIn ogni caso, la durata di nove canzoni fa relativamente percepire questo elemento.
Wrapped Reinassance è un discreto debutto per il quartetto, che confeziona un’opera godibile e funzionale per gli amanti del genere ma che per tutti potrebbe venir percepita come leggermente ripetitiva. Nonostante ciò, lo considero un ottimo inizio per una formazione che ha sicuramente qualcosa da dire, ma deve articolarlo meglio per farlo arrivare come intende all’ascoltatore.