THE METALLIST PR – Davide Pulito – Parte II


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Ecco la seconda parte dell’intervista a Davide Pulito, creatore dell’agenzia “The Metallist PR”!

1) Secondo te cos’è cambiato nel settore delle PR in ambito metal da quando hai cominciato la tua attività e come pensi si evolverà nel prossimo futuro?

L’industria metal/rock è elefantiaca, un vero e proprio “mammut”, quindi è difficile portare novità. Dal canto mio credo che non sia vero che le recensioni e l’attività stampa non servono, come alcuni sostenevano anni fa, anzi è tornata in auge la funzione del settore stampa. Inoltre alcune etichette con cui ho stretti rapporti mi hanno informato che, grazie ad alcune recensioni, si sono verificati dei boom di vendite di alcuni dischi.

Credo che si andrà nella direzione in cui i social media andranno un po’ a scemare in termini di importanza (“per fortuna”) nel senso che con i cambiamenti avvenuti negli algoritmi dei social il feedback sui vari Facebook, Instagram ecc… è diventato sempre più esiguo e i like si contano sulla punta delle dita. Tik Tok è uno strumento interessante, ma non ci sono molto dentro e non credo che le band lo usino molto, dato che sono più presenti sui classici FB, Instagram e in alcuni casi Twitter, ma dopo tutto quello che è avvenuto in seguito all’acquisto della piattaforma da parte di Elon Musk, secondo me si ridurrà anche quello.

Confesso che ho un’idea: mi piacerebbe spostare l’attenzione su un nuovo social che sta esplodendo, creato dai fuoriusciti di Twitter, ovvero BeReal che potrebbe essere interessante. Per chi non lo conoscesse, BeReal pone l’accento sul fotografarti “come sei” durante la giornata, perciò la cosa bella è che non ci sono più filtri o ritocchi da fare per ottenere la foto perfetta. Ti mostri per come sei e questa cosa potrebbe risultare interessante per una band, che così può mostrare alcuni momenti della sua giornata tipo. Mi è stato detto di provare anche a spingere su Twitch, ma onestamente non saprei, lo vedo più come un strumento per le grandi realtà o per operatori del settore come voi webzine, per fare video-recensioni o video-interviste, ma per un gruppo non lo vedo molto azzeccato. Questa è la mia visione del futuro, anche perché è difficile che il nostro settore promozionale abbia grossi scossoni.

Per quanto riguarda The Metallist PR, un esigenza che avverto (e al quale sto già mettendo mano), è conseguire una differenziazione del business. Sono partito come agenzia stampa e

ho speso i primi anni per crearmi uno “zoccolo duro” in quella direzione, poi sono passato alla promozione sulle playlist di terze parti su Spotify, la creazione di campagne Google Ads per spingere le visualizzazioni e le interazioni reali dei video su YouTube. Vedo però che ci sia bisogno di molto altro, cose che mi vengono chieste dai gruppi stessi, dato che sono meno strutturati e hanno un bisogno maggiore di essere aiutati nella promozione.

Ho iniziato a ricevere richieste “Davide ma quando inizi a organizzare concerti oppure ad offrire servizi di management?” inteso non solo come booking, ma anche come manager che aiuta i gruppi nella propria crescita, a svilupparsi, a creare relazioni con l’esterno. Qui ritorna il discorso di prima sulla necessità di essere professionali nei rapporti con le persone attorno a te. In questo senso The Metallist PR sta diventando qualcosa di più e lo vedo già ora. Il destino dell’azienda non sarà solo quello di svolgere promozione sulla stampa o di gestire le playlist, ma sarà quello di diventare un azienda a tutto tondo che dovrà necessariamente disporre del supporto di 4-5 persone in organico per far fronte ai vari tipi di necessità e impegni della clientela. Ci saranno persone che cureranno le relazioni stampa, ialtre il marketing online, YouTube, Spotify, management, booking. Ci sarà bisogno di una vera e propria “etichetta”.

Qui si ritorna ancora una volta al punto iniziale. Credimi, non sono un tipo al quale piace tirarsela, anzi preferisco il “palla lunga e pedalare” per usare una metafora calcistica, però ho l’onore di vedere che moltissime volte i gruppi tornano da me dopo il primo lavoro fatto insieme. Tanti mi contattato direttamente dal sito, ma il valore di The Metalist PR è dato dal fatto che i gruppi stessi tornano a lavorare con me perché si trovano bene. Poi, ovviamente, nessuno è perfetto e comunque bisogna tenere presente che sul mercato ci sono agenzie attive da 20-25 anni, quindi ci sta che un gruppo decida di non continuare con me e scegliere qualcun’altro. C’è sempre chi è più bravo!

Insomma per il futuro sono positivo e ti do anche due cifre: nel primo anno da libero professionista mi ero posto l’obiettivo di guadagnare uno stipendio lordo che, al netto di tasse e contributi, potesse equivalere al compenso che avevo prima da dipendente. E’ andata bene perché ho raggiunto il 110 del target. Non ho motivi per essere giù di morale e anzi, più mi guardo attorno e più realizzo che per The Metallist PR ci sono ancora tante possibilità!

2) Com’è la situazione italiana per quanto riguarda il tuo settore di attività?

Il nostro settore in Italia è composto fondamentalmente da circa 6 – 7 soggetti, ma sono quasi tutte agenzie che lavorano solo nell’ambito dell’ufficio stampa perciò, a parte pochi altri, non c’è nessuno che offra lo stesso tipo di servizi che offro io, in grado di integrare le PR stampa con Spotify, Google Ads, il management, il social media marketing, eccetera. Non c’è praticamente nessuno che lo fa e devo dirti che non sono neanche molti a livello internazionale a farlo. In pochi in Italia hanno una vocazione internazionale “spinta” come la possiedo io, in quanto la maggior parte delle agenzie italiane prediligono la stampa nostrana. Io ho il vantaggio di conoscere e parlare fluentemente 5 lingue straniere, avendole studiate tanti anni ed impiegate per lavoro e ciò mi ha concesso di crearmi una rete di circa 3000 contatti in tutto il mondo.

Una delle mie soddisfazioni più grandi è quella di promuovere le band italiane all’estero, anche perché le webzine di un certo livello in Italia sono circa una trentina, quindi le puoi contattare tu stesso in un paio d’ore di lavoro. Quando invece si tratta di andare a promuovere una release in Germania o in altri paesi dove non sanno minimamente chi tu sia, devi presentarti, raccontarti, per ottenere magari una mail generica, creare il rapporto con la stampa locale e solo in seguito riuscire ad ottenere il contatto giusto. Non è banale ma è il frutto di tanto lavoro e pazienza, oltre che di una scrematura. Tornando in Italia, mi sento di dire che sono un po’ una goccia nel mare in termini di diversificazione del business.

Dico questo in considerazione della bassa professionalità che c’è in giro. Il “brutto” è che per molti la musica rimane solo una passione, un hobby. Secondo me molta gente, operatori del settore in primis, dovrebbero avere un po’ “le palle” di mettersi in gioco definitivamente. Non giriamoci intorno, ci sono persino etichette, sia in Italia che all’estero, che stampano e pubblicano dischi, prendono i soldi ma non hanno partita IVA. Tutto questo è ben diffuso.. il discorso è che finchè sei, ad esempio, una Webzine dove lo scopo è quello di parlare di musica per passione – da appassionati ad altri appassionati – va benissimo così.

Però per questo motivo ho deciso di saltare il guado. Ad un certo punto arrivi a compiere una scelta che non è relegata al semplice guadagno, ma alla volontà di diventare serio e professionale. Ad esempio tu webine, tu operatore del settore che pubblichi e promuovi band, non puoi pensare di scrivere un comunicato stampa da solo soltanto per risparmiare o non fare nemmeno un corso online che ti insegni qualcosa solo per risparmiare, diciamo, 100 Euro e qualche ora di tempo libero. Perché poi alla fine il comunicato viene scritto male

e così il feedback su di te sarà negativo e andrà a generare una eco di non professionalità nei tuoi confronti.

Un’altra considerazione che mi ritrovo a fare spesso è nel nostro settore non esiste un sindacato delle agenzie stampa, idem negli altri paesi. Non esiste alcun tipo di associazione. Il settore dovrebbe cominciare a fare un po’ di più il Settore e non soltanto essere una comunità di metallari. Anche molte webzine dovrebbero essere più professionali e ci vorrebbe davvero poco! Quante webzine per esempio non taggano l’agenzia di PR quando pubblicano la recensione o l’intervista sui social.. Non ha senso! Farlo permetterebbe di valorizzare il lavoro di più soggetti come la PR in primis, ma anche delle etichette. Quante recensioni scopro pubblicate due o tre mesi indietro, perché non ho avuto modo di essere informato della loro pubblicazione. Uno cerca di tenere tutto sotto controllo ma avendo 20-25 release da gestire, diventa difficile. Ci sono diversi modi per essere più efficienti e professionali e ne guadagnerebbero davvero tutti.

3) Quindi potrebbe essere ideale creare un “sistema” che garantisca che le cose vengano fatte bene e che sia in grado di unire un senso di collettività ad un approccio di business secondo te? A me pare che in effetti molte cose siano spesso  lasciate al caso sotto molti punti di vista…

Hai toccato il nocciolo della questione, che è un controsenso. La mentalità del tipo facciamo una band “metal, birra, barba e sudore” prevale sulla volontà di metterci i soldi. Le band molto spesso vogliono dei risultati senza sapere come raggiungerli ed è qui il controsenso. Non è soltanto una questione di soldi, ma una volta che hai pubblicato il disco, il tuo lavoro non finisce lì. Le band devono essere proattive, non possono pensare di andare sul mercato con una biografia che recita “Tizio ha incontrato Caio a scuola e hanno formato una band” e avere il coraggio di ritenerla una biografia. Qual è il messaggio che vuoi comunicare? Se vuoi andare nel mondo a suonare non puoi presentarti come un nostalgico o come lo scolaretto che suona il “Metallo” dopo scuola con gli amichetti. Non puoi! Sennò fai la tua demo, fai la serata nel localino della tua città e va benissimo. Ma se vuoi di più (e ripeto, non soltanto in Italia avviene questa cosa) non puoi inserirti nella percentuale enorme di band che vogliono i risultati e pensare di essere già arrivati solamente per il fatto di produrre arte. E’ sbagliato e completamente irreale. Questo non perché non si vuole fornire quello che viene chiesto,

ma perché la PR è per sua natura variabile e non si può stimare con precisione il risultato numerico che si andrà ad ottenere. Non sarei serio nel promettere determinati risultati.

Quindi se parliamo delle band, essere dovrebbero fare questo salto di qualità. Studiare l’ambiente, farsi delle conoscenze relative alle dinamiche del mercato sul quale vanno a operare. E’ proprio per questo che sto attivando il servizio di management. Una band va sul mercato e l’unica cosa della quale si interessa sono le recensioni, ma senza capire che le webzine ricevono tra le 50 e le 150 richieste di recensione al giorni! Tu lo sai meglio di me che ci sei dentro..a volte alcune webzine si ritrovano la casella di posta letteralmente intasata e quindi cancellano tutto senza leggere le mail.
Inoltre gli artisti dovrebbero ricordarsi che le webzine sono gestite da appassionati che nel loro tempo libero e che a loro non viene in tasca un soldo. Aggiungo: le band dovrebbero sapere che sono sì libere di mandare la promo in digitale, ma che , se inviassero il disco fisico, automaticamente la loro richiesta assumerebbe maggiore importanza e precedenza! Sono tutte dinamiche che se le band volessero approfondirle, non avrebbero bisogno di chiedere ad un agenzia di PR “ma quante recensioni mi dai?”. In questo modo eviti di fare una magra figura e ti dimostri già professionale evitando domande poco azzeccate.

4) Ci sono due episodi che descriveresti come il tuo più grande successo e d’inverso il tuo peggior fallimento che ti abbia persino fatto pensare “adesso mollo tutto”?

Devo dire che di soddisfazioni ne ho veramente tante, non dico giornalmente ma quasi, come le recensioni che fanno le band sul mio lavoro e che sono visibili qui: The Metallist PR Recensioni

Ci sono poi le soddisfazioni nel tornare a promuovere gruppi che hanno già lavorato con me. Posso parlare però di una band che mi ha dato grande orgoglio promuovere, gli Anderwelt, una band “Dark Ambient Metal” austriaca della quale mi sono innamorato e della quale ho promosso l’ultimo disco intitolato “2084”, del quale ho ricevuto una copia in vinile autografata. Veramente una grande band secondo me.

Un altra grande soddisfazione è finire su importanti riviste e webzine internazionali ed essere pubblicato in maniera costante su alcune testate con le quali condivido dei rapporti di amicizia. Un altra soddisfazione è stata promuovere l’ultimo album dei Tad Morose o, in altri, aver coniugato i miei gusti personali con l’aspetto lavorativo. Per quanto riguarda invece le esperienze negative, credimi, non mi sono mai detto “mollo” e non ho mai mollato

neanche un centimetro, però ci sono state delle band che hanno dimostrato il minimo della professionalità. Non è corretto nominarle, ma è successo che alcune di queste assoldassero più agenzie di PR contemporaneamente (cosa che va benissimo d’altronde i soldi sono tuoi e li usi come preferisci), però a causa della loro mancanza di professionalità non si sono poste il minimo dubbio di informare le parti che ci fossero state più PR allo stesso tempo. Se tu fossi una band professionale sapresti che, per esempio, la premiere di un’album deve essere accordata soltanto con un media, per garantire lo status di esclusiva. Se organizzi più premiere, non hanno più quel carattere di esclusiva che devono avere.

Per di più essendo io una persona volenterosa, quando richiedo il materiale per poterlo analizzare ed inviare a chi di dovere, mi sono visto rispondere dopo svariate settimane, mentre nel frattempo hanno organizzato premiere e altri articoli con le altre PR. Lo ripeto: non è una questione di soldi, ma di professionalità. Vorrei dirlo apertamente e parlare di questo enorme tabù riguardo i soldi, perché i soldi CI SONO! Ci sono come in tutti i business ed in ogni mercato, ma vanno utilizzati correttamente dalle band per promuovere la propria musica.

5) Allora siamo giunti all’ultima parte di questa intervista. Ti chiedo, c’è un messaggio che vorresti inviare alle band, alle webzine e agli ascoltatori?

Alle band vorrei consigliare di uscire con un disco che sia davvero una “bomba” perché oggi il mercato è saturo, con almeno 200-300 uscite a settimana, quindi per le band deve diventare importante curare la propria opera come un prodotto che sia in grado di comunicare un messaggio a un certo pubblico. Non importa cosa comunichi, ma il fatto che realmente comunichi qualcosa, perché se la tua unica preoccupazione è quella di suonare ciò che ti piace va benissimo, ma allora non necessita di un lavoro di promozione. Si deve quindi uscire dalla “mentalità da sala prove” curando, ovviamente in base alle disponibilità finanziarie di ogni band, il prodotto a 360 gradi, cosa che è possibile fare con budget anche ridotti!

Ad una webzine direi di essere più analitica nelle valutazioni, più tecnica e di dare consigli alle band su come migliorare, perché va bene leggere che un album è “figo” ma di per sé non è un vero e proprio giudizio – fa solo contento il gruppo senza offrire uno spunto per migliorare. Quando invece si capisce in maniera analitica come viene avvertito il proprio lavoro, si comprende quali sono gli aspetti da migliorare.

Invece agli ascoltatori che si muovono in un mercato così saturo ed affollato di nuove uscite, dico di provare a fermarsi ad ascoltare. E’ un paradosso, dato che viviamo in un mondo che troppo veloce. In questo momento mi viene in mente il concetto di “Festina Lente” di Italo Calvino. Questo ossimoro dell’ ”affrettarsi con lentezza”, oggi, è fondamente perché è umanamente impossibile ascoltare tutto. Non “divorate” i dischi, ma prendetevi tempo per assaporarli.

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