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Secondo lavoro in studio per la band Novarese Amthrya, il cui black metal oscuro viene racchiuso in questo album dal titolo Passage, pubblicato da Ad Noctem Records.
Non conoscendo i retroscena del gruppo mi è stato necessario un pelo di ricerca e il colpo di fulmine è stato un netto ritorno ai mitici anni 90 in cui il black metal era davvero qualcosa di oscuro e misterioso, qualcosa da tener nascosto perché pericoloso.
Il grande punto di forza degli Amthrya è senza dubbio la cantante Kasumi Onryō e tutto l’immaginario occulto in chiave nipponica a cui si rifà la formazione piemontese. Non c’è satanismo di sorta, ma una vera ricerca del macabro e dell’occulto giapponese, tant’è che certe immagini sembrano uscite da un manga di Junji Ito (se siete appassionati peraltro consiglio caldamente).
L’iconografia da fantasmi, i testi incentrati sugli spiriti e sui demoni riportano la musica black alle sue origini (meno la parte religiosa occidentale) e cercano di esaltarne le qualità. Musicalmente siamo di fronte ad un disco che sulla matrice black, innesta chiare influenze prog che però allungano di molto il minutaggio e rendono l’ascolto complessivo estremamente ostico, come se fosse una scelta stilistica voluta, in aggiunta all’immaginario di cui sopra. A volte le atmosfere vengono interrotte bruscamente da lunghi stacchi quasi doom, che però distolgono l’attenzione dal senso di straniamento che si vuole trasmettere.
Va trattata in maniera distaccata la settima e conclusiva traccia che dà il titolo all’album, dove nei suoi oltre trenta minuti di durata (sì, trenta), si accumulano i pregi delle idee compositive, che lasciano quasi alle porte le composizioni Black metal del resto del disco, concentrandosi di più sull’ambiente e l’atmosfera elettrica. L’ospite Clode, dei Tethra, dà quel tocco in più per caricare l’atmosfera e dare maggior lustro alla canzone.
Se generalmente le produzioni volutamente “lo-fi” non sono il mio pane quotidiano, trovo che le sonorità grezze che il batterista Barry Yukimura ha ricercato nei suoi Black Church di Ghemme sia perfettamente coerente con lo stile musicale rappresentato. La voce straniante di Kasumi si incastra ottimamente nel contesto sia lirico che visivo del progetto, ma l’ultima canzone fa presagire che le vere possibilità di crescita risiedano al di fuori del canonico black metal.



