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Idaslet: L’epopea dei Vichinghi nella transizione verso il Cristianesimo
Rimuovendo la pellicola folk dalla musica vichinga degli Idaslet, emergono composizioni barocche, ricche e intrecciate con immagini romantiche. Con le loro stesse parole: “Resuscitiamo Dante Alighieri e un guerriero vichingo a caso, mettiamoli in una stanza e facciamoli lavorare con noi”.
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L’eredità vichinga esplorata nel loro ultimo lavoro, “Nu Skrider Dagen Under“, racconta il significato storico della trasformazione dei regni nordici dal paganesimo al verso il cristianesimo. In questo periodo, le chiese venivano erette sulle antiche tombe dei re, sostituendo i templi pagani di legno. Re vichinghi nati pagani furono sepolti sotto croci invece che sotto tumuli. I riti pagani si fusero con i nuovi rituali e il coro della chiesa echeggiava con le voci dei guerrieri devoti al Valhalla.
Prima di immergerci nella loro musica, ecco il nostro riassunto in meno di 5 minuti:
La Sala Prove
Immagina: è una giornata nebbiosa di fine febbraio, sono circa le 5 del pomeriggio e cala l’oscurità. Ci troviamo nella sala prove di Idaslet nell’antico crematorio dell’ospedale psichiatrico di Østerbro a Copenaghen. C’è una malinconia decadente nell’aria, un delicato abbraccio che invita a una riflessione esistenziale.
Kristian, fisarmonica e voce, ci conduce attraverso l’edificio cadente, guidandoci in una stanza che un tempo serviva come sala di dissezione o preparazione dei corpi. Le piastrelle sulle pareti che hanno assistito alla storia cruda del luogo ora vegliano solenni sulla sala prove, custodendo gli oggetti preziosi loro e di altre band.
Nel loro spazio di sala prove, scopriamo strumenti condivisi, tra cui la batteria dei Kaiju, una affascinante band prog-metal danese con temi esistenziali e un tocco di death metal. Tra la collezione di amuleti, spicca un poster autografato dei Dizzy Mizz Lizzy, gli indiscussi giganti del rock-grunge in Danimarca. Nel video, citano altre band che li ispirano, tra cui Rhapsody Of Fire, Blind Guardian, Sabaton, Korpiklaani, Gogol Bordello e SvartSot.
Con una birra King in mano, una classica pilsner danese vecchio stile, diamo il benvenuto a Magnus, la voce growling della formazione.
L’intervista a Idaslet per “Nu Skrider Dagen Under”
Ci concentriamo sulla presentazione del gruppo e dei loro attuali LP, “Lurernes Glammen” (2020) e “Nu Skrider Dagen Under” (2023), con un’attenzione particolare al loro ultimo lavoro pubblicato nel dicembre 2023.
La Grafica di “Nu Skrider Dagen Under”


A circa 4.00 minuti, esploriamo l’artwork di Nu Skrider Dagen Under, composto da due dipinti del pittore danese L. A. Ring (1854-1933). Noto per abbracciare l’esistenzialismo nordico e il suo profondo simbolismo psicologico, lo stile di Ring fonde l’arte classica italiana con la modernità degli artisti francesi a lui contemporanei. È interessante notare come i soggetti di L. A. Ring spesso raffigurino il passaggio di una soglia, come la strada presente sia nell’artwork dell’LP che nel dipinto. Antichi simboli nordici, come lapidi con iscrizioni runiche e corvi, si integrano nei dipinti a simboli cristiani, come l’antica chiesa cristiana (Melby Kirke) e il cimitero con corpi mummificati, intrecciando l’interesse della band nel narrare la transizione dei vichinghi alla cultura cristiana.

I contenuti di “Nu skrider Dagen under”
Come spiegato al minuto 26.45, c’è un parallelismo tra le tracce dell’album e la scelta dell’artwork. Sebbene ogni brano racconti una storia separata, insieme seguono la transizione tra i tempi pagani e cristiani della storia vichinga, riflettendo il dipinto in copertina. Dal cielo degli antichi dei e delle saghe vichinghe (Intro, Ære Oder Dodt), il viaggio si sposta verso il campanile della chiesa (Spirets Tone), poi verso il coro della chiesa (Salens Kor), e infine al cimitero dipinto sotto la chiesa (I Gården Sagte). Questa transizione continua con il lato B dell’album, la narrazione torna al culto vichingo con la strada e i campi visibili in lontananza nell’angolo destro, suggerendo una metafora per Idaslet, la spianata di combattimento del Valhalla dove i valorosi guerrieri defunti si allenano per fronteggiare le brutali battaglie del Ragnarok.
Questo viaggio si sviluppa attraverso le canzoni Afdød (non battezzato), l’antico folk nordico della poetica “Kæmpens Ni Spørgsmål” e “Balder Død”, culminando la traccia “Ragnarok”. Il tema della mortalità è racchiuso nel titolo dell’album “Nu skrider Dagen under”, che è anche parte del titolo del dipinto “Nu skrider Dagen under, og Natten vælder ud”. Questa frase veniva utilizzata dalla antica guardia notturna che si preparava alla vedetta, significando “Ora il giorno sta finendo, e la notte si avvicina”.

Stile e collaborazione
Gli Idaslet non sono solo un’altra band folk-metal; sono barocchi e sperimentali. Composizioni complesse e quasi sovraccaricate si intrecciano sulla base folk in ogni brano, con continui cambi di mood e sonorità. Questo stile barocco abbraccia l’ispirazione gotica e decadente della loro narrazione, con un continuo cenno all’era romantica e rinascimentale, come evidente nel singolo “Balder Død”, un’ode funebre al figlio di Odino incorniciata in una romantica raffigurazione rinascimentale della morte di un soldato romano.
Questo video, eseguito con la voce di Sofia Schmidt (Etheral Kingdoms), che canta da mezzo-soprano e soprano, abbraccia il loro approccio teatrale alla musica.
Una canzone particolare che discutiamo dettagliatamente e di ci viene offerta un’improvvisazione della traduzione inglese di un verso è “Kæmpens Ni Spørgsmål” (le nove domande del gigante). Questa canzone è un adattamento della poesia troubadour di Frode Veddinge, uno dei più famosi cantautori folk in Danimarca. Lo stile e i versi di Frode, sono supportati dall’antica musica composta in stile folk nordico evocando un’atmosfera coinvolgente. L’incorporazione dell’antica scrittura dei trovatori scandinavi con l’approccio teatrale del metal degli Idaslet rende questa canzone, verso dopo verso, una vera perla da scoprire; anche se, al primo ascolto, può sembrare un brano umile stretto tra i pilastri rococò di “Afdøbt” e “Balders Død”.
L’attuale formazione
Batteria – Rune Jegsmark
Chitarra – Anders Bo Sckerl Hansen
Fisarmonica e voce – Kristian Ellingsøe
Chitarra – Victor Haugaard
Voce – Magnus Berthelsen
Bass – David John Willumsen
Ringraziamenti
Grazie a Kristian e Magnus per essere così disponibili per questa intervista. Un ringraziamento speciale a Cody Cleveland per l’aiuto con la versione inglese.



