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Secondo appuntamento consecutivo a base di thrash metal al Blah Blah di Torino che, dopo il primo degli Extrema, questa sera offre un menù tutto da assaporare con un ricco antipasto Bay Area alla piemontese preparato dai Damnation e una portata principale old school ferrarese da cucina stellata servito dai Game Over.
Questa sera c’è attesa e curiosità di vedere l’esibizione delle due band che stanno ultimando i preparativi per l’imminente uscita dei rispettivi album. Ma per quanto riguarda i Game Over la curiosità è doppia per l’esordio in sede live del nuovo cantante Danny Schiavina.
Intanto che la gente comincia ad affluire dentro al locale, noto con un grande piacere che anche in questa occasione sono presenti un discreto numero di giovani, anzi oserei dire giovanissimi.
Vedere questi gruppetti di ragazzini capelloni, abbigliati come si conviene ad un concerto di questo genere e sentirli parlare di metal è stato un tuffo nel passato, quando i diversamente giovani come me erano una assoluta minoranza a qualsiasi concerto io andassi a vedere.
Ma al diavolo i ricordi, torniamo alla realtà e prepariamoci ad assistere alla prima esibizione. La tavola è pronta, sediamoci e aspettiamo l’antipasto. Siamo affamati.
Antipasto.
Ci siamo. I Damnation da Torino entrano, si sistemano di spalle al pubblico, aspettano la fine dell’intro, si voltano e partono subito con “The Master, The Priest And The Death”.
Il pogo dei già sopracitati giovanissimi fa violentemente la sua entrata in scena, al quale decido di non partecipare avvertendo ancora i postumi dolorosi risalenti a quello della sera prima.
Hanno mezz’ora a disposizione e quindi decidono di non perdere tempo e di non fare prigionieri. “Mr. Mayhem” e “Kill By the Dawn” si susseguono con ritmo frenetico e la compattezza della band, nonostante si siano formati solo nel 2022 hanno alle spalle già una buona esperienza live, crea un muro sonoro che non viene minimamente scalfito fino alla fine dell’esibizione.
Si respira a pieni polmoni l’aria di San Francisco e della Bay Area. La band non fa niente per nasconderlo, anzi ne esalta le qualità in maniera eccellente trascinandoci tutti oltreoceano con lo scopo di assuefarci al puro godimento thrash americano.
Domenico alla chitarra ritmica insieme al basso di Davide e alla batteria di Alex crea un tappeto sonoro costante e preciso sul quale gli assoli di Paolo viaggiano velocissimi e puntuali (da non confondere con i treni italiani). Pi si sfoga con la sua voce rabbiosa ed è un continuo incitare ed elogiare il pubblico, che da parte sua ringrazia e contraccambia non cedendo il terreno di un millimetro.
Il tempo stringe e allora subito sotto con “Damned”, che insieme all’ultima della scaletta è presente nel loro EP omonimo, e con “Dead Again” per preparare il terreno al gran finale con “Scream All My Hate”.
Il tempo a loro disposizione non è stato molto, ma sufficiente per mostrare le capacità dal vivo della band. La presenza sul palco mostra una sicurezza da veterani che d’altronde hanno tutti maturato negli anni addietro nei loro rispettivi precedenti gruppi. Una sicurezza che aiuta a metabolizzare meglio le canzoni proposte, non ancora conosciute e probabilmente presenti nel loro prossimo disco d’esordio, grazie alla capacità di suonarle al meglio e senza tentennamenti davanti ad un pubblico, comunque si selvaggio e sollazzevole, ma sempre musicalmente esigente.
D’altronde va bene essere di bocca buona, ma l’offerta deve essere buona. E con i Damnation non si corre il rischio di rimanere delusi. Si dimostrano di gran lunga un’offerta qualitativamente più che valida.
Curioso di vederli al prossimo concerto con il disco pronto, una scaletta più lunga e ovviamente più tempo a loro disposizione. Sono sicuro che la qualità salirà ancora e tutti i palati, anche quelli più difficili, saranno pienamente soddisfatti. Bravi!
Scaletta Damnation
1.The Master, The Priest And The Death
2.Mr. Mayhem
3.Kill By The Dawn
4.Damned
5.Dead Again
6.Scream All My Hate
Formazione Damnation
Domenico Surace – chitarra
Paolo Carrone – chitarra
Pi Kebrah – voce
Alex Cau – batteria
Davide Avetta – basso
Portata principale.
Breve intro… boom! I Game Over da Ferrara stanno suonando al Blah Blah. Poche chiacchiere.
Quando si parla di underground italiano, una delle certezze è che se qualcuno ti chiede se merita andare a vederli dal vivo, devi rispondere immediatamente di sì. Questi non sbagliano un’esibizione. Punto.
E stasera hanno deciso di non fare eccezioni e di non confermare la regola. Strepitosi.
“Another Dose Of Thrash” da For Humanity e via. Il locale è pieno (se non è sold out poco ci manca) e lo spazio si è ristretto, ma la voglia di headbanging non manca. Tra le prime file il pubblico scapoccia senza pietà appoggiato al palco cercando quasi un contatto fisico a dimostrare la vicinanza e il sostegno che vuole offrire a questi musicisti.
Si pesca da tutti e cinque gli album e quindi è il momento di “33 Park Street” da Crimes Against Reality per arrivare al primo estratto dall’ultima fatica Hellframes.
La band propone il meglio da ogni album e lo propone al meglio e senza sosta. Giusto il tempo di presentare il titolo, dire due parole e sotto con il massacro. Danny ci introduce alla chiamata, e “Call Of The Siren” è la risposta.
Potevano restare fuori Burst Into the Quiet e Claiming Supremacy? Certo che no (e aggiungerei ci mancherebbe pure). Quindi “Masters Of Control” e “Last Before The End” sono le due prescelte a rappresentare magistralmente i due album.
Danny Scalvina è all’esordio con il gruppo e si è integrato veramente alla grande. La sua fisicità sul palco catalizza l’attenzione, così come ogni buon frontman dovrebbe fare, e le sue lunghe braccia sempre in movimento catturano gli sguardi attenti e pronti al giudizio del suo primo esame con la sua nuova band. Voce, promosso. Presenza, promosso. Grande Danny.
I due “anziani” del gruppo, Ziro e Sanso, si scambiano riff e assoli dimenandosi come due ossessi e il fatto che la precisione non venga mai a mancare esalta la platea che quasi fatica a stare dietro a tanta energia.
Appena Danny vede un attimo di rilassamento, chiama un pogo all’ultimo sangue. E il pubblico risponde. Quando la truppa vede il proprio generale in prima linea, senza paura a guidare la battaglia, è pronta a seguirlo fino alla fine. Si suda sul palco e giustamente si suda anche sotto.
E quale miglior modo per mantenere costante il livello di apnea a cui ci stanno sottoponendo, dando un ritmo senza respiro alla scaletta, se non annunciare “Iron Fist” e omaggiare Lemmy? Detto fatto e addio minuto di recupero fiato. Vender con la sua canotta dei Motorhead non se lo fa ripetere due volte e parte a razzo insieme al suo compagno Leonardo che, osservandolo, a un certo punto ho pensato che se non si fosse calmato un attimo con l’headbanging, la sua testa si sarebbe staccata dal collo. Questa è grinta! E a proposito di canotte, Danny e Ziro entrambi con quella dei Coroner … massimo rispetto, questo è buon gusto.
“Seven Doors To Hell”, “Synthetic Dreams” e “Neon Maniacs” chiudono il thriatlon (salto, corsa e spinta) a cui siamo stati sottoposti.
Ma un concerto dei Game Over non può finire senza quella. E no, proprio no.
“Tupa Tupa Or Die”. Le chiacchiere stanno a zero. Fine dei giochi. Spettacolo!
Scaletta Game Over
1.Another Dose Of Thrash
2.33 Park Street
3.The Cult
4.Masters Of control
5.Last Before The End
6.Call Of the Siren
7.Path Of Pain
8.Iron Fist (cover Motorhead)
9.Seven Doors To Hell
10.Synthetic Dreams
11.Neon Maniacs
12.Tupa Tupa Or Die
Formazione Game Over
Luca “Ziro” Zironi – chitarra
Alessandro “Sanso” Sansone – chitarra
Anthony “Vender” Dantone – batteria
Leonardo Molinari – basso
Danny Schiavina – voce
LINK: FACEBOOK SITO WEB BANDCAMP
Siamo sazi. Il conto è già stato pagato (veramente irrisorio visto le portate) e possiamo tranquillamente dire che si torna a casa con la consapevolezza di aver vissuto una bella serata di thrash spaccaossa e ben fatto.
Un plauso alle due band che hanno buttato “anema e core” dalla prima all’ultima nota. Gentilezza e disponibilità al banchetto del merch (l’accento emiliano fa subito allegria e vacanza) hanno contribuito a rendere più piacevole sostenere economicamente l’underground.
Tenete d’occhio i Damnation, se il buongiorno si vede dal mattino e se i ragazzi (insomma, mica tanto “ragazzi”) riescono a trasmettere la stessa energia dal palco allo studio, il loro esordio si preannuncia una bomba.
Dei Game Over c’è poco da dire. Il fatto che un loro concerto sia di una carica pazzesca e di una partecipazione totale non è nemmeno quotato alla Snai. Ad aprile esce il nuovo lavoro. Se riesce a mantenere o superare il livello di Hellframes, personalmente si parla già di top ten del 2025.
E niente da fare. È passato poco tempo dalla fine dell’evento e lamento un buco allo stomaco.
Allora è proprio vero: di metal siamo sempre affamati!











