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Chi frequenta l’underground ellenico sa che, prima del notevole successo della No Remorse, altri avevano provato (ahimè, con molta meno fortuna) a lanciare una etichetta indipendente che si occupasse di pubblicare dischi epic, heavy, doom e power quanto più classici e ‘old style’ possibile, soprattutto dall’area mediterranea, in nome dell’heavy metal più puro e legato agli anni ’80. Questi ‘altri’ sono Greg Varsamis, e questa etichetta è la Eat Metal Records: pensate che la sua prima uscita è nientemeno che Carmina Barbarica dei Wotan… dopo periodi di sostanziale silenzio, Greg sembra tornato sul mercato, e propone oggi il debutto dei conterranei Stygian Path: provate a indovinare in che (sotto)genere ci collochiamo, dai…
L’illuminata “Prometheus” ha il fascino dell’epic metal ellenico più arcaico: più puliti dei Wrathblade, meno progressivi dei Sacred Outcry, stentorei quanto i primi Battleroar, questi ragazzi greci convincono anche per la voce chiara e distinta di Panos Babilis, che guadagna in ricchezza quel poco che perde in maestosità. Nella imponente “Tides Of Time” lo stile canoro si fa declamatorio e stentoreo; viene poi “Rhapsody XXII: The Eagle And The Lion”, forse il brano migliore del lotto, aperto da due minuti di una incalzante introduzione, che poi si sviluppa in un epos dai tratti doom, pulsante e corposo. “Unholy Land” ha qualcosa di tribale, ma soprattutto ha un lunghissimo quanto meraviglioso solo finale, dai toni vagamente orientali… “Chateau Du Devil” ha addirittura dei tocchi horror metal, prima che la breve outro “Path To Exhile” ci ricordi, con le sue sonorità, che la Grecia è e resterà sempre il luogo d’elezione dell’epic metal.
“The Lorekeeper” è un debutto spontaneo e vigoroso, devoto ai crismi del genere e molto ispirato: se siete fra coloro che tengono ancora accesa la fiamma sprigionata da dischi come Age Of Chaos dei Battleroar o Alexandros dei Sacred Blood… beh, siete nel posto giusto!



