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Wytch Hazel e Phantom Spell stanno affrontando un mini-tour nell’Europa centrale, prevalentemente in Germania, per promuovere i loro rispettivi recenti album, V: Lamentations e Heather & Hearth, usciti entrambi nel 2025.
Se in Italia un tour di questo tipo, per diversi motivi, non potrebbe funzionare, considerando l’evento ancora troppo “underground”, in Germania la situazione è molto diversa. Gruppi come i suddetti possono contare sul supporto di numerosi fan tedeschi, pronti a seguirli in diverse città, con club (anche se non molto grossi) quasi sempre esauriti in prevendita. Non fa eccezione lo Schwarzer Keiler (il Cinghiale Nero), seconda tappa del tour. Il locale è piccolo ma molto accogliente, con ottimi suoni durante le due esibizioni.
I primi a salire sul palco sono i Phantom Spell, nati come progetto solista del cantante/chitarrista inglese Kyle McNeill (già in forza nei Seven Sisters). Un’esibizione intensa, come la musica stessa del gruppo.
Se da studio il buon Kyle fa tutto da solo, dal vivo è accompagnato da ottimi musicisti, per lo più provenienti dalla scena spagnola. Lo spettacolo si apre alla grande con la maestosa “The Autumn Citadel” tratta dall’ultimo album, una composizione che sfiora i dodici minuti, ma totalmente in grado di immergerti nel mondo dei Phantom Spell! La band è davvero compatta e affiatata, riuscendo a coinvolgere il pubblico grazie anche al bel ritornello del pezzo. Efficaci i cori ad opera del batterista Josevi e del tastierista Bastien Bruneau, che danno più corpo alle parti vocali di McNeill.
“Evil Hand” è uno dei pezzi più duri e diretti dell’ultimo disco e fa scattare il pubblico. Devo ammettere che i fan tedeschi sono stati davvero encomiabili, incitando i gruppi per tutto il tempo. Nella parte centrale del concerto, vengono riproposti i migliori brani dal primo album Immortal’s Requiem, come “Seven Sided Mirror”, col ritornello scandito da tutti i presenti, o “Keep On Running”, pezzo molto orecchiabile, dal ritornello irresistibile. Ottimi intrecci delle due chitarre, supportate da una precisa sezione ritmica e dal prezioso lavoro del già citato Bruneau.
Uno dei momenti più intensi si ha nel finale, con “A Distant Shore”, brano che descrive il non felice momento attuale a livello globale, portando comunque un messaggio di speranza. La chiusura è affidata a “Blood Becomes Sand” con una prestazione molto sentita di McNeill: veniamo trascinati da questo pezzo lento e malinconico che si trasforma in una vera e propria cavalcata, con tutto il quintetto coinvolto. I Phantom Spell salutano, tra gli applausi, un pubblico entusiasta; davvero un’ottima esibizione!
Se da studio il buon Kyle fa tutto da solo, dal vivo è accompagnato da ottimi musicisti, per lo più provenienti dalla scena spagnola. Lo spettacolo si apre alla grande con la maestosa “The Autumn Citadel” tratta dall’ultimo album, una composizione che sfiora i dodici minuti, ma totalmente in grado di immergerti nel mondo dei Phantom Spell! La band è davvero compatta e affiatata, riuscendo a coinvolgere il pubblico grazie anche al bel ritornello del pezzo. Efficaci i cori ad opera del batterista Josevi e del tastierista Bastien Bruneau, che danno più corpo alle parti vocali di McNeill.
“Evil Hand” è uno dei pezzi più duri e diretti dell’ultimo disco e fa scattare il pubblico. Devo ammettere che i fan tedeschi sono stati davvero encomiabili, incitando i gruppi per tutto il tempo. Nella parte centrale del concerto, vengono riproposti i migliori brani dal primo album Immortal’s Requiem, come “Seven Sided Mirror”, col ritornello scandito da tutti i presenti, o “Keep On Running”, pezzo molto orecchiabile, dal ritornello irresistibile. Ottimi intrecci delle due chitarre, supportate da una precisa sezione ritmica e dal prezioso lavoro del già citato Bruneau.
Uno dei momenti più intensi si ha nel finale, con “A Distant Shore”, brano che descrive il non felice momento attuale a livello globale, portando comunque un messaggio di speranza. La chiusura è affidata a “Blood Becomes Sand” con una prestazione molto sentita di McNeill: veniamo trascinati da questo pezzo lento e malinconico che si trasforma in una vera e propria cavalcata, con tutto il quintetto coinvolto. I Phantom Spell salutano, tra gli applausi, un pubblico entusiasta; davvero un’ottima esibizione!
Scaletta Phantom Spell:
The Autumn Citadel
Evil Hand
Up The Tower
Seven Sided Mirror
Keep On Running
Palantíri
A Distant Shore
Black Spire Curse
Blood Becomes Sand
The Autumn Citadel
Evil Hand
Up The Tower
Seven Sided Mirror
Keep On Running
Palantíri
A Distant Shore
Black Spire Curse
Blood Becomes Sand
Formazione Phantom Spell:
Kyle McNeill: chitarra e voce solista
José Soler: chitarra
Bastien Bruneau: tastiere & cori
Miguel Moreno Menárguez: basso
José Vicente Aldeguer: batteria & cori
Kyle McNeill: chitarra e voce solista
José Soler: chitarra
Bastien Bruneau: tastiere & cori
Miguel Moreno Menárguez: basso
José Vicente Aldeguer: batteria & cori
Al solito, vestiti di bianco, con croci in evidenza, salgono sul palco i Wytch Hazel che propongono una scaletta non molto dissimile da quella presentata in Italia alla Festa Bikers dello scorso anno. Ampio spazio, quindi, all’ultimo V: Lamentations, da cui vengono estratti cinque brani. L’apertura spetta però al classico “The Fire Control” cantato a gran voce da tutti i presenti, specie nello stacco “are you afraid of the fire?”. I Wytch Hazel sprigionano da subito una gran passione ed energia.
“Still We Fight” fa di nuovo cantare tutti con Colin Hendra (cantante e chitarrista) che esorta il pubblico a intonare i cori. Pubblico, per altro, totalmente assorbito dall’esibizione del quartetto! “Archangel” è un altro degli appuntamenti fissi nelle esibizioni degli inglesi, introdotto dai doppi colpi del batterista Aaron Hay. Un ritornello irresistibile che scatena l’audience! Molto fomentante anche lo stacco centrale che precede l’assolo di chitarra. “Woven” è il singolo dell’ultimo album e pare essere molto gradito dai ragazzi tedeschi, complice l’indovinato ritornello che si stampa subito in testa; a riprova, a fine brano parte spontaneo il coro “Wytch Hazel – Wytch Hazel!”
Un altro dei pezzi migliori dall’ultimo disco è sicuramente “Run The Race”, brano trascinante grazie a delle belle armonizzazioni, ad opera delle due chitarre, e all’assolo del bravo Alex Haslam. Rispetto all’esibizione italiana (un contesto più variegato, con diverse attrazioni tipiche di un grosso motoraduno), i Wytch Hazel appaiono più padroni del palco, interagendo con sorrisi e cenni di assenso davanti al loro pubblico.
Ci si avvia verso la fine con due super classici come “Sprit And Fire”, che racchiude sia l’anima rock che folk degli Inglesi, ma soprattutto con l’inno “Wytch Hazel”, con Hendra che invita tutti a scandire a gran voce il nome della band nel ritornello.
Un altro dei pezzi migliori dall’ultimo disco è sicuramente “Run The Race”, brano trascinante grazie a delle belle armonizzazioni, ad opera delle due chitarre, e all’assolo del bravo Alex Haslam. Rispetto all’esibizione italiana (un contesto più variegato, con diverse attrazioni tipiche di un grosso motoraduno), i Wytch Hazel appaiono più padroni del palco, interagendo con sorrisi e cenni di assenso davanti al loro pubblico.
Ci si avvia verso la fine con due super classici come “Sprit And Fire”, che racchiude sia l’anima rock che folk degli Inglesi, ma soprattutto con l’inno “Wytch Hazel”, con Hendra che invita tutti a scandire a gran voce il nome della band nel ritornello.
Lo spettacolo termina definitivamente con l’arrembante “Ride On” e con “Healing Power”, dall’ultimo album, che confermano la prestazione vincente da parte dei Wytch Hazel. Hendra e soci salutano e ringraziano un pubblico caloroso e partecipe.
Davvero una serata riuscita che ha visto protagoniste due ottime realtà del panorama europeo.
Come detto, i Wytch Hazel hanno già avuto un’occasione di esibirsi in Italia mentre i Phantom Spell, non ancora. Credo che anche il pubblico italiano debba fare un ulteriore passo avanti, supportando e dando spazio non solo ai grossi nomi ma, altresì, a queste nuove leve che stanno sfondando lavori di qualità, accompagnati da altrettanto valide esibizioni dal vivo.
Davvero una serata riuscita che ha visto protagoniste due ottime realtà del panorama europeo.
Come detto, i Wytch Hazel hanno già avuto un’occasione di esibirsi in Italia mentre i Phantom Spell, non ancora. Credo che anche il pubblico italiano debba fare un ulteriore passo avanti, supportando e dando spazio non solo ai grossi nomi ma, altresì, a queste nuove leve che stanno sfondando lavori di qualità, accompagnati da altrettanto valide esibizioni dal vivo.
Scaletta Wytch Hazel:
The Fire Control
I Am Redeemed
Still We Fight
Dry Bones
Archangel
Elixir (audio registrato)
Woven
Citadel
Run The Race
Wait On The Wind
Elements
Spirit And Fire
Wytch Hazel
Ride On
Healing Power
I Am Redeemed
Still We Fight
Dry Bones
Archangel
Elixir (audio registrato)
Woven
Citadel
Run The Race
Wait On The Wind
Elements
Spirit And Fire
Wytch Hazel
Ride On
Healing Power
Formazione Wytch Hazel:
Colin Hendra: voce e chitarra
Alex Haslam: chitarra e cori
Andrew Shackleton: basso
Aaron Hay: batteria e cori














