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Ispirandosi al tema centrale dell’Ulisse di Joyce, gli americani Agentbite Misery pubblicano il loro album d’esordio Remorse Of Coscience. Formatisi nel 2022, dopo un paio di demo e alcuni singoli, quest’anno compiono il grande passo e ci regalano un lavoro completo, ambizioso e, tutto sommato, interessante.
Il trio del New Hampshire ha buon gusto in fatto di copertine. Molto bella l’immagine di questa strada in stile vittoriano con tre personaggi incappucciati (come loro, d’altronde) che la percorrono, al tramonto, sotto un cielo rischiarato dopo un acquazzone primaverile. O così almeno credo. Mi è piaciuta assai. Azzarderei un “molto affascinante”.
Mai avrei pensato di ascoltare un disco metal con Ulisse come protagonista della storia. E, ad essere sincero, ho temuto il peggio. Invece sono stato smentito dalla buona impronta personale che gli Agentbite Misery sono riusciti a dare al loro disco. Ok, non è un capolavoro, ma merita una certa attenzione soprattutto per l’ardire che hanno avuto nel trattare questi temi di stampo “classico” in un genere particolarmente sperimentale come il loro.
Il black misto allo sludge risulta accattivante. Cattura l’attenzione la ricerca di un suono personale e il contemporaneo tentativo, a tratti riuscito (che suona meglio di non sempre riuscito), di cercare di dare un’immagine musicale ai loro testi. Compito non facile e un esito parzialmente positivo. Ma non fatevi ingannare dalle mie parole, il disco ha un suo perché. A questo punto, a voi trovarlo.
In ogni caso, nonostante la sua strana complessità, Remorse Of Coscience, si fa ascoltare con una certa facilità, ed è questo che me li fa apprezzare maggiormente. Accademici ma senza tirarsela troppo, bravi.
Imbarchiamoci e salpiamo. In pieno stile grind il primo pezzo “Telemachean Echoes”, con una ferocia notevole ed una bestialità da far impallidire i maestri del genere. Totalmente inaspettato questa deriva del brano dopo un caotico inizio di brano che non lasciava presagire una piega così violenta della canzone.
Ma già da “Cascara Sagrada” si cambia registro e ci si incanala su binari più consueti della band e la forte componente sludge inizia a fare la voce grossa.
“Bellwether And Swine” prende il largo con ritmi molto più frenetici rispetto alla precedente lasciando poi il passo al black di “Circe”. Un’ipnotica danza seducente e ammaliante che si trasforma ben presto in un rito maligno e oscuro.
La malinconia elettronica di “The Twice-Charred Paths Of Musing Disciples” è un tentativo di.. non so che cosa. Non so dirvi se mi sia piaciuta o meno e più la riascolto e più cresce l’incertezza.
Chiudono i quattordici minuti (troppi) di “Mnesterophonia”. Un condensato di tutto ciò che questo gruppo è in grado di offrire. Post-black, sludge e sperimentazioni stoner che creano un vortice trascinante che ti obbliga a meditare, studiare, capire… insomma, è il classico brano da: “anche meno”.
La prova vocale ha spaziato dalle urla ai latrati, dalle grida al parlato, riuscendo ad adattarsi ai particolari momenti narrativi. Molto personale come interpretazione e soprattutto… molto, forse, troppo vissuta!
Ovviamente non era facile riuscire a condensare l’opera di Joyce in cinquantacinque minuti, ma questi tre artisti americani sono comunque riusciti a trasmettere il senso e soprattutto le sensazioni che l’opera stessa vuole trasmettere. Un buon lavoro, a tratti forse troppo poco omogeneo e con qualche sbavatura in fase di scrittura e di produzione, ma che alla resa dei conti risulta un esordio da tenere d’occhio. Per i miei gusti personali, ho trovato che manchino quelle accelerazioni e cambi di tono che aiutano a mantenere viva l’attenzione per tutta la sua durata, ma, probabilmente , ad un orecchio più abituato a questo tipo di sonorità questo non sarà un problema.
Riascolterei Remorse Of Coscience? In macchina no, ma, comodamente a casa seduto sul divano e cercando di spacciarmi per un intellettuale insieme a qualche amico metallaro che non li ha mai sentiti nominare, probabilmente si.
Il viaggio oscuro e angosciante degli Agentbite Misery è iniziato. Quindi, salpiamo nuovamente con loro sperando di non metterci troppo a tornare.



