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Death metal con contaminazioni sludge, crust, hardcore e grindcore. Ma, fondamentalmente, death metal. O forse death grind? O ancora meglio death sludge? Non saprei, quel che so è che gli Unearthly Rites scatenano la loro selvaggia attitudine in questo Tortural Symphony Of The Flesh, seguito del loro buon esordio Ecdysis.
Fin da subito c’è un problema, la produzione. Volutamente diretta e grezza, e fin qui niente di male, si è tentato di ottenere un risultato “il più cantinaro possibile”. Ma qui, forse, i ragazzi hanno esagerato. Ho fatto fatica a stare dietro a questi suoni veramente troppo caserecci. Aggiungendo poi il tipo di musica proposto, ci sono stati momenti in cui ho pensato che il mio stereo si fosse misteriosamente trasformato in un frullatore di chiodi e bulloni.
Se poi vogliamo anche sommare il fatto che, per poter capire qualcosa, il volume nelle cuffie doveva essere forzatamente alto, capirete allora che l’ascolto dell’ultima fatica del gruppo finlandese non sia stato per me una passeggiata di salute.
Il primo disco ha rappresentato una novità abbastanza interessante che ha cercato, in modo personale, di esplorare territori estremi in modo dissonante e distorsivo facendo del “caos” il suo credo.
Purtroppo in Tortural Symphony Of The Flesh non vedo concreti passi avanti, ma soltanto una replica, direi anche buona, di quanto proposto precedentemente. Il salto in avanti sarà per la prossima volta.
Mi ritrovo altresì nella situazione di non sapere cosa dire sui musicisti. I loro strumenti non vengono esaltati in nessun momento e in nessun modo in quel frastuono infernale e, quindi, mi limiterò a fare un discorso d’insieme presupponendo che il loro background musicale unito al loro… no, non ce la faccio, lasciamo perdere, non lo so… e quindi non aggiungo altro.
L’apertura è affidata a “Tuonen tulijat, manan menijät”. Chitarre distorte, ritmi serratissimi e voce istrionicamente adatta alla situazione, fanno presagire un livello di scrittura medio alto per le successive canzoni. Ed è così anche per “Sokli Fields Forever / A Radiative Picnic”, dove un “mischione” di sludge, crust, grindcore, deathcore e doom innescano la miccia di un brano esplosivo quanto indistinto nei suoni.
Dopo l’inutile intermezzo di “A Stygian Winterscape”, arriviamo alla title-track. In questo brano vengono esaltate le varie sfaccettature interpretative di Sisli alla voce. Mi ha convinto sia lui che il brano. Metà death metal e per la restante metà punk/hardcore di notevole spessore e schiettezza.
“Ignis Fatuus” ha la durata più lunga dell’ album, sette minuti, ma è ben strutturata con il suo incedere death/doom e la voce bestiale da animale ferito a coronamento di un pezzo che, se ascoltato da solo, mi avrebbe convinto all’acquisto di Tortural Symphony Of The Flesh.
Anche in “Absird Transgression” la voce cambia registro passando ad un tono molto più basso che ben ci sta all’interno di un brano arcigno e grintoso. Segue un altro inutile interludio, “Not For The Weak”, (cribbio, e basta intermezzi), e si conclude con “The Notion Of Emerging Totalitarianism”. Bello, tirato, distorto ma, come al solito, penalizzato da sapete già che cosa.
Siamo arrivati alla fine. Quanto c’è di buono viene vanificato dalla produzione, non c’è niente da fare. Non siamo di fronte a chissà che album, ma un voto in meno glielo devo dare per forza (sono sempre troppo generoso). Ogni volta che sono arrivato alla fine del disco mi sono sentito stremato. Non annoiato o altro, ma stremato.
Nota positiva il fatto che non siano legati al passato, che non cerchino di scimmiottare nessuno e che tentino un percorso tutto loro.
Bella e disturbante la copertina, veramente un bel lavoro, semplice e diretto. Magari prendere uno di pari livello di chi l’ha creata e metterlo al mixer non sarebbe stato male. Così, tanto per dirne una.
Credo che comunque ai più oltranzisti piaceranno gli Unearthly Rites e il loro Tortural Symphony Of The Flesh, con i suoi eccessi e il suo sapore inverosimilmente grezzo.
Io dico soltanto che si poteva fare di meglio e che quello che è stato fatto si doveva fare meglio.
I suoni, santa pazienza, i suoni!



