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Nati per volontà del batterista Michele Olmi, che puntava inizialmente a costituire uno studio project che fosse la risposta italiana agli Avantasia, gli Embrace Of Souls sono poi diventati una band a tutti gli effetti, e sembrano aver trovato la quadra con il loro terzo album. Se nel primo il vocalist era nientemeno che Giacomo Voli, oggi i Nostri si affidano alle due voci di Giacomo Rossi e Martina Mazzeo, ma errerebbe chi pensasse a una band symphonic gothic; il sound dei nostri è ben radicato nel power, pur concedendosi a non poche movenze sinfoniche, e del resto Michele è accompagnato anche da solidi strumentisti che condividono con lui altri progetti di genere (Xavier Rota, proprio nei Chronosfear, e Davide Scuteri, anche nei Lay Of The Autumn). Se a questo aggiungiamo che il disco è un concept di taglio medievale (sul quale però, nella nota stampa, i nostri danno poche e generiche informazioni… se volete i dettagli dovete leggere i testi!), direi che i numeri per suscitare l’interesse dei power metallers ci sono tutti!
I nostri ci danno subito in pasto la titletrack, sinfonica come non mai, che piace immediatamente grazie alla splendida voce di Martina, e che offre anche un ritornello di tutto rispetto, ma si sarebbe forse giovata di una resa dei suoni più dinamica (soprattutto per quanto riguarda la batteria). “Eversun” ha il suo momento migliore nel godibile break strumentale, con Martina che riporta il brano alla parte cantata con una prestazione da brividi; ha un andamento a tratti sognante “The Gathering”. “Spine” ha i suoni di tastiera dei Sonata Arctica di qualche anno fa; mentre “Betrayal” esibisce un power più ortodosso, ma non per questo meno apprezzabile, “The Dark Lord” permette ancora una volta a Martina di mostrare la propria tecnica sopraffina. Da segnalare su “The War” la partecipazione nientemeno che di Morby dei Domine; la conclusiva “Desolate Lands” aumenta ancora il tasso epico della tracklist.
Se proprio vogliamo essere pignoli, si sente un po’ la mancanza di un brano più lungo e ambizioso: immagino per una scelta voluta e consapevole, nessuno dei brani in scaletta supera i cinque minuti, e addirittura sei (cioè oltre la metà) sono sotto i quattro. Ma direi che possiamo certamente ‘accontentarci’ di un disco ben riuscito, pimpante, vivo e ‘avvolgente’ come The Battle Of The Dead.



