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Grazie a Relapse Records possiamo gustarci ciò che la storica band Death aveva autoprodotto prima del disco di debutto, tutto registrato ex novo da importanti membri storici e della scena americana a nome Left To Die e presentato in questo Initium Mortis.
Sicuramente l’operazione nostalgia fa da padrona in questo progetto, ma sembra quasi che invece di nascondere le intenzioni, i Left To Die abbiano fatto leva su questa volontà di riportare alla luce delle perle antiche create dal mai dimenticato genio di Chuck Schuldiner con i Mantas, poi diventati Death.
Il progetto si avvale dello stesso Rick Rozz che fu già un membro originale dei Mantas, cui vanno aggiunti Matt Harvey alla voce e chitarra e Terry Butler al basso e Gus Ríos alla batteria, musicisti che le opere dei Death conoscono bene.
Il quartetto affronta il materiale originale con un rispetto quasi rituale, ma senza cadere nella “museificazione” asettica. Initium Mortis è vivo (gioco di parole voluto), pulsante, feroce: suona come un album del 1986 che ha attraversato quarant’anni di evoluzione tecnica senza perdere la sua ferocia adolescenziale. La produzione, infatti, è coerente con il genere, Matt LaPlant nei Madtown Mix Studio ha creato in missaggio che riesce ad essere moderno, ma mantenendo lo stile tipico grezzo del death acerbo della seconda metà egli anni ottanta, restituendo, o forse meglio dire donando a quei brani così antichi un nuovo splendore che possa portarli nel 2026 a rivaleggiare con la sconfinata discografia mondiale. Il suono resta ruvido e analogico, ma ogni singolo strumento è ben percepibile, non si sentono quantizzazioni artificiose sulle ritmiche di batteria di Gus Ríos e anche la voce di Matt Harvey riesce, con le dovuto differenze a riportare alla luce vecchie memorie del growl primordiale di Chuck Schuldiner, stile confluito nel primo imprescindibile album dei Death, Scream Bloody Gore.
C’è poco da commentare sui brani, viene mantenuta tutta la violenza primigenia che trasformava il Thrash Metal in un figlio degenere e malato. Poter gustare di brani come “Death By Metal” in tutto il suo splendore moderno, suonato dallo stesso Rick Rozz che fondò i Mantas è una soddisfazione per chi è cresciuto con questa evoluzione stilistica negli anni ottanta. “Archangel” sprigiona ancora oggi una rabbia incredibile e lascia spazio all’incedere di batteria di Gus Ríos martellante e preciso. I brani sono mediamente corti, sfiorano i tre minuti ma racchiudono in se tutta l’essenza di ciò che è stato, ed è tutt’oggi il Death Metal americano.
Alcuni potrebbero lamentare che Il progetto Left To Die edito da Relapse Records potrebbe cozzare con il tributo live Death To All, che vede Gene Hoglan, Steve di Giorgio fra gli altri presenti, ma la realtà è che entrambi questi “tributi” (che brutta parola) prendono anime diverse del periodo di produzione dei Death, dividendosi quasi i compiti di tenere alta la memoria di questa band e del musicista che ha segnato un’era e un genere.
Disco imprescindibile per i collezionisti e per chi ama l’opera magna composta da Chuck Schuldiner, questo Initium Mortis dei Left To Die resta un ottimo disco di Death metal vecchissima scuola, primordiale ma con il suono moderno che lo rende ancora più appetibile.



