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Quando si dice “voglia di fare”. Formatisi nel 2021, i Phantom sono già al loro terzo album, Not Midnight Yet. Ritmo da anni ottanta, album-tour-riposo-album e via così fino allo sfinimento. Già solo per questo motivo, mi vanno a genio. E poi, udite udite “siori e siore”, suonano speed metal con aggiunta di un sano e vecchio thrash. Sto sognando. Le mie orecchie sono commosse da cotanta sonorità ormai dimenticata nei meandri dei ricordi di un tempo giovanile volato via come le foglie… vabbeh, lasciamo stare e torniamo sul pezzo.
Componenti giovani, mi pare tutti sotto i venticinque anni, e tanta passione per una band che mette al centro della sua filosofia musicale il gusto per un genere che, considerato fuori tempo massimo, ha invece ancora ragione di esistere e parecchi colpi in canna. Lo dimostrano questi musicisti messicani, autori di tre ottimi lavori, influenzati sicuramente dai maestri del passato, ma capaci di proporre un sound personale e tecnicamente valido.
Cosa colpisce maggiormente è la loro capacità di mantenere la loro attitudine “vecchia, sporca e cattiva” in un contesto produttivo odierno. È ovvio che la sensazione degli anni ottanta sia forte, ma c’è sempre un qualche spunto, un tratto preciso che richiama al “siamo qui adesso” che è quasi commovente e allo stesso tempo completamente coinvolgente.
Saper mantenere una propria identità facendo della musica diciamo non proprio innovativa, personalmente, ha la stessa valenza del voler ricercare qualcosa di completamente nuovo. Chi ci riesce, a raggiungere uno dei due obiettivi, si intende, è bravo e merita attenzione. I Phantom ci sono riusciti, e con tutti e tre i loro lavori.
Si comincia subito con lo speed più veloce e classico che si possa intendere con i quattro brani iniziali (con titoli come “Hordes Of Bats”, ”Out Of The Mausoleum”, “Dracula’s Curse” e “ Morgenstern / Iron Strike” come si fa a non adorarli?). La band si concede un piccolo rallentamento con “The Pale Remains Of Time”. Qui la parte più melodica della loro vena artistica trova ampio spazio in questo brano.
Nei successivi pezzi iniziamo a sentire qualche spruzzata di thrash. “Summoned To Kill” e “Not Midnight Yet” riprendono il discorso iniziale con, per quanto sia possibile, più ferocia e più “speed”.
Riff solenni e mastodontici introducono “Solomonari” per poi accompagnare il pezzo nella sua durata con richiami più classicamente heavy. Richiami subito cancellati dalla successiva “Sepulchral Majesty”. Breve, intensa e folle. Un pezzo sanguinante gioia vampiresca da ogni poro.
Tecnicamente i quattro ragazzi si dimostrano all’altezza. Raro sentire un livello così alto ad una età così bassa. Studiano, si applicano e si sente.
Chitarre acustiche per “Curse Your Name” per un attimo di respiro in una canzone che, con i suoi suoni armonici, riecheggia di una certa euforia di fondo.
“ Echoes From The Fights” chiude il discorso così come si è iniziato, con una lezione di quello che è stato ed è oggi lo speed metal. Addirittura? Sì, addirittura.
A parte il solito intermezzo strumentale di un minuto e mezzo utile come versare un bicchiere di sabbia nel deserto, “A Trail Full Of Sorrows” (prima o poi mi vedrete ad un live con il cartello “Stop Interlude”), il disco dei Phantom non presenta filler e tutti i brani sono funzionali alla causa.
Si suda e si scapoccia come ad un concerto, questo è quello che capita ascoltando Not Midnight Yet dei Phantom. Non si sta seduti sul divano con le cuffie. No, ci si alza e si poga contro i mobili e le pareti, perché questo è un signor disco, fatto bene, suonato meglio, trascinante e, non mi vergogno ad affermarlo, anche “giovane”. Ecco, magari la copertina andrebbe decisamente migliorata. Ogni volta che la osservo penso che “il mio falegname con trentamila lire la faceva meglio” (cit.)
Lo speed e il thrash sono musica vecchia? No, sono musica bella!



