EXUMER – Death Mask Messiah

Titolo: Death Mask Messiah
Autore: Exumer
Nazione: Germania
Genere: Thrash metal
Anno: 2026
Etichetta: Metal Blade Records

Formazione:

Mem V. Stein – Voce
Ray Mensh – Chitarra
Marc B. – Chitarra
Alex Voss – Basso
Jerome Reil – Batteria


Tracce:

01.Death Mask Messiah
02.Blinding Skies
03. Sin Bleeder
04Eradication
05.Ravishing Waste
06.Allocated Savagery
07.Serpent
08.Fratricide
09. Scorcher
10.Frozen Ground
11.Unchained Angel


Voto del redattore HMW: 8/10

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L’attesa è finita. Sette anni dopo Hostile Defiance esce questo nuovo album che non è nientemeno che una furia devastante. Ma partiamo dall’inizio. Gli Exumer sono una band tedesca che si pone tra le punte più alte del panorama thrash teutonico. Non sono uno di quei gruppi che sfornano dischi uno dietro l’altro finendo inevitabilmente con mitigare la furia o riciclare idee. Dal loro esordio nel 1986 con Possessed By Fire di anni ne sono passati, ed in questo periodo hanno pubblicato, compreso quest’ultimo, sei dischi. D’accordo che si sono presi una lunga pausa tra il 1987 e il 2012 (anno nel quale hanno firmato per la Metal Blade), però non danno comunque alle stampe un lavoro dietro l’altro, preferendo la qualità.

Detto questo passiamo all’analisi del disco in oggetto. Parliamo di undici tracce tiratissime alternate a brani più lenti, ma comunque feroci. Nessun riempitivo orecchiabile per conquistare più pubblico possibile, come fanno alcune, troppe formazioni. 

Si comincia con il brano che dà il titolo al disco Death Mask Messiah e la dichiarazione di guerra è immediata, con la canzone che inizia con un suono di affilatura di falce, seguito da due battute di riff di sola chitarra e poi si scatena l’inferno, lo schema di The Raging Tides dall’omonimo lavoro del 2016 per capirci.

Dopo che il massacro è iniziato, si susseguono due brani di altrettanta ferocia in grado di mettere in crisi le vostre vertebre cervicali. Si rifiata con il pezzo successivo, comunque con un tempo killer e da qui in avanti è come stare su un ottovolante: furia distruttiva un brano, tempo rallentato ma feroce il successivo. E via così. Tra i più riusciti ci sono la title track “Death Mask Messiah”, che tratta del massacro di Wako in Texas, la successiva “Blinding Skies” e la quarta traccia “Eradication” dal sapore alla Exodus, senza dimenticare “Fratricide” e “ Frozen Ground”, quest’ultima con il riff di apertura vagamente black, ma che si evolve subito in un brano tiratissimo, inadatto all’ascolto con la nonna, a meno che non vogliate ereditare. Però, ripeto, questo è un disco che si ascolta senza salti, tutti e undici i pezzi sono ugualmente di valore. Ecco, questo è un disco di Thrash Metal che suona come un disco di Thrash Metal, un manuale sonoro di come le cose vanno fatte. Ottimo.

Un ultimo appunto sui due nuovi arrivati, Alex Voss (Basso) e Jerome Reil (Batteria). Devo dire che l’ingresso di questa sezione ritmica completamente rinnovata poteva essere un tantino problematica, spesso è un momento delicato. Invece si sono immediatamente integrati e hanno offerto una prova molto brillante. Ho apprezzato molto il lavoro dietro le pelli, che, per curiosità, è stato curato dal figlio di Jurgen “Ventor” Reil, lo storico batterista dei Kreator. E si sente…

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