KULK – Choosing To Die

Titolo: Choosing To Die
Autore: Kulk
Nazione: Regno Unito
Genere: Doom Metal
Anno: 2026
Etichetta: Church Road

Formazione:

Thom Longdin – Voce e chitarre
Jade Ashleigh Squires – Batteria e synth


Tracce:

01 – An Endless Knife
02 – We’re Worried About You
03 – Collapse
04 – Being Forgotten
05 – For Blood
06 – To Take Life
07 – The Saddest Holiday


Voto del redattore HMW: 7

Visualizzazioni post:64

Cosa si cerca, o meglio, cosa esprime il doom? Chi dice la catarsi, chi la disperazione, chi il muro di suono che ti schiaccia a terra, chi l’annichilimento. I Kulk, invece, scelgono la via più brutale: 26 minuti in cui ti guardano negli occhi e ti ricordano che siamo tutti “a un paio di brutte giornate dal peggio” . Choosing to Die più che un disco è un coltello affilato, una dichiarazione di resa e insieme un atto di sfida.

Il duo di Norwich – Thom alla chitarra e alla voce, Jade a batteria e synth – torna con un album che sembra scritto durante una tempesta emotiva e registrato mentre il mondo crollava a pochi metri dallo studio. Se il precedente It Gets Worse era un presagio, questo è la conferma che tutto peggiora davvero. I Kulk, però, ci godono nel raccontarcelo!

Il singolo “An Endless Knife” è il manifesto perfetto: un brano che parla della fine dell’illusione dell’invincibilità giovanile, del momento in cui capisci che le persone non sono pilastri eterni dell’universo ma fragili presenze che possono sparire in un soffio. Una presa di coscienza devastante, che non per questo rinuncia alla tenerezza: “ci ricorda di prenderci cura l’uno dell’altro”, dicono loro stessi . Ecco la contraddizione che mi hanno fatto vedere i Kulk così interessanti: amano con ferocia perché la tenera ferocia è l’unico linguaggio che riconoscono.

Il suono è un assalto rituale, in cui la band promette un live “energetico e caotico”. Il disco è esattamente questo: un rituale di rumore, una marcia funebre su amplificatori che sembrano sul punto di esplodere. Le sette tracce – da “We’re Worried About You” a “Our Last Walk” – formano un percorso che non concede tregua. È doom, sì, ma filtrato attraverso un’estetica abrasiva, quasi industriale, che non cerca la lentezza contemplativa e punta a nuocere.

Negli ultimi anni hanno condiviso il palco con Conan, Crowbar, Melt Banana, Big Brave e Portrayal of Guilt .

Non è un caso: i Kulk appartengono a quella stirpe di band che non cercano di piacere, ma di lasciare cicatrici. E il fatto che questo disco sia il loro debutto su Church Road Records la dice lunga: è una casa perfetta per chi vive nel lato più oscuro del rumore.

In definitiva, Choosing to Die è un album che non ti accompagna ma ti trascina. Non ti consola ma ti schiaccia. Non ti parla: ti urla addosso.

E in un panorama doom spesso troppo compiaciuto, i Kulk ricordano che la brutalità può essere un atto d’amore. Distorto, sanguinante, ma sincero. Ben fatto, ragazzi!

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