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A cinque anni da Holocene, i The Ocean, dopo uno stravolgimento della lineup, tornano con Solaris, un lavoro che prosegue il percorso evolutivo della band senza rinunciare a quella cifra stilistica che li ha resi una delle realtà più influenti del progressive post-metal contemporaneo. Il capolavoro di Tarkovskij aleggia infatti su tutto il nuovo lavoro del collettivo musicale tedesco, che ne recuperano temi e suggestioni per costruire un album incentrato su memoria, percezione e alienazione. Più che raccontare una storia, il collettivo utilizza il concept (liberamente ispirato al film del 1972) come cornice per un disco che guarda all’interiorità umana più che alla fantascienza.
La forza di Solaris risiede soprattutto nella scrittura. I The Ocean continuano a ragionare in termini di paesaggi sonori piuttosto che di singole canzoni, sviluppando trame musicali che mutano costantemente nel corso dei brani e che conferma l’allontanamento dai territori più aggressivi della discografia della formazione. La componente post-metal resta presente, ma viene spesso sacrificata in favore di atmosfere dilatate, elettronica discreta e una scrittura che privilegia la costruzione del paesaggio sonoro rispetto all’impatto immediato.
Il problema è che l’ambizione concettuale del disco non trova sempre un corrispettivo altrettanto efficace nelle canzoni. Le composizioni sono curate e ricche di dettagli, ma raramente sorprendono. I crescendo si sviluppano con la consueta perizia tecnica, senza però raggiungere quella forza emotiva che aveva reso memorabili lavori come Pelagial.
La produzione è probabilmente il punto di forza dell’album. Il suono è ampio, stratificato e valorizza ogni sfumatura degli arrangiamenti. Anche la sezione ritmica continua a distinguersi per eleganza e dinamismo, sostenendo brani complessi senza mai scivolare nell’ostentazione tecnica. Tuttavia, l’equilibrio formale che caratterizza il disco rischia talvolta di trasformarsi in freddezza.
Se esiste un limite, è probabilmente la scarsa immediatezza. Solaris non è un album che si concede al primo ascolto e richiede tempo per essere assimilato nella sua interezza. Tuttavia, proprio questa sua natura complessa e sfuggente rappresenta anche il principale punto di forza: ogni ascolto offre nuovi dettagli e nuove sfaccettature.
Con Solaris, i The Ocean confermano di essere molto più di una semplice band metal. Il collettivo tedesco continua a spingersi oltre i confini del genere, costruendo un’opera sofisticata e coinvolgente che privilegia la profondità alla facile fruizione. Un disco destinato a dividere chi cerca immediatezza, ma capace di conquistare chi ama perdersi nei dettagli e nelle sfumature della musica contemporanea più ambiziosa.



