HITTEN + Haunt – 07 ottobre 2026 – El Barrio, Torino


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Passion Is Not Over… Yet – European Tour 2026
Hitten – Haunt
El Barrio, Torino
07 ottobre 2026

Si prospetta una grande serata di heavy metal classico e hard rock. Direttamente dagli anni ottanta sbarcano a Torino, in un mercoledì di ottobre fresco e uggioso, due gruppi che portano in dote questi due generi musicali nella loro forma più sincera. La data infrasettimanale non è l’ideale per fare tardi, ma con l’inizio fissato per le ventuno e il termine per le ventitré e trenta, non ci possiamo lamentare. Il concerto si doveva svolgere allo Ziggy Club, ma vista la chiusura del locale, è stato spostato in un’altra location già nota ai metallari sabaudi, El Barrio. L’organizzazione è, però, sempre curata dallo Ziggy Club stesso che è riuscito a mantenere questa data e a regalarci così una serata di metal tradizionale con due band di grande livello come gli spagnoli Hitten e gli americani Haunt.

Al mio arrivo all’apertura delle porte siamo in pochissimi e questo mi avvilisce, ma, fortunatamente, nell’arco della serata è arrivata un po’ di gente a rincuorare me e soprattutto, chi ha organizzato. Non cosìtante persone, per carità, non sia mai che i “bugianen” torinesi affrontino questa enorme sforzo di uscire il mercoledì, ma almeno da salvare in maniera quasi dignitosa il colpo d’occhio.

In sintesi, pubblico poco numeroso e qui mi sovvengono dei pensieri liberi… se la metà di quelli che si sono dispiaciuti per la chiusura dello Ziggy Club si fossero presentati al live di stasera, forse ci sarebbe stato sold out. Ma si sa, con la tastiera tutti solidali, ma quando c’è da alzarsi dalla sedia diventa tutto più difficile. Forse venti euro per due gruppi stranieri sono troppi? Vabbè, mi arrendo. Ma, fortunatamente, non si sono arresi i gestori. Visto quanto fatto in passato e quanto stanno cercando di fare adesso e per il futuro, sono contento che, alla fine, abbiano risolto il problema trovando una nuova sede e contribuendo così a mantenere ancora viva la scena torinese. Grazie ragazzi.

Dopo questa parentesi, torniamo a noi e al live. Sonorità d’altri tempi. Potrebbe essere questo il titolo della serata. Alle ventuno e dieci, con un leggero ritardo, comincia il primo gruppo.

Sono in compagnia dell’amico redattore Fabio e ci piazziamo sotto al palco pronti a fotografare e riprendere il gruppo americano. Attesa finita e via, si inizia a scapocciare.

HAUNT

È la seconda volta che assisto ad un live degli Haunt. Sono americani, suonano heavy metal tradizionale e sono bravi. E questa sera ci hanno dato dimostrazione di come ci si adatta quando si presentano gli imprevisti.

La chitarra di Trevor ha dato problemi dal secondo pezzo e quindi ha dovuto fare a meno del suo strumento e si è improvvisato solo cantante per tutto il tempo. In una canzone ha smesso di funzionare il microfono e quindi ha “rubato” quello del bassista-corista (bella voce anche lui) Sammy, dividendolo con lui durante i cori. Ci mancava solo che si rompesse la patta dei pantaloni e si fosse dimenticato di indossare le mutande e i giochi erano fatti.

Ma, come anticipato, hanno superato tutte queste disavventure alla grande, con Trevor che ha ironizzato più volte sulla situazione, senza comunque perdersi mai d’animo. Anzi, si è rivelato pure un più che discreto frontman, muovendosi bene sul palco e con disinvoltura (ho sempre in mente il disagio di Hetfield senza chitarra al Freddy Mercury Tribute Concert).

La scaletta prende i brani da quasi tutti gli album e con “Mervenaries” e “It’s My Hands” si comincia subito con un bella spruzzata nell’etere di sano e onesto heavy metal. L’alchimia con il pubblico si è creata da subito, e, complici le ‘sfortunate serie di eventi” piombatogli addosso, il gruppo è stato preso da subito in “simpatia” da tutti i presenti.

Molto attivi sul palco con un Sammy in versione grillo “saltante” e con il nuovo chitarrista Fili che si destreggia molto bene con lo strumento anche quando rimane da solo a sobbarcarsi tutto il lavoro. Andres in rigorosa tenuta due pezzi, scarpe e pantaloncini, martella a più non posso. Preciso, duro e instancabile.

Il concerto finisce con “Setting Curse” e “Burst Into Flame”. Un pezzo nuovo e un classico sono l’ideale come commiato. La promozione a pieni voti se la sono meritata e questa volta li ho preferiti alla precedente. Più carichi e più coinvolgenti rispetto a due anni fa e con un piglio molto più “massiccio”, hanno lasciato un’ottima impressione.  Il nuovo disco è uscito da poco e un ascolto è d’obbligo.

E quindi mcomplimenti ai quattro americani e alla loro bella prova di carattere. Non hanno rivoluzionato il metal, ma lo sanno suonare con la giusta cognizione di causa e la giusta passione. Un inizio come si deve. Avercene di gruppi di questo livello come apertura. E avercene di gruppi come gli Haunt.

Scaletta Haunt
01. Mercenaries
02. It’s In My Hands
03. Hearts On Fire
04. Flashback
05. Sea Of Dreams
06. Mind Freeze
07. Windows Of Your Heart
08. Setting Course
09. Burst Into Flame

Formazione Haunt
Trevor William Church – Voce, Chitarra
Sammy Harman – Basso
Fili Bibiano – Chitarra
Andres Alejandro Saldate – Batteria

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HITTEN

Salgono sul palco gli Hitten. La band spagnola vanta alla voce l’italiano Alex Panza, che gioca in casa in quanto torinese. Cinque gli album da loro incisi nel corso della loro carriera e considerando che sono nati nel 2011, questo è già un bel risultato.

Ma il risultato sul palco va ogni mia aspettativa. Me ne avevano parlato un gran bene, ma questi sono assolutamente degli animali da live. Pazzesco quanto diano durante la loro performance.

Non me ne vogliate, ma non riesco a non incensarli. Mi hanno sconvolto. Grinta, presenza, esperienza, semplicemente mostruosi.

Il loro heavy/hard rock è già coinvolgente di suo, se poi ci mettiamo questi cinque musicisti, il risultato è assicurato.

“While Passion Lasts”, “Mr Know It All” e “Blood From A Stone” et voilà, tre pezzi sparati a bruciapelo con una carica di passione e divertimento che coinvolge tutti, ma proprio tutti i presenti.

Alex è il padrone di casa, introduce e presenta i pezzi, e ha una voce niente male. Perfettamente in linea con quanto richiesto dal genere in questione, è anche un ottimo frontman. Canotta e petto villoso bello in vista per un ritorno vintage ai cantanti anni ottanta. Grande Alex, voce perfetta.

“Synthetic Paradise” e “Lady Killer” sono la parte centrale e, nei limiti del possibile, più coinvolgente. E sì, perché questi due pezzi aumentano ancora di più la temperatura interna del locale e si inizia a cantare in coro con la band.

Di fronte a me ho avuto per quasi tutto il tempo il chitarrista Johnny Lorca. A parte la bravura tecnica, questo musicista è nato per stare su un palco. Come si diverte e coma fa divertire il pubblico sono due aspetti fondamentali della sua prestazione. Fuori di testa quanto basta, salta, corre, si agita, insomma, lo si può definire un chitarrista-performer.

Daniel è leggermente più pacato, ma proprio poco meno. Anche lui ha il suo bel da fare a suonare ed “agitarsi” nello stesso momento. Mentre Horacio è più tranquillo. Tecnicamente molto bravo, ma più contenuto nelle esternazioni.

I pezzi scorrono via che è un piacere, “Hold Up The Night” anticipa il duetto chitarristico di Daniel e Johnny in mezzo al pubblico, con il sottofondo ritmico di Horacio e del metronomo Willy Medina alla batteria. Unica nota negativa che mi permetto di fare è la presenza dell’edera finta sulla batteria. Non so se ci siano motivi particolari e personali di una certa importanza, ma nel caso non fosse così, ma solo per estetica, dico che è semplicemente inguardabile.

Alex richiede a gran voce la nostra partecipazione per l’ultimo pezzo e, non volendolo far sfigurare di fronte ai colleghi spagnoli, ci mettiamo il cuore per intonare il ritornello di “In The Heat Of The Night”, il pezzo conclusivo di questa bellissima serata.

Aggiungerei che sono un gruppo con la giusta dose di ispirazione dalla loro parte. Il che li rende abbastanza originali in un tipo di musica dove è facile cadere nella banalità e nell’emulazione eccessiva verso i maestri del passato.

Chi non era presente si può tranquillamente mangiare le mani. Noi che abbiamo vissuto questa avventura con la band, invece, ce le sfreghiamo per bene. Spero tornino presto.

Ragazzi, dal vivo gli Hitten sono una bomba!

Scaletta Hitten
01. Prelude To Passion
02. While Passion Lasts
03. Mr Know It All
04. Blood From A Stone
05. Meant To Be Mean
06. Hard Intentions (Secret Dancer)
07. Synthetic Paradise
08. Ladykiller
09. Flight To Freedom
10. Something To Hide
11. Twist Of Fate
12. Eyes Never Lie
13. Hold Up The Night
14. The Twin’s Solo
15. In The Heat Of The Night

Formazione Hitten
Alex Panza – Voce
Daniel “Dani” Meseguer – Chitarra
Johnny Lorca – Chitarra
Horacio “Mr. C” Rodríguez – Basso
Willy Medina – Batteria

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Concertone. Due gruppi con un’energia simile, una voglia di suonare e di divertirsi così in un unico evento, sono una manna dal cielo. Professionalità, tecnica, simpatia e disponibilità. Quattro aggettivi per descrivere quello a cui ho assistito.

Mi sono divertito parecchio e sono felice di aver presenziato a questa data. Non era mia intenzione fare il report, ma, per quanto mi sono piaciuti e per quanto possa servire, voglio contribuire a far conoscere queste band e far conoscere la loro caratura live.

Se in futuro dovessero capitare dalle vostre parti, andate a vederli. Vi garantisco che i soldi saranno spesi bene. Dalla Spagna gli Hitten, una forza della natura, e dagli Stati uniti gli Haunt, una band che… si adatta ad ogni situazione e problematica.

Il mio ritorno a casa è con le due band come sottofondo musicale. Li ho sempre ascoltati sporadicamente, ma ora credo che compariranno più sovente nel mio lettore. Il ricordo di questa serata mi accompagnerà per un po’.

Grazie agli Hitten e agli Haunt. E, soprattutto, un grandissimo grazie allo Ziggy Club. 

 

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