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I berlinesi Space Chaser tornano con il loro quarto album dal titolo Razorblade Bay. Orfani del loro cantante storico Siegfried Rudzynski, che ha abbandonato il progetto nel 2023, i nostri tedesconi non si sono persi d’animo e hanno affidato al buon chitarrista Leo Schacht il compito di occuparsi anche di questo nuovo ruolo.
Il gruppo si è formato nel 2011 e, sebbene non si possano propriamente definire “prolifici”, tutti i loro lavori sono comunque di un buon livello.
L’attesa di cinque anni dal loro precedente Give Us Life ne è valsa la pena, e, anche se non siamo a quel livello (personalmente lo reputo il miglior disco degli Space Chaser), Razorblade Bay si può considerare un ottimo punto di ripartenza dopo la defezione di Siegfried. Leo tutto sommato riesce a sostituirlo degnamente, anche se Rudzynski aveva, ovviamente, doti vocali superiori.
Trentadue minuti di puro entusiasmo, riff con la giusta dose di cattiveria e un bel sano thrash metal per un disco che sprigiona energia e voglia di headbanging in quantità industriale.
Razorblade Bay è un lavoro che non rivoluziona i canoni del metal, che non si inventa niente di nuovo, ma che si fa ascoltare con quel gusto retrò e quel tocco di orecchiabilità che ti fa ricordare praticamente tutti i brani e ti fa venire voglia di canticchiarli con annessa air guitar a gambe larghe per tutta la giornata.
Interessante la doppia versione della title track. Quella iniziale è un esercizio thrash/speed ben riuscito che apre con veemenza animalesca il disco e mette in luce la vena più aggressiva e festaiola della band. La versione che chiude l’album, invece, è più cadenzata e offre una parte più tecnica e “pesante” del loro suono. Dal vivo non ho dubbi su quale sceglieranno di proporre.
La copertina mi ha subito catapultato negli incubi di John Connor del primo Terminator. Non verrà mai esposta al Louvre, ma ha un tocco anni ottanta che mi ha colpito e fatto sorridere. Ma sì, un po’ di onesta ignoranza va sempre bene.
“Mind Meltin Machine”, “We Are The Night” e “No Gods, No Dawn” son il tris d’assi che si giocano subito. Thrash e speed sparati immediatamente in cassa senza tanti abbellimenti o ammennicoli piacioni. Tre pezzi da cantare e pogare. Punto. Con “We are The Night” che si porta a casa il titolo di “headbanging del giorno”. Ri-punto e stavolta pure accapo.
Non fatevi ingannare dal titolo. “8 minutes” ha una durata di appena due minuti e qualcosa. I pezzi si assestano sui tre minuti (a parte due suite di “ben ben” quattro minuti…) e la parte più scanzonata dei quattro musicisti viene fuori in modo evidente e divertente. Bel pezzo tirato dal suono massiccio e compatto. “We Bow To None” e “Blade Serpents” fanno viaggiare il thrash su un territorio quasi groove che aumenta l’intensità adrenalitica e obbliga l’ascoltatore a scapocciare all’infinito. Un male al collo ben gradito.
E se i due pezzi precedenti hanno qualche contaminazione “moderna”, con “The Coffin” si ritorna al thrash duro e puro, vecchia maniera, un distillato limpido di un genere che ancora oggi, nonostante tutto, riesce a sopravvivere alle varie trasformazioni che il “progresso musicale” impone.
Quanto mi e ci piace il thrash!!!
Con tutti i cambiamenti importanti che hanno dovuto affrontare, incluso il cambio di etichetta dalla Metal Blade alla Testimony Records, possiamo tranquillamente affermare che il gruppo teutonico ha fatto bene a non demordere e a continuare a produrre la propria musica. Davanti alle avversità hanno saputo reinventarsi e dimostrare una coesione che ha permesso loro di tirare fuori dal cilindro la parte più “spavalda”, quella che ha permesso loro di regalarci un disco di tutto rispetto.
Thrash e speed, insieme, per me è sempre un piacere ascoltare lavori di questo genere e di questo livello. È gratificante sentire quanto ancora abbiano da dire nonostante tutto, ed è un piacere passare una mezzoretta in loro compagnia.
Se ti piace il thrash, ti piacerà Razorblade Bay e ti piaceranno gli Space Chaser. Nessun dubbio. Tri-punto e stavolta basta.



