DIMMU BORGIR + BEHEMOTH + Dark Funeral – 13 ottobre 2026 – Alcatraz, Milano


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In League With Satan – Evropa 2026
DIMMU BORGIR – BEHEMOTH – Dark Funeral
Alcatraz, Milano
13 ottobre 2026

 

Il black metal è di scena all’Alcatraz di Milano con tre band che rispondono al nome di Dimmu Borgir, Behemoth e Dark Funeral. Beh, direi che se ti piace questo genere, mancare ad una data del genere è pura eresia. Possiamo discutere sulle loro produzioni, ma non sui live. Dite pure quello che volete, del genere “e, sai, non vengo perché non sono più quelli dell’inizio” (il tipo più esperto), “e, sai, io li ho visti quando meritava vederli” (il tipo più vissuto), “e, sai, me li vado a vedere all’estero perché qui in Italia non fanno usare i fuochi al chiuso” (il tipo più furbo), e intanto, chi era presene ha assistito ad una grande spettacolo e ad una grande prestazione da parte di tutti i gruppi in cartellone. E mi raccomando, chi ha tutta questa gran voglia di farci sapere a tutti i costi le sopracitate inutili, superflue e ripetitive opinioni, se ne resti pure a casa a commentare che noi stiamo più comodi.

Ma a giudicare dall’alto numero di presenti, così comodi non lo siamo stati. Fortunatamente, aggiungerei, perché quanto offerto da queste storiche band merita una cornice di pubblico degna, come quella che è stata martedì 13 ottobre. Un pubblico accorso numeroso al richiamo del black e al fascino di ritrovarsi di fronte a tre mostri sacri della musica estrema.

Il tour vede la partecipazione in veste di co-headliner i Dimmu Borgir e i Behemoth (ho scoperto che i norvegesi saranno gli ultimi leggendo l’orario poche ore prima, ero convinto fossero i polacchi a chiudere) che si alterneranno nelle vesti di headliner di giornata, e i Dark Funeral come ospiti. Avere come ospiti un gruppo del genere credo sia un lusso da leccarsi le dita dei piedi.

E, non potendo mancare all’appuntamento, insieme al mio fido compagno di concerti Piero, partiamo da Torino entusiasti, carichi come si deve e con in dote un ritardo di un’ora rispetto al solito orario previsto per le trasferte a Milano. Ma, miracolo dei miracoli, non abbiamo trovato coda. È stato quasi commovente arrivare diritti senza imprecare, senza sbattere i pugni sul volante dal nervoso e senza insultare l’auto davanti perché “non si muove”.

Abbiamo perfino fatto in tempo a mangiare, come sempre, un panino seduti sulle scale davanti a un palazzo adibito ad uffici, non sia mai avere un po’ di eleganza, e siamo entrati nel locale alle diciotto e quaranta anche lì senza praticamente trovare nessuno davanti. Mi sembrava di essere troppo fortunato, quindi ho controllato di non aver perso portafoglio, chiavi della macchina e smartphone. Tutto a posto, meglio così.

La scenografia dei Dark Funeral ci accoglie e di gente ce n’è già parecchia, quindi ci avviciniamo al palco per poter assistere da vicino all’evento. Manca poco. Addirittura con cinque minuti di anticipo si spengono le luci e parte l’intro della band svedese.

Dai che ci siamo!

DARK FUNERAL

Sapendo che i Dark Funeral hanno solo mezz’ora a disposizione, fare l’intro più corta no, eh. Ci siamo mangiati quasi una canzone, cribbio!

E questo passi, ma quello che non passa, invece, è il volume generale troppo basso e il suono delle prime due canzoni, quindi quasi metà scaletta, troppo impastato. Li ha salvati il fatto che, essendo una band con una presenza scenica impressionante, un aura mistica spaventosamente coinvolgente e un’esperienza mista a bravura fenomenale, il loro guadagnato e meritato rispetto a prescindere abbia fatto passare in secondo piano questi problemi che è, comunque, giusto far presente.

Loro, poi, sono stati grandiosi e questo non si discute. Si respira un’entità maligna che pervade e coinvolge tutti. Tutti.

Da subito parte un delirio generale che, come citato nella mia breve e poco interessante introduzione, raramente ho assistito per un gruppo d’apertura. Sempre che si possa parlare di gruppo d’apertura. Perché, giustamente, loro devono essere considerati ospiti d’eccezione per un evento altrettanto eccezionale.

Avendo solo cinque brani a disposizione non era così facile scegliere una scaletta adeguata, ma il gruppo svedese è riuscito a riassumere il proprio essere in modo perfetto. Le canzoni rappresentano il loro percorso, la loro storia, il loro essere black metal e la loro magnificenza. Poco da dire, questi cinque musicisti non si possono e non si devono discutere.

Come non provare forti emozioni davanti ad una “The Arrival o Satan’s Empire” o davanri a “Let The Devil In”. Mi pare pure superfluo scriverlo e descriverlo.

Heljamard, Lord Ahriman, Chaq Mol, Adra-Melek e Jalommah sono cinque artisti che ci credono ancora veramente tanto in quello che fanno, suonano e rappresentano. Non è un particolare da poco. E noi lo sappiamo e per questo non li ringrazieremo mai abbastanza.

Il pezzo finale, “Where Shadows Forever Reign”, chiude il rito e lascia una piacevole sensazione di soddisfazione per aver avuto l’onore di assistere a un concerto dei Dark Funeral, ma lascia anche un leggero retrogusto amaro per la breve durata di soli trenta minuti. Ora ci vorrebbe altro che un cribbio.

Tutto bello, ma non vedo l’ora di rivederli in un tour loro. Tutto loro.

Scaletta Dark Funeral

01. Unchain My Soul
02. The Arrival Of Satan’s Empire
03. The Secrets Of The Black Arts
04. Let The Devil In
05. Where Shadows Forever Reign

Formazione Dark Funeral
Lord Ahriman – Chitarra
Chaq Mol – Chitarra
Heljarmadr – Voce
Adra-Melek – Basso
Jalomaah – Batteria

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BEHEMOTH

Le ultime uscite discografiche dei Behemoth non mi piacciono. E per ultime intendo una cerchia abbastanza ampia. Non mi dicono più nulla e quel poco che mi dicono sarebbe meglio che non me lo dicessero proprio. Ma qui non stiamo commentando un nuovo singolo o un nuovo album, no, qui stiamo commentando un loro concerto. E Nergal può risultare simpatico o insopportabile, arrogante o supponente, o tutte e due insieme, o anche tutte e tre e quattro (con me ad esempio ha fatto bingo), ma dal vivo non si può rimanere indifferenti alla sua carica devastante e al suo carisma. Non si è fermato un attimo, interpretativo, coinvolgente e totalizzante, Nergal è un artista che sa giocarsi le sue carte sempre e comunque quando si tratta di soddisfare le richieste fameliche del suo pubblico. Un personaggio che sul palco è un artista che dà tutto.

Purtroppo, con la voce, ha dato già tutto. Cosa voglio dire? Fatica e non poco, meglio di tanti altri, ma anche peggio di altrettanti altri. Ma anche qui, con l’esperienza, con la presenza e con il suo modo di fare di fronte ad una platea bramosa di vederlo, riesce a sopperire a questo problema.

I suoni sono decisamente superiori a quanto sentito con il gruppo precedente e fin da subito sentiamo la differenza. Suoni più puliti e volumi più metal. E che diamine, siamo mica in piazza a Ferrara, alziamo l’audio e facciamo ascoltare per bene la musica dei Behemoth. Un’ora a disposizione, facciamola come si deve.

Si abbassa il telone dopo una intro con annesso solito inquietante e disturbante video, e via, i quattro polacchi ci si parano davanti in tutta la loro blasfemica determinazione.

La scaletta guarda più al presente, pazienza, ma la forza distruttiva dei quattro artisti non fa rimpiangere questa scelta. “Daimonos”, “Ora Pro Nobis Lucifer” e “Thy Becoming Eternal” tanto per cominciare e tanto per gradire. E per gradire ancora meglio, “The Shit Ov God”. Primo momento di apoteosi.

Seth alla chitarra si sobbarca il grosso del lavoro, e lo fa molto bene, e  Orion al basso è la solita montagna rocciosa che sevizia e tormenta il suo strumento dispensando sguardi e occhiate di pura ferocia e cattiveria. Ad un certo punto scende sulle transenne quasi a catapultarsi in mezzo al pubblico. Ben fatto, Orion, ben fatto.

Il loro rituale malefico continua con “Conquer All” e “Blow You Trumpets Gabriel” e “I, Scvlptor”, prima di arrivare a “Ov Fire And The Void”. Secondo momento di apoteosi.

Inferno è il solito mostro. Non so come altro descriverlo. Avvolto da una batteria tentacolare e scenica, fa il suo lavoro con una spontaneità innaturale. Si sente la perfetta coesione tra i quattro elemnti e, complice una scenografia di tutto rispetto, siamo di fronte a un livello live che rispecchia la dimensione che ormai ha raggiunto oggi questo gruppo.

Ultimi brani e chiusura con “O Father O Satan O Sun!”, immancabile, e apoteosi finale con ovazione sentita e doverosa.

Continuerò a non ascoltare o, meglio, ad ascoltare poco, le loro recenti produzioni, ma ogni volta che ne avrò l’occasione, andrò sicuramente a vedere I Behemoth dal vivo. Senza se, senza ma e senza ov.

Scaletta Behemot
01. Daimonos
02. Ora Pro Nobis Lucifer
03. Thy Becoming Eternal
04. The Shit Ov God
05. Conquer All
06. Blow Your Trumpets Gabriel
07. I, Scvlptor
08. Ov Fire And The Void
09. To Drown The Svn In Wine
10. Bartzabel
11. The Shadow Elite
12. Chant For Eschaton 2000
13. O Father O Satan O Sun!

Formazione Behemot
Nergal – Voce, Chitarra
Inferno – Batteria
Orion – Basso
Seth – Chitarra

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DIMMU BORGIR

E come se non bastasse, ora è il momento dei Dimmu Borgir. Dopo aver ascoltato le due versioni di black metal date dai gruppi precedenti, tocca alla band norvegese reggere il passo e deliziarci con la sua variante sinfonica in questa serata a forti tinte nere e oscure (che fantasia ragazzi).

Sono passati più di trent’anni dal loro esordio e di quei musicisti che avevano dato il via a questo progetto estremo e innovativo sono rimasti il solo Shagrath alla voce e Silenoz alla chitarra. Ad accompagnarli un gruppo di musicisti che li segue da quasi una decina d’anni, Daray alla batteria, Gerlioz alle tastiere, Victor al basso e l’ultimo arrivato Damage, nuovo innesto di quest’anno.

Il classico telone davanti al palco aumenta la curiosità e la voglia dei presenti e, dopo qualche minuto di ritardo, cala il sipario e i musicisti norvegesi iniziano il loro spettacolo.

A loro sono affezionato per motivi personali e anagrafici, non li seguo più come prima perché anche loro hanno avuto un calo qualitativo nel tempo, ma vederli dal vivo è sempre un piacere.

Anche se, questa volta, non è che abbiano proprio iniziato con il botto. I primi tre pezzi , “Ulvgjeld & Blodsodel “, “Mourning Palace” e “Kings Of The Carnival Creation “ hanno fatto fatica a scaldare il pubblico, ma dopo questo momento di rodaggio, l’alchimia si è finalmente creata ed è venuta fuori tutta l’anima di questo storico e fondamentale gruppo. Gli animi si sono accesi e le seguenti “Council Of Wolves And Snakes” e “As Seen In The Unseen” hanno finalmente fatto scattare la scintilla e da lì in poi è stato un totale godimento di black metal solenne e di classe.

“Ascent” e “Reptile” hanno evidenziato lo stato di grazia e la voglia di stare ancora davanti ai loro adoranti devoti. Ottimi i suoni e scenografia imponente per un’ora e un quarto di culto e venerazione verso i sei musicisti norvegesi.

Il nuovo chitarrista Damage si è inserito perfettamente nei meccanismi del gruppo. Nota di merito a Gerlioz e le sue tastiere. Non è da me elogiare tale strumento, ma il suo suono si sentiva benissimo e ha creato quella giusta atmosfera imponente e maestosa per tutta la durata del live.

Con il trittico “The Serpentine Offering”,  “Puritania” e “Gateways” scardinano le ultime resistenze prima del due pezzi finali. Un omaggio ai Venom e in particolare a Chronos con la cover di “In League With Satan” e la partecipazione di Nergal alla voce (a quanto ho capito sarà una costante del tour con i cantanti invertiti a seconda dell’headliner di serata), e quel “Progenies Of The Great Apocalypse”  che tanto mi folgorò all’uscita dell’album Death Cult Armageddon nel lontano 2003.

Una bella prova in crescendo che ha confermato la loro caratura e, dopo otto anni di assenza dal nostro paese, non potevamo chiedere di più.

Spererei che il loro ritorno non sia fissato fra otto anni, nel 2034. Uno perché sarò ancora più vecchio di adesso e di parecchio e due perché visto l’affetto che il pubblico ha dimostrato verso i Dimmu Borgir in questa occasione, direi che la platea italica si  merita una calata dalle nostre parti non troppo lontana nel tempo.

Scaletta Dimmu Borgir
01. Ulvgjeld & Blodsodel
02. Mourning Palace
03. Kings Of The Carnival Creation
04. Council Of Wolves And Snakes
05. As Seen In The Unseen
06. Ascent
07. Reptile
08. The Serpentine Offering
09. Puritania
10. Gateways
11. In League With Satan (Venom cover with Nergal)
12. Progenies Of The Great Apocalypse

Formazione Dimmu Borgir
Shagrath – Voce
Silenoz – Chitarra
Daray – Batteria
Gerlioz – Tastiere
Victor Brandt – Basso
Damage – Chitarra

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Dopo aver raggiunto e salutato Davide ed Elisa, altri due redattori di Heavy Metal Webzine, veniamo come sempre gentilmente invitati ad uscire dal locale dalla sicurezza che inizia a far defluire la gente con il nastro biancorosso da “Csi-Scena del crimine”. Prima di diventare protagonisti di quella scena, provvediamo ad incamminarci anche noi verso le porte.

Sono le ventitrè e dieci, non mi sembra vero, tre gruppi e già tutto finito. Così si fa, si finisce presto e si va a nanna altrettanto presto  (per quanto possibile) che domani si lavora. Banco del merch con t-shirt vendute a quarantacinque euro e felpe, invece, vendute in cambio di un rene sano possibilmente di un astemio da almeno dieci anni. Boh, mi sembra folle tutto ciò.

In ogni caso usciamo soddisfatti, ma a mani vuote, e sempre con l’amico Piero ripartiamo per il viaggio di ritorno cercando di fare una classifica delle prestazioni di giornata. Questa volta rimaniamo generici, o meglio, sono tutti vincitori. Tutte le band hanno dato il meglio e, chi per un motivo, chi per un altro, ci hanno fatto emozionare. I Dimmu Borgir li conosco da quando sono usciti con il loro primo EP, da quando un mio compagno di squadra mi portò il cd e me li fece ascoltare per la prima volta e quindi ci sono particolarmente affezionato, i Behemot hanno Nergal e Inferno sul palco, direi che questo è già più che sufficiente e quindi nient’altro da aggiungere vostro onore, e i Dark Funeral sono una sorta di istituzione da cui non si può prescindere, amen.

Questi sono concerti da ricordare. Sono sicuro che tutti noi presenti ce lo ricorderemo per parecchio tempo.

Grazie a Davide e Piero per le foto. Sperate che siano sempre presenti, altrimenti tornerete a vedere quelle che faccio io con il mio smartphone e le sue “magistrali” e “mirabolanti” funzioni.

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