TONY IOMMI – From The Dark

Titolo: From The Dark
Autore: Tony Iommi
Nazione: Inghilterra
Genere: Heavy Metal
Anno: 2026
Etichetta: BMG

Formazione:

Tony Iommi – Chitarre
Jørn Lande – Voce
Becky Baldwin – Basso
Karl Brazil – Batteria


Tracce:

01 . Over The Violent Sun
02 . Black Times
03 . World Alone
04 . Beyond The Dead
05 .  Stormwatcher
06 . Death Wake  (feat. Brian May)
07 . Return Of The Arbalist
08 . Legacy


Voto del redattore HMW: 8/10

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Da quando il mondo ha dovuto dire addio a Ozzy Osbourne, quel maledetto luglio del 2025, un vuoto enorme si è piazzato nello stomaco di tutti noi. Il cerchio magico si è chiuso per sempre e, diciamoci la verità, dopo quel commovente show d’addio a Birmingham e la successiva scomparsa del Principe delle Tenebre, pensavamo che anche per Tony Iommi fosse arrivato il momento di appendere la chitarra al chiodo.

E invece no.

Alla soglia dei suoi ottant’anni, il padrino del metal ha preso la sua fidata SG, ha guardato in faccia il dolore per la perdita dell’amico di una vita e ha deciso che l’unico modo per onorare quella storia fosse continuare a far tremare gli amplificatori.

Diciamoci la verità: quando una leggenda assoluta come Tony Iommi annuncia un nuovo album solista alla soglia degli ottant’anni, un minimo di ansia da prestazione ti viene sempre. Ti chiedi se sarà la solita operazione nostalgia, un compitino pulito per far felici i vecchi fan dei Black Sabbath o, peggio ancora, un disco stanco.

Invece, la bella sorpresa di From The Dark è che è un album vivo, seppur classico. La mossa vincente di Iommi è stata quella di circondarsi delle persone giuste per dare una spinta ritmica pazzesca ai pezzi: Becky Baldwin, notata da Iommi per le sue cover dei Sabbath che pubblica online oltre ad aver suonato come turnista con i Mercyful Fate al basso.

Karl Brazil uno dei più importanti e versatili session drummer del Regno Unito con una carriera ventennale di tour mondiali alle spalle di artisti di rilievo non necessariamente del mondo heavy alla batteria.

Ma è la scelta di Jørn Lande alla voce che, inutile dirlo ha un  curriculum prestigioso e lunghissimo, a completare il tutto in modo perfetto.

Jørn ha quel timbro epico e graffiante che inevitabilmente fa pensare a Ronnie James Dio, e questo dà a tutto il disco un’atmosfera molto vicina a quella degli Heaven and Hell o di album storici come Dehumanizer.

Certo, il paragone con i giganti del passato è pesante e a volte si sente che Jørn cerca di calcare un po’ troppo la mano per stare al passo con quei fantasmi, ma il suo lavoro lo fa alla grande su ogni traccia con una potenza e un’estensione vocale che lasciano a bocca aperta.

Il disco è esattamente quello che speri di sentire quando schiacci play: una sfilata di riff monolitici, lenti, cupi e pesantissimi. Iommi, chiaramente, non ha nessuna intenzione o bisogno di reinventare qualcosa o di inseguire le mode moderne, e fa benissimo.

“Over The Violent Sun” presenta un riff iniziale epico e maestoso che ricorda i tempi migliori con Ronnie James Dio. La voce di Jørn Lande qui graffia ed emoziona, mettendo subito in chiaro che l’album fa sul serio. “Stormwatcher” ha una linearità pazzesca: è una traccia potente, drammatica e avvolgente, capace di trascinarti dentro la sua storia dall’inizio alla fine.

Il singolo “World Alone” fa capire che il tocco del maestro è ancora intatto, alternando quella tipica oscurità metallica ad assoli rock and roll elegantissimi, che puntano tutto sull’espressività e sulla melodia. La produzione è moderna e pulita, forse fin troppo in certi passaggi dove un suono leggermente più grezzo avrebbe aiutato, comunque sia è il pezzo che ti si pianta in testa al primo ascolto.

“Death Wake” forse il momento più emozionante e speciale del disco. L’incontro tra l’oscurità della chitarra di Tony e il tocco magico, quasi lirico dell’ospite Brian May, che non ha certo bisogno di presentazioni, crea un contrasto meraviglioso dove potenza e melodia si unisco in modo perfetto.

“Legacy” è pesante, solenne e quasi ipnotica in puro stile Iommi con i suo sette minuti, chiude l’album in modo perfetto.

Se dobbiamo trovare un difetto a From The Dark, sta proprio nella sua prevedibilità. Per i puristi heavy metal da tutta la vita, non ci sarà nulla che vi farà gridare al miracolo e diversi passaggi sembreranno soluzioni già sentite mille volte nella discografia ‘iommiana’.

Ma alla fine, ha davvero senso cercare l’innovazione qui? From The Dark non è nato per riscrivere qualcosa di nuovo, ma per ribadire che l’uomo che ha inventato i riff heavy ha ancora voglia di divertirsi con la sua chitarra.

È un album suonato con il cuore e con una classe infinita. Godetevi il viaggio, perché il vecchio Tony è tornato.

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