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Gli italiani Frozen Crown continuano a testa alta nella loro strada verso il successo con questo sesto lavoro in studio dal titolo The Legend of the Six Kings, pubblicato da Napalm Records.
Il sestetto lombardo Frozen Crown ormai si è instaurato come una delle punte di diamante del power italiano di questo decennio, grazie ad una forte presenza nei live internazionali, vedi l’ultimo tour di supporto ai Kamelot, sia grazie ad una produzione discografica davvero intensa: sei album in otto anni.
Il passo da Scarlet Records a Napalm ha segnato anche un’apertura ad orizzonti più lontani, ma se il precedente Warhearts del 2024 aveva colto nel segno, questo nuovo The Legend Of The Six Kings sembra essere leggermente sotto la media cui ci ha abituato la band guidata dal chitarrista Federico Mondelli, ma rappresentata dalla cantante Giada Etro.
Il power metal fa da padrone dall’inizio alla fine, allungando i suoi tentacoli incorporando qua e la da altre influenze dai Children Of Bodom in “Winter Hearts”, alle sfuriate death metal nella traccia che da il titolo a “The Legend Of The Six Kings”.
L’apertura è secca e netta, “Lightning In The Sky” parte subito con un tempo veloce di stampo power metal che più classico non si può, con un’ottima sezione solista delle tre chitarre, ma che sfrutta male la voce della cantante Giada, spingendola a sforzare nelle parti più acute, in cui anche su disco sembra non essere a suo agio.
Discorso diverso per “Who Wants To Burn In Heaven”, singolo correlato di un potente videoclip, che si sviluppa su un tempo medio molto heavy classico, con un ritornello corale di impatto. Alcune influenze del power moderno alla Sabaton sono abbastanza evidenti, ma nel suo complesso, compreso lo stacco sinfonico centrale e la parte ritmicamente più thrash, la canzone resta più che godibile, sicuramente pensata per il live, così come è chiaramente un inno da cantare con il pubblico la seguente “Reborn”. Armonie di chitarre e ritmo semplice si apre su un ritornello armonicamente banalissimo ma che è strutturato per far cantare il pubblico con il coretto monovocalico, mentre si sfruttano appieno le potenzialità delle tre chitarre soliste, soprattutto la nuova arrivata Aleksandra Lioness Stamenković, entrata nel 2025 dopo la fuoriuscita della giovane Sheena Bellomo.
Altro singolo dotato di video con estetica alla Signore degli Anelli, simile ai precedenti, “The One” si presenta come un brano power metal puro, epico, compatto e dotato di un ritornello potente e memorizzabile. Qui Giada offre una grande prestazione, pienamente in controllo di tutta l’atmosfera e con una grinta notevole, sempre nei registri puliti. Anche in questo brano Alessia Lanzone, Aleksandra Stamenković e Federico Mondelli registrano una bella sintonia con le tre chitarre, con parti soliste intrecciate e armonizzate, ma va giustamente segnalata la buona prova del giovane batterista Niso Tomasini, ormai al terzo album dei Frozen Crown e sempre più a suo agio dietro i fusti.
In Scaletta ora c’è una cover: “Iris” dei Goo Goo Dolls di cui non voglio neanche parlare perché può vincere il premio per lo skip dell’anno. Riarrangiata male e totalmente fuori contesto, scelta inspiegabile della band.
Abbiamo citato in apertura “Winter Hearts”, ibrido stilistico fra Children Of Bodom e Sonata Arctica per le scelte armoniche. Veloce e strutturato su un tappeto di doppia cassa veloce, riesce bene nell’alternanza del growl di Mondelli con la voce pulita della cantante. Negli ascolti successivi guadagna punti e si pone come un ottimo brano nel contesto dell’album.
Stesso discorso per “River Of Time”, che riesce forse a risultare la miglior produzione di questo The Legend Of The Six Kings. Brano potente, power ma che sa alternare i tempi e le atmosfere, con un’ottima Giada Etro che interpreta benissimo i testi. Sia chiaro che non c’è nulla di nuovo a livello compositivo, anzi su questo brano ricordano per certi versi i connazionali Ancient Bards, ma tutto sommato riesce a colpire come dovrebbe.
“Through The Fire” soffre degli stessi problemi del primo brano, sebbene sia costruito su una struttura più heavy classica che power, ma anche qui la voce di Giada è troppo tirata, mentre spiccano di nuovo le chitarre soliste. La canzone è semplice e diretta anche se sembra quasi un riempitivo.
“To The Stars” rallenta leggermente il tiro mantenendo le ritmiche pesante e aggressive, esplodendo in un ritornello di facile presa. Brano probabilmente pensato per tirare il fiato in sede live, ma che nel contesto suona bene e si lascia ascoltare.
A chiudere la traccia nominale del disco, “The Legend Of The Six Kings” che apre in growl e blast beat, lasciando il dubbio di essere passati ad un altro disco, non fosse altro per la coerenza produttiva. Salvano le armonie di chitarre e le parti estreme di batteria che in alcuni frangenti hanno richiamato alla memoria certe scelte stilistiche dei magnifici Bal-Sagoth.
Per concludere la band italiana sta macinando successi dietro l’altro, parallelamente ad un’intensa attività live di supporto a grandi band come i Kamelot. La spinta che Napalm Records può dare è ampia, ma sicuramente Mondelli e Giada Etro sono riusciti a costruire una fan base notevole e con lavoro costante hanno portato il nome dei Frozen Crown in giro per il mondo, e con loro anche il rispetto per il tricolore nella scena metal internazionale, questo gli va dato atto. Per tutti gli appassionati del power metal moderno patinato con voce femminile questo The Legend Of The Six Kings può regalare qualche sorpresa.



